Erasmus: “I grandi cambiamenti devono finire”, ora gli Springboks verso una squadra più stabile
Il successo in Argentina ha dato al tecnico sudafricano risposte importanti, ma con gli All Blacks sarà il momento di ridurre il turnover
Erasmus: “I grandi cambiamenti devono finire”, ora gli Springboks verso una squadra più stabile - ph. S. Pessina
I grandi cambiamenti stanno per finire. È questo il messaggio lanciato da Rassie Erasmus dopo la sofferta vittoria per 17-10 degli Springboks sull’Argentina a Buenos Aires. Il ct sudafricano ha utilizzato il test contro i Pumas per dare spazio a numerosi giocatori reduci da infortuni o da lunghi periodi lontani dal rugby internazionale, ma ora, con l’avvicinarsi della sfida contro la Nuova Zelanda nella Rugby’s Greatest Rivalry, il tempo delle continue rotazioni sembra essere arrivato alla conclusione.
Erasmus: una vittoria sofferta, ma utile
Il risultato ha soddisfatto Erasmus più della prestazione. Il Sudafrica ha faticato soprattutto in attacco, lasciando spesso il possesso agli avversari e senza riuscire a costruire pressione con continuità. Dall’altra parte, però, la difesa ha retto fino alla fine, concedendo soltanto 10 punti nonostante la spinta del pubblico di Buenos Aires.
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“Non siamo contenti della prestazione, ma siamo contenti del coraggio che abbiamo mostrato”, ha spiegato Erasmus. Secondo il tecnico, proprio la capacità di restare dentro una partita complicata e di gestire la pressione finale rappresenta uno degli aspetti più importanti emersi dal test. Il ct ha sottolineato inoltre come il Sudafrica non abbia brillato, ma sia riuscito comunque a portare a casa una partita nella quale l’Argentina ha avuto più volte l’inerzia dalla propria parte.
Il peso delle tante rotazioni
Le difficoltà mostrate dagli Springboks non sono arrivate inaspettate. Erasmus aveva cambiato profondamente la formazione, inserendo diversi giocatori che avevano avuto pochissimo minutaggio nelle precedenti sei o sette settimane. “Con sette, otto giocatori che avevano giocato quasi nessun minuto nelle ultime sei, sette settimane, pensavo che sarebbe stato un po’ disarticolato”, ha ammesso il tecnico.
La situazione ha riguardato soprattutto il reparto arretrato, con diversi giocatori rientrati dopo problemi fisici. Sacha Feinberg-Mngomezulu, Ethan Hooker, Canan Moodie, Morne van den Berg e Andre Esterhuizen erano infatti reduci da periodi di assenza differenti e, secondo Erasmus, era inevitabile che mancasse ancora un certo livello di intesa.
“La cosa più importante è l’attacco, che dobbiamo sistemare”, ha spiegato, ricordando in particolare che alcuni giocatori non scendevano in campo da mesi, mentre altri erano stati recentemente lontani dall’attività.
Ora arriva la Rugby’s Greatest Rivalry
La fase della sperimentazione, però, è destinata a ridursi. Con l’inizio della Rugby’s Greatest Rivalry contro gli All Blacks, Erasmus ha infatti anticipato l’intenzione di affidarsi a una squadra più stabile.
“Quando arriveremo alla Greatest Rivalry, inizieremo a stabilizzare le squadre, più o meno con lo stesso tipo di formazione, e non cambieremo così tanto perché è una nuova competizione”, ha dichiarato. Il passaggio è significativo: dopo una serie di test utilizzati anche per valutare giocatori e recuperare elementi importanti, il Sudafrica si prepara ora ad affrontare una sfida nella quale continuità e automatismi avranno un peso maggiore.
Erasmus: la difesa decisiva a Buenos Aires
Se l’attacco ha lasciato ancora qualcosa da sistemare, Erasmus ha invece promosso la prova difensiva. È stata proprio la capacità di resistere nel finale a permettere agli Springboks di conservare il vantaggio e chiudere il match. “Penso che oggi sia stata la nostra difesa a vincere la partita”, ha detto il tecnico, aggiungendo che l’attacco potrà migliorare con il tempo e con il ritorno alla piena disponibilità dei giocatori.
Il ct ha anche sottolineato il valore di una partita giocata in un ambiente particolarmente caldo, con il pubblico argentino capace di spingere i Pumas fino agli ultimi minuti. Per Erasmus, riuscire a mantenere la calma in una situazione simile rappresenta una lezione preziosa in vista degli appuntamenti più importanti.
Un test utile in vista dei momenti decisivi
Erasmus ha infine individuato proprio nella gestione della pressione uno dei principali aspetti positivi della serata. Anche un eventuale pareggio, ha spiegato, avrebbe comunque permesso agli Springboks di imparare qualcosa sulla capacità di “grind out a win”, ovvero trovare il modo di vincere una partita difficile.
“È un’opportunità per giocare partite importanti con risultati ravvicinati, come in Coppa del Mondo”, ha concluso il tecnico. La vittoria di Buenos Aires, dunque, non ha cancellato le difficoltà mostrate dagli Springboks. Ma ha fornito a Erasmus un’ultima occasione per sperimentare prima che, con la sfida alla Nuova Zelanda ormai all’orizzonte, le rotazioni lascino spazio a una formazione più definita.
Erasmus: Etzebeth torna ai suoi livelli, buoni segnali dai rientranti
Tra i rientri più importanti c’è stato quello di Eben Etzebeth, alla prima presenza con gli Springboks dallo scorso novembre e autore di una prestazione da 80 minuti. Il seconda linea ha così portato a 142 il record di presenze con la maglia del Sudafrica.
Erasmus ha particolarmente apprezzato la sua prova, sottolineando la fisicità mostrata dal veterano, la qualità dei suoi avanzamenti e il lavoro difensivo. “Abbiamo rivisto il vecchio Eben in partita. È stato fisico, ha portato bene la palla e ha difeso bene”, ha detto il ct, che ha evidenziato anche il placcaggio particolarmente duro su Faustino Sánchez Valarolo.
Positivo anche il ritorno di Lood de Jager, sebbene il seconda linea abbia inevitabilmente accusato la fatica dopo un’assenza di quasi un anno. Erasmus ha spiegato che il giocatore è stato molto fisico nei primi 25-30 minuti, prima di risentire del ritmo della partita.
Tra gli altri rientranti, Sacha Feinberg-Mngomezulu ha avuto l’opportunità di ritrovare il campo dopo un lungo stop, ma il mediano d’apertura è apparso ancora poco preciso e ha accusato la stanchezza. Anche Morné van den Berg ha ritrovato minutaggio, in condizioni rese più complicate dal forte vento, che ha reso difficile la gestione dei calci dalla base del ruck.
Erasmus ha infine promosso anche i ritorni di Canan Moodie ed Ethan Hooker, entrambi giudicati positivamente dopo il periodo lontano dal campo. Anche per loro, dunque, il test di Buenos Aires ha rappresentato un passaggio importante in vista della Rugby’s Greatest Rivalry.