Una squadra altalenante, i guizzi di Falchetto e la tegola Luisato: 5 riflessioni su Nuova Zelanda-Italia U20
Il match con i Baby Blacks ha evidenziato ancora una volta le difficoltà degli Azzurrini ad esprimere tutte le loro potenzialità e la necessità di crescere soprattutto a livello mentale
Una squadra altalenante, i guizzi di Falchetto e la tegola Luisato: 5 riflessioni su Nuova Zelanda-Italia U20 (ph. World Rugby)
Finora non è stato il Mondiale che l’Italia under 20 sperava. Al netto della vittoria sul Giappone, gli Azzurrini pagano tantissimo la sconfitta con la Scozia, che di fatto ha poi reso tutta la fase a gironi in salita, fino alla netta sconfitta contro la Nuova Zelanda per 45-15 che lascia l’amaro in bocca soprattutto per com’è arrivata. Nel primo tempo la squadra di Andrea Di Giandomenico aveva dato l’impressione di avere diverse armi a disposizione per mettere in difficoltà i Baby Blacks, ma il problema è stato sempre lo stesso: troppi errori di esecuzioni, ai quali si sono aggiunti dei cali di concentrazione non “da Italia”, come quello che ha regalato in maniera troppo facile la seconda meta alla Nuova Zelanda, quella che di fatto ha spaccato una partita fino a quel momento alla pari.
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Mondiale under 20: 5 riflessioni su Nuova Zelanda-Italia
Difesa – L’Italia continua a concedere punti troppo facilmente: sono 108 in 3 partite, davvero troppi per potersi giocare un piazzamento di prestigio. Tante di queste mete sono arrivate da placcaggi sbagliati, linebreaks concessi troppo facilmente ed errori di posizionamento, tutte cose che sembravano essere state risolte lungo il Sei Nazioni. Se a questo, poi, si aggiungono dei clamorosi cali di concentrazione – vedasi la dormita sulla seconda meta neozelandese, con gli Azzurrini fermi dopo l’in avanti di Andretti e Lewai che ringrazia e vola in mezzo ai pali. È il segnale di una squadra ancora tanto altalenante, come dimostra anche il body language di alcuni ragazzi, quasi rassegnato a una partita che stava andando per il verso sbagliato, senza l’idea di poterla raddrizzare.
Giacomo Falchetto – È sicuramente il trequarti più completo e dotato di intelligenza tattica del gruppo. Sa leggere benissimo l’azione (quello di oggi non è il primo intercetto della sua avventura in U20), sa attaccare gli spazi e ha delle ottime linee di corsa: se Andretti fosse riuscito a dargli quel pallone nel primo tempo dopo il break, forse staremmo parlando di un’altra partita. D’altro canto, dovrà imparare a non forzare sempre la giocata, come accaduto in alcune occasioni in cui ha buttato via dei palloni da gestire con più calma. Fatto sta che siamo di fronte a un giocatore dalle potenzialità enormi, considerando che è nato a giugno del 2008 e ha quindi compiuto da poco 18 anni.
Tegola Luisato – Falchetto e Luisato si sono cercati tantissimo in queste partite, e quando si sono trovati – al netto dei soliti errori di handling – hanno fatto sfracelli. L’ala del Benetton, però, si è infortunato nel finale del match con i Baby Blacks, e questa è la notizia peggiore possibile, anche più della sconfitta in sé. Perché Luisato ha segnato in ogni partita giocata dai test pre-Mondiale fino ad oggi: praticamente con lui in campo si partiva con 5 punti in più. La speranza è che non sia nulla di grave (anche se le immagini non lasciano presagire nulla di buono), prima di tutto per lui, che di infortuni nonostante i soli 19 anni ne ha già avuti tanti, e poi anche per l’Italia.
Errori – 18 palle perse. Tante, troppe, anche considerando che 4 arrivano da Mattia Andretti, che col Giappone era stato il migliore e che oggi invece ha fatto molta più fatica, tendendo a strafare quando non necessario. Il gioco dell’Italia vive di situazioni di gioco rotto, di break cercati anche con forza e di imprevedibilità, ma è un gioco che necessità di un’esecuzione sempre al 100%, perché non ammette errori. Quando funziona, come contro il Giappone, contro il Galles al Sei Nazioni e anche come a tratti contro la Scozia all’esordio Mondiale, gli avversari vanno in crisi perché gli Azzurri a quel punto mettono in campo delle situazioni troppo destrutturate da poter essere difese, ma quando non funziona l’Italia non ha ancora un piano B da poter usare, anche perché come sempre la collisione è troppo altalenante. Ok i soliti Casarin e Opoku, ma manca un avanzamento costante che consenta di fare la differenza anche quando le cose non girano.
Mischia – E da qui si arriva all’ultimo punto: una mischia che ha sofferto troppo in queste partita. Contro i Baby Blacks la percentuale è stata impietosa: 50% di mischie vinte. Praticamente un calcio di punizione ogni 2. Paradossalmente, la miglior mischia dell’Italia coincide con una meta dei Baby Blacks: al 56′ gli Azzurrini riescono a far arretrare visibilmente la prima linea avversaria, ma quando Sinton riesce a fatica a tirar fuori il pallone e a servirlo a Norrie, il numero 10 neozelandese si trova di fronte un’autostrada per poter andare a segno direttamente da metà campo. Ancora una volta, alti e bassi: ed è un peccato, perché questa squadra ha potenzialità più grandi di quanto dicano i risultati, ma deve ancora crescere tanto, soprattutto di testa.
Francesco Palma