Il mismatch fisico, la mischia e i 2008: 5 riflessioni su Italia-Giappone U20

Gli Azzurrini si riprendono dalla sconfitta all'esordio e vincono una partita cruciale col Giappone, che rimette in carreggiata il loro Mondiale

italia u20 v giappone ai mondiali 2026 ph. World Rugby

Il mismatch fisico, la mischia e i 2008: 5 riflessioni su Italia-Giappone U20 - ph. World Rugby

Gli Azzurrini all’AIA Arena di Kutaisi non deludono le aspettative: per rimettere subito in carreggiata il Mondiale Under 20 dell’Italia serviva una vittoria con bonus sul Giappone. Questa è arrivata e, dopo la sconfitta con doppio bonus all’esordio contro la Scozia, la formazione di Andrea Di Giandomenico supera il Giappone per 41-25 nella seconda giornata del Junior World Championship 2026. È un successo fondamentale per la classifica del girone, arrivato grazie alla superiorità fisica e individuale degli Azzurrini sugli avversari e ad alcune prestazioni sopra le righe. Ma c’è anche qualcosa da migliorare: ecco le nostre cinque riflessioni sul match Italia-Giappone U20.

Leggi qui la cronaca e il tabellino di Italia-Giappone U20

Junior World Championship U20: 5 riflessioni su Italia-Giappone

Mismatch fisico: seppur con poco possesso palla (solo il 35%), l’Italia ha fatto 10 linebreaks contro i 3 del Giappone, 359 metri dopo il contatto contro 247, conquistato 5 turnover contro 0. E poi non si è risparmiata al placcaggio (223 fatti coll’84% di efficienza, rispetto ai 79 avversari con meno del 70%) e ha fatto perdere più volte ai nipponici il controllo del pallone al contatto. Numeri che confermano come la vittoria gli Azzurrini l’abbiano costruita quando sono riusciti ad esprimere la loro maggiore fisicità e tecnica nel gioco aperto.

Disciplina e difesa: come si era già notato contro la Scozia, la disciplina resta un problema per gli Azzurrini. Solo nel primo tempo hanno commesso 10 falli contro i 3 del Giappone, poi nella ripresa ne hanno aggiunti altri 7 (sempre 3 quelli nipponici) che sono costati anche due gialli. I penalty concessi sono arrivati prevalentemente per placcaggio alto e fuorigioco; considerando lo scarso possesso palla avuto dall’Italia è naturale che la possibilità di commettere questo tipo di fallo aumenta, ma il numero resta notevole. Con tanti penalty a favore il Giappone ha avuto gioco facile ad entrare più volte nei 22 dell’Italia. Qui però ha trovato pane per i suoi denti: quando la situazione si è fatta dura gli Azzurrini hanno spesso alzato un bel muro difensivo e, al contatto, fatto perdere l’ovale ai giovani Brave Blossoms.

Fasi statiche: dopo la disciplina l’altro elemento di gioco dove gli Azzurrini sono andati in difficoltà, forse in maniera più inaspettata, è stata la mischia chiusa. Se nell’uno contro uno (come detto) gli Azzurrini si sono dimostrati fisicamente e tecnicamente più forti, in un sistema che funziona solo in collettivo, come naturalmente è la mischia, questa differenza non si è vista. Anzi, tra tecnica e un po’ di malizia, sono stati i giovani nipponici ad imporsi in questo fondamentale, mettendo più volte in crisi sia la prima linea titolare azzurra, sia quella subentrata. D’altra parte, però, la touche del Giappone è stata più che traballante e, quelle volte che è riuscita a costruire una maul, è sempre stata efficacemente contrastata dall’Italia.

I 2008: se alcune cose non hanno funzionato bene, o avrebbero potuto funzionare un po’ meglio, non bisogna comunque dimenticare che l’Italia (dopo la sconfitta di misura con la Scozia) si è ritrovata a giocare col Giappone una partita già decisiva per le sorti del Mondiale. Non era quindi facile gestire la tensione e le aspettative. Nel complesso tanti Azzurrini hanno performato bene, e tra tutti hanno destato l’attenzione i due più giovani: Mattia Andretti e Giacomo Falchetto. Entrambi classe 2008, ed entrambi ancora minorenni, sono partiti titolari e hanno giocato molto bene. Il mediano di mischia Andretti, che aveva già esordito giocando un bella fetta di partita con la Scozia, è stato solido in regia e positivo al piede (4/5 le trasformazioni, bene al 48′ con la chiamata del mark a fermare un contrattacco avversario e successiva gran pedata). Il centro Falchetto, che era presente in panchina con la Scozia ma non è entrato in campo, stavolta ha potuto prendersi tutto e con gli interessi: la meta segnata al 38′ è solo la ciliegina su una torta fatta da 80 minuti giocati, ben 24 placcaggi chiusi su 25, 2 linebreaks e un provvidenziale tenuto alto al 54′, quando l’Italia era in inferiorità numerica sul 24-11 (e quindi era ancora tutto in bilico).

“Dinamite” Dinarte: non si può non dedicare una delle riflessioni di Italia-Giappone U20 alla stupenda cavalcata di Ettore Dinarte (che potete rivedere qui negli highlights della partita). Al 58′, su pallone perso dalla touche giapponese nei 22 azzurri, il tallonatore si avventa sull’ovale, con una giravolta si libera del primo avversario e poi corre, corre per 90 metri fino alla linea di meta senza farsi rimontare da nessuno, permettendosi di segnare in tuffo. Un’azione favorita dall’essere appena entrato, ma che resta stupenda. Come la dinamite, però, Dinarte rischia di fare qualche danno “collaterale”, come successo pochi minuti dopo per il giallo rimediato per placcaggio alto (ma c’è da dire che il contatto alto è arrivato perché l’avversario era placcato da un altro giocatore). Ma la sua corsa è quello che resta e, come anche la meta di rapina di Nikolaj Varotto al 73′, in generale segnala stavolta i minori sprechi offensivi degli Azzurrini, capaci di mettere a referto 5.1 punti ad ogni ingresso nei 22 avversari.

Matteo Salmoiraghi


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