Nations Championship, All Blacks brillanti e imperfetti, Galles redivivo e Sudafrica sopra tutti: cosa ci lascia il primo turno
I top e i flop di una giornata d'esordio che non ha deluso le aspettative
Nations Championship, All Blacks brillanti e imperfetti, Galles redivivo e Sudafrica sopra tutti: cosa ci lascia il primo turno
Il primo turno del Nations Championship ha fornito immediatamente indicazioni interessanti. La nuova competizione pensata da World Rugby è iniziata con partite adrenaliniche, risultati inattesi e diversi segnali da leggere in prospettiva RWC 2027. Su un tema, però, non ci sono dubbi: il Sudafrica resta la squadra di riferimento del rugby mondiale.
Nel mix delle sei partite emerge anche l’affermazione della Nuova Zelanda, capace di vincere un match tutt’altro che scontato, mentre la Francia esce sconfitta ma porta a casa buone vibrazioni. Stesso destino per l’Australia, battuta con onore da un’Irlanda molto matura. Poco da salvare invece per l’Italia, che inciampa in modo brusco a Tokyo.
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All Blacks-Francia, sfida da cuori forti: tanti errori, ma quanto talento
La copertina, come detto, se la prende inevitabilmente il Sudafrica. Gli Springboks hanno battuto nettamente l’Inghilterra 45-21 all’Ellis Park, confermando ancora una volta di essere la squadra più completa di tutte.
Anche senza alcuni pezzi da novanta come Eben Etzebeth e Siya Kolisi, la formazione di Rassie Erasmus ha dato la solita impressione di potenza totale, lasciando le briciole a un XV della Rosa che esce ridimensionato dal remake della semifinale mondiale del 2023. Un pacchetto dominante, grande efficacia nel gioco aereo (Damian Willemse semplicemente eccezionale) e la capacità di trovare colpi individuali con giocatori come Cheslin Kolbe: il Sudafrica continua a sembrare una macchina costruita per vincere.
Dietro agli Springboks fa notizia la vittoria della Nuova Zelanda, capace di imbrigliare a dovere la squadra più forte dell’emisfero nord. Gli All Blacks hanno superato la Francia 34-32 a Christchurch, nella prima partita del nuovo corso tecnico di Dave Rennie, anche se hanno dovuto soffrire fino all’ultimo per avere ragione di un XV francese privo dei finalisti del Top 14.
I neozelandesi hanno mostrato grande qualità offensiva, anche grazie a una mediana ispirata composta dai registi degli Hurricanes, Roigard e Love. Qualche crepa difensiva però si è vista e la gestione dei momenti cruciali non è sempre stata impeccabile. Brillanti sì, ma ancora imperfetti per insidiare il primato dei Boks. La Francia, pur sconfitta, può uscire dal campo con più di una certezza. Senza diversi titolari, i Bleus hanno tenuto testa agli All Blacks in trasferta, raccogliendo due punti di bonus e regalando spettacolo a più riprese.
La coppia del Bordeaux Lucu-Jalibert ha risposto agli avversari impartendo ordine e qualità, Marko Gazzotti può tranquillamente stare a questo livello con il peso della maglia numero 8 sulle spalle, e la difesa ha retto l’urto, anche se il rendimento della squadra quando è senza palla resta uno dei cantieri principali verso la Rugby World Cup.
In ogni caso, i Bleus continuano a essere una formazione difficilissima da contenere sul piano della creatività. Merito anche di un triangolo allargato che ha ritrovato l’opportunismo di Penaud e può costruire pericoli in ogni momento con Spring e Attissogbé.
Galles e Scozia: buonissima la prima
Tra le sorprese positive c’è sicuramente il Galles. La vittoria contro le Fiji a Cardiff, 39-24, pesa molto nel ranking e nel morale. Dopo mesi complicati e un Sei Nazioni chiuso in crescendo a fronte di una fase iniziale sofferta, i gallesi hanno trovato una prestazione rassicurante contro un avversario tutt’altro che morbido, strappando un successo accompagnato da 5 punti in classifica e la fiducia di chi sa che ogni piccolo obiettivo raggiunto è un passo in avanti verso il ritorno ai vecchi splendori.
La crisi strutturale del movimento è forse ancora lontana dall’essere risolta. Intanto, però, gli uomini di Steve Tandy hanno imparato a vincere le partite, affidandosi a leader silenziosi e concreti come Jac Morgan, Dewi Lake e Dan Edwards.
Molto meno incoraggiante, invece, l’esordio dell’Italia. La sconfitta 27-10 contro il Giappone è stata pesante soprattutto per il modo in cui è arrivata. Gli Azzurri, dopo le buone sensazioni lasciate dal Sei Nazioni, sono apparsi scarichi, imprecisi e dominati negli impatti. Il Giappone ha giocato con più ritmo, più energia e maggiore lucidità, firmando una vittoria sorprendente sulla carta ma assolutamente meritata per quanto visto in campo. Per la squadra di Gonzalo Quesada è un passo indietro netto, da assorbire in fretta prima della sfida con gli All Blacks.
E poi ci sono Australia e Scozia. I Wallabies hanno perso contro l’Irlanda 33-31 dopo aver avuto in mano la partita e anche il calcio della vittoria a tempo scaduto. Peraltro, la sfortuna continua a inseguire Ben Donaldson, lo stesso calciatore che nel 2022 sbagliò a Firenze il piazzato della possibile vittoria contro l’Italia. I Wallabies devono comunque leccarsi le ferite a causa di una sconfitta dolorosa, seppur non priva di segnali positivi. La squadra di Joe Schmidt è sembrata più competitiva, sicuramente più coriacea sul piano fisico rispetto agli ultimi match del 2025 e ormai vicina al livello richiesto per tornare nel novero delle grandi.
La Scozia, invece, ha vinto in Argentina 47-38 e ha certificato quanto di buono si era visto nel Sei Nazioni. La qualità offensiva della squadra di Gregor Townsend è ormai una costante: quando la linea veloce decide di esplorare la larghezza del campo, contenere gli angoli di corsa di Sione Tuipulotu e compagni diventa dura per qualsiasi squadra al mondo.
In più, il coach scozzese può brindare alla resilienza del gruppo, rimasto perfettamente in controllo nonostante l’assenza di alcuni veterani come Finn Russell, Huw Jones e Duhan van der Merwe. Poco da salvare invece per i Pumas di Felipe Contepomi, il cui unico merito è di non aver mollato fino al raggiungimento del bonus difensivo nel secondo tempo. Al netto del punticino in graduatoria, la squadra argentina è apparsa troppo morbida in difesa per sperare di contenere le accelerazioni di Rowe, Steyn e Hutchinson.
Nations Championship: inizio col botto
Il primo turno si chiude con un equilibrio quasi perfetto tra Nord e Sud: tre vittorie per parte. Sabato 11 luglio si giocherà la seconda giornata, e non è detto che molte delle certezze emerse nel primo round non vengano completamente ribaltate. Del resto, l’imprevedibilità è ormai diventata una delle costanti del rugby moderno.
Valerio Bardi