Glasgow: Franco Smith lamenta la mancanza di profondità della rosa a causa del limite degli stranieri

"È positivo avere diversi internazionali nella squadra, ma non si riposano durante il Sei Nazioni. In 23 continuano a giocare e tornano con un carico di fatica enorme" ha detto il tecnico

Scozia: allontanate le voci su Franco Smith. Attenzione però alla Calcutta Cup

Glasgow: Franco Smith lamenta la mancanza di profondità della rosa a causa del limite degli stranieri (ph. Sebastiano Pessina)

Dopo la netta sconfitta per 54-12 ad Ellis Park contro i Lions, Franco Smith non ha nascosto la sua delusione, anche se i suoi Glasgow Warriors continuano a rimanere primi in classifica con 4 punti di vantaggio sugli Stormers, avversari dello scontro diretto del 25 aprile. Il tecnico sudafricano, in particolare, ha parlato della difficoltà di dover gestire un gruppo che di fatto non riposa mai, perché impegnato anche con la Scozia nel Sei Nazioni e nei test match.

Non è la prima volta che Smith lamenta la mancanza di profondità della rosa. Già la scorsa estate si era detto deluso dalla decisione della Federazione Scozzese di non rinnovare il contratto al terza linea sudafricano Henco Venter, che voleva rimanere a Glasgow ma non gli è stato offerto un rinnovo perché la Federazione voleva limitare il numero di stranieri nelle franchigie.

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“È stato un periodo di 22 settimane di rugby estremamente intenso. È positivo avere diversi internazionali nella squadra, ma non si riposano durante il Sei Nazioni. In 23 continuano a giocare e tornano con un carico fisico e mentale enorme” ha detto Smith: “Negli ultimi due anni è sempre stato difficile da gestire fino ai play-off”.

Il tecnico ha poi spiegato perché, secondo lui, le franchigie sudafricane sono così forti pur non avendo in realtà tantissimi Springboks in rosa, poiché molti dei titolari di Rassie Erasmus giocano all’estero e perché la concorrenza è altissima: “Le squadre sudafricane hanno molti giocatori di livello internazionale che però non vengono convocati, e quindi sono disponibili per i club”.

Facendo l’esempio proprio dei Lions, Smith spiega: “Penso che in generale ci siano uno o due giocatori nel pacchetto degli avanti che magari non soddisfano i requisiti fisici per gli Springboks, ma giocano un rugby di qualità, sono ottimi atleti, coprono bene il campo e il tipo di gioco che praticano qui si adatta perfettamente a loro. Ciò che rende i Lions una squadra molto forte, ed è lo stesso per Bulls e Sharks, è che hanno giocatori simili agli Springboks, ma che non sono Springboks. Sono i giocatori più preziosi: quelli abbastanza forti per esserlo, ma che non lo sono, e fanno la differenza a livello di club”.

“Penso che la forza dei Lions sia proprio questa: hanno tanti giocatori pronti per giocare con il Sudafrica, ma che non vengono selezionati, e questo li rende una squadra di club così forte. C’è differenza tra le nostre seconde scelte internazionali è quelle del Sudafrica” ha proseguito il tecnico.

Le precedenti dichiarazioni

Non è la prima volta che Franco Smith torna sull’argomento. Lo scorso giugno, dopo la cessione di Venter e la decisione della Federazione Scozzese di limitare il numero di stranieri, era stato durissimo: “È deludente perdere i giocatori stranieri, hanno dato valore. In primo luogo per aiutarci a vincere. Non era l’unico fattore, ma è importante anche per far crescere i giovani. Puoi mettere i giovani in campo solo se la squadra vince e non c’è troppa pressione su di loro”.

“Avere più stranieri ci permette di concedere agli internazionali scozzesi un weekend libero in più durante la stagione, o di non farli giocare se hanno piccoli acciacchi” aveva aggiunto Smith: “Possiamo dare loro più tempo per recuperare, soprattutto con un calendario così fitto. Ovviamente è una direttiva che ha le sue ragioni e le sue spiegazioni. Faremo del nostro meglio nonostante la perdita di alcuni giocatori di qualità che avevamo. Sarebbe stato fantastico poter trattenere tutti. Si tratta semplicemente di un approccio diverso. Per ora, la situazione è questa”.

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