Le stelle inglesi potrebbero non andare alle Olimpiadi 2028: “Il Seven continua a spararsi sui piedi”

Mike Friday, leggenda del rugby a 7 britannico, ce l'ha sia con i vertici del 7s sia con le federazioni britanniche: "Così continueremo a dipendere solo dalla gallina dalle uova d'oro del Mondiale a XV"

Le stelle inglesi potrebbero non andare alle Olimpiadi 2028:

Le stelle inglesi potrebbero non andare alle Olimpiadi 2028: "Il Seven continua a spararsi sui piedi" (ph. Sebastiano Pessina)

Sembrava esserci un progetto chiaro: portare 5 stelle inglesi nella Nazionale della Gran Bretagna alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 per provare a conquistare la medaglia d’oro e ripetere quanto fatto dalla Francia a Parigi con Antoine Dupont. Le stelle “prescelte” erano Henry Pollock, Marcus Smith, Tommy Freeman, Henry Arundell e Noah Caluori. Il problema è che la Gran Bretagna non si è ancora qualificata, dopo la riduzione a sole 8 squadre delle SVNS World Rugby Sevens Series e l’esclusione della nazionale britannica dalla prima divisione. E quindi rischia di non qualificarsi, e di conseguenza di non portare i suoi campioni a Los Angeles.

Non è ancora detta l’ultima parola, e la Gran Bretagna può ancora conquistare l’accesso tramite il percorso di qualificazione, ma per Mike Friday, leggenda del Rugby Seven ed ex c.t. di Inghilterra e USA nonché General Manager dei London City 7s – il club che ha lanciato Noah Caluori – il problema sta a monte: “Le World Series continuano a spararsi sui piedi. Stanno proteggendo le prime otto a discapito delle nazioni in via di sviluppo, invece di creare opportunità per tutti”.

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Friday insiste sulle possibili conseguenze della riduzione a 8 squadre dei primo livello Seven: “Questo divario continuerà ad aumentare, e ciò renderà il Rugby Seven meno competitivo e meno attraente anche per coloro che vi partecipano. E a quel punto si inizierà a mettere in dubbio anche i programmi di Seven a tempo pieno delle squadre”.

“Penso che ci sia una mancanza di visione e leadership da parte dei vertici di World Rugby Sevens” prosegue Friday: “Penso che ci sia ignoranza, o una scarsa comprensione, di quanto il Seven possa aiutare concretamente i giocatori che praticano questo sport, e questo prima ancora di parlare della capacità di attrarre nuovo pubblico, di cui il rugby ha bisogno se vogliamo garantirgli un futuro duraturo. Quella crescita si otterrà soltanto attraverso il mondo del Seven, non attraverso una popolazione sempre più anziana che segue il rugby a 15”

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Friday però non ce l’ha solo con i vertici del Sevens, ma anche con la Gran Bretagna: “Con il modo in cui la Gran Bretagna Seven sta operando in questo momento rischia di non qualificarsi ai Giochi Olimpici. È una situazione triste per una nazione rugbistica storica, che ha la più grande competizione scolastica di Seven al mondo e una ricchezza di talento rugbistico così grande, non abbracciare il Seven come parte del proprio percorso di sviluppo dei giocatori”.

“Dobbiamo trovare il modo di garantire che le Sevens Series, al vertice della piramide, siano innovative, abbiano un futuro duraturo, prosperino e ci permettano di raggiungere nuovi spettatori, portando nuovi pubblici anche verso il rugby a 15. Il Seven ha la garanzia di essere disciplina olimpica solo fino al 2032, quindi abbiamo sei anni per rimettere le cose a posto” ha poi proseguito.

Friday poi aggiunge: “Il Seven è un pilastro fondamentale per lo sviluppo dello sport, se guardiamo a come funziona nel sistema scolastico, per esempio nel Regno Unito, dove nel primo trimestre si gioca a 15 e nel secondo a Seven.

“Tutti i grandi giocatori che poi hanno rappresentato l’Inghilterra parlano del Seven come di una parte fondamentale del loro sviluppo, che ha permesso loro di raggiungere ciò che poi hanno raggiunto nel rugby a 15″ spiega Friday, e in effetti Anthony Watson, ex stella dell’Inghilterra e dei Lions, ha aggiunto: “Il Seven è un gioco in cui le tue abilità fondamentali vengono immediatamente messe a nudo. Se non sai passare il pallone efficacemente a 10 metri sia con la mano destra sia con la sinistra, non arriverai ad alto livello nel Seven. Lo stesso vale per i placcaggi. Hai situazioni di uno contro uno con cinque metri di spazio su entrambi i lati. Se sei un difensore debole vieni subito smascherato. Far giocare le persone a Seven mette in evidenza le abilità che devono sviluppare”.

Conclude poi Friday: “Abbiamo comunque bisogno di una fiorente World 7s Series, con una competizione credibile per 12 o 16 Paesi sia nel maschile sia nel femminile, per attirare nuovi pubblici e nuovi investimenti. Altrimenti il rugby dipenderà completamente dalla gallina dalle uova d’oro della Coppa del Mondo di rugby a 15. Il mio appello è questo: guardate, capisco perfettamente che ci sono risorse limitate. Ma dobbiamo essere innovativi, commerciali, creativi. Creiamo alcune leghe commerciali che ci permettano di generare investimenti, così da assicurarci di avere una squadra britannica sufficientemente competitiva da poter fare una buona figura. La Francia ha mostrato ciò che è possibile fare, sia per quello che ha realizzato a Parigi, sia per il modo in cui ha costruito il proprio campionato francese, la Supersevens League, e per come lavora per creare una nazionale France 7s competitiva nelle World Series”.

 

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