Wallabies e la nuova identità: l’Australia è pronta per sfidare le migliori?

Quattro vittorie consecutive hanno rilanciato i Wallabies, ma il gioco australiano è sempre più affidato agli avanti.

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Wallabies e la nuova identità: l’Australia è pronta per sfidare le migliori? - ph. S Pessina

I Wallabies sono in crescita. Quattro vittorie consecutive, una striscia che l’Australia non riusciva a mettere insieme dal 2021, hanno dato fiducia alla squadra di Les Kiss, ma a poco più di un anno dalla Rugby World Cup 2027, che si giocherà proprio in casa, iniziano a emergere interrogativi sulla direzione che sta prendendo la squadra.

Dopo sette Test disputati nel 2026, l’Australia sembra infatti aver assunto un’identità diversa da quella tradizionalmente associata ai Wallabies. Il gioco è sempre più fisico, diretto e orientato sugli avanti, con caratteristiche che ricordano per certi versi quelle degli Springboks. La domanda, però, è se questo sistema possa funzionare allo stesso modo quando dall’altra parte ci saranno le migliori squadre del mondo.

Il 73% delle mete arriva dagli avanti

I numeri raccontano piuttosto chiaramente questa trasformazione. Delle 34 mete realizzate dai Wallabies nel 2026, ben 25 sono arrivate dagli avanti: il 73% del totale. Anche nella vittoria per 27-21 contro l’Argentina a Jujuy, tre delle quattro mete australiane sono state segnate da giocatori del pacchetto.

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Gli avanti sono inoltre i principali portatori di palla. Contro i Pumas, Rob Valetini ha portato avanti ben 17 palloni e Tom Hooper 14, mentre i tre giocatori immediatamente successivi nella classifica sono stati ancora degli avanti. Il primo trequarti è stato Hunter Paisami, con nove palloni portati.

Il confronto con gli All Blacks è significativo: i quattro migliori ball-carrier neozelandesi nella sconfitta per 33-26 contro il Sudafrica erano tutti trequarti, con Quinn Tupaea a 14 carries, Will Jordan e Jordie Barrett a 13 e Leroy Carter a 12. Anche tre delle quattro mete della Nuova Zelanda sono state segnate da giocatori dei trequarti.

Wallabies: il problema degli spazi per i trequarti

Finora il sistema ha funzionato, anche grazie a un pacchetto di mischia che si sta dimostrando particolarmente efficace. Il lavoro dello scrum coach John Ulugia e del tecnico della rimessa laterale Tom Donnelly ha dato solidità al set-piece australiano, ma resta da capire se gli stessi meccanismi potranno produrre gli stessi risultati contro Springboks e All Blacks.

È qui che Les Kiss dovrà intervenire. L’allenatore australiano aveva indicato la difesa come una delle priorità iniziali del proprio lavoro dopo il passaggio di consegne con Joe Schmidt, e dopo tre partite la sensazione è che anche l’attacco sia ancora in fase di costruzione. Lo stesso Kiss ha definito la prestazione contro l’Argentina “clunky”, ovvero poco fluida.

Henry e Jorgensen, quanto spazio resta ai trequarti?

Uno dei segnali più evidenti riguarda proprio il coinvolgimento dei trequarti. Nel primo Test disputato in Argentina Isaac Henry ha avuto pochissimi palloni a disposizione, mentre anche le ali sono state coinvolte molto meno rispetto agli avanti.

Il dato riguarda anche Max Jorgensen, considerato uno dei talenti più interessanti del rugby australiano. Un sistema nel quale il possesso viene gestito prevalentemente attraverso il pacchetto rischia inevitabilmente di limitare l’impatto dei giocatori più esplosivi della linea arretrata, soprattutto quando il livello degli avversari salirà.

Wallabies, Kiss deve costruire una rosa profonda

Un altro tema importante per il nuovo allenatore è la profondità. Kiss ha spiegato di voler costruire una squadra abbastanza competitiva da poter contare, idealmente, su due giocatori affidabili per ogni posizione. In realtà, secondo l’analisi australiana, in alcuni ruoli servirà ancora più profondità, soprattutto in prima linea, in seconda linea, in mediana e all’apertura.

La situazione della mediana è particolarmente indicativa. Quando Ryan Lonergan è uscito nel secondo tempo contro l’Argentina, il rendimento dei Wallabies è calato sensibilmente. Tate McDermott non ha ancora ritrovato la sua forma migliore dopo il lungo stop per l’infortunio al tendine del ginocchio e Kiss potrebbe quindi valutare di dare una seconda presenza internazionale a Kalani Thomas.

Gordon davanti a tutti all’apertura

Anche al numero 10 la gerarchia sembra abbastanza chiara. Carter Gordon ha mostrato di essere il principale playmaker della squadra, mentre Ben Donaldson e Declan Meredith devono ancora dimostrare di poter rappresentare alternative altrettanto affidabili.

Per Kiss, però, non mancano i segnali positivi. Josh Canham sta beneficiando delle maggiori responsabilità ricevute nel 2026, Jeremy Williams si sta confermando un elemento energico in seconda linea e il reparto dei flanker offre diverse possibilità. Anche sulle ali le opzioni non mancano, sebbene nessuno dei giocatori disponibili sembri, al momento, avere caratteristiche tali da entrare in una ipotetica selezione mondiale.

Wallabies: il prossimo test può chiarire il progetto di Kiss

La seconda sfida contro l’Argentina potrebbe quindi rappresentare un passaggio importante nel percorso verso il Mondiale del prossimo anno. Non soltanto per il risultato, ma anche perché potrebbe aiutare Kiss a definire ulteriormente le proprie idee soprattutto nella composizione del reparto dei centri.

I Wallabies sono in crescita e i risultati lo dimostrano. Ma con la Rugby World Cup 2027 sempre più vicina, la questione non sarà soltanto continuare a vincere: sarà capire quale Australia vuole presentarsi al Mondiale di casa e se l’attuale rugby fatto di fisicità e dominio degli avanti sarà sufficiente anche contro le migliori nazionali del pianeta.

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