Benetton e Zebre, cosa è andato storto?

Entrambe le squadre hanno avuto grossi problemi di gestione della partita, declinati in modo diverso. E che sono costati molto caro

Benetton rugby

Dewaldt Duvenage, Benetton Rugby (ph. Ettore Griffoni)

Per viaggiare con continuità ai piani alti della classifica, ci sarebbe bisogno anche di vittorie esterne di un certo peso.  A Llanelli, da un certo punto di vista, per il Benetton c’erano le condizioni ideali: un ambiente in fiducia dopo la vittoria – seppur sofferta – contro Edimburgo, una settimana di lavoro in più con tutti i nazionali arruolabili e gli Scarlets ancora senza i propri big rientrati dal Mondiale.

E invece. Il Benetton si è fatto male innanzitutto con le proprie mani, per esempio subendo una prima meta piuttosto imbarazzante per gli errori commessi e per l’approssimazione di Ioane e Hayward, che in una partita punto a punto si è rivelata fatale. Nel secondo tempo i Leoni hanno eretto le barricate tirando fuori una difesa arcigna e a tratti sontuosa, ma perché? Perché la touche ha balbettato troppo, le exit strategy non sono state adeguate e gli Scarlets hanno potuto quindi restare sempre nella metà campo biancoverde (90% di tempo passato nel territorio trevigiano: novanta).

– Guarda anche: Pro14: gli highlights delle sfide di Benetton Rugby e Zebre Rugby

Anche senza diversi titolari, gli Scarlets hanno dimostrato di essere una squadra ricca di talento, straordinariamente competente e aggressiva sui punti d’incontro, specie quando bisognava rallentare i palloni avversari in attacco. Ciò nonostante, il Benetton aveva risposto bene agli errori di inizio primo tempo, trovando un buon abbrivio quando gli avanti riuscivano a manovrare al meglio il pallone e aprendosi spazi interessanti al largo, ben sfruttati come nel caso della meta di Esposito.

Con una prestazione un po’ più ordinata nelle fasi statiche e nell’esecuzione di alcuni fondamentali, il Benetton avrebbe avuto molte più chance di segnare e di vincere una partita dal peso specifico davvero importante. Sarebbe bastato poco, ma in particolare per demeriti propri (amplificato dalla pressione gallese del secondo tempo) è arrivata invece la quarta sconfitta in sei partite.

Per le Zebre il discorso si semplifica solo in parte, visto che la franchigia ducale è chiaramente inferiore ai Glasgow Warriors in ogni aspetto, figurarsi quando gli scozzesi – prima di sabato molto male in campionato – si presentano a Parma con il miglior quindici possibile. Dave Rennie non voleva rischiare nulla a Parma e ha trovato un paio di sponde favorevoli da parte delle Zebre, che hanno regalato almeno una meta, sono state troppo morbide sulla seconda di Horne e soprattutto hanno concesso il 75% di possesso palla nel primo tempo.

Il 90% di placcaggi riusciti in difesa (ben 214 interventi) non è bastato e non può bastare. I ducali a livello fisico sono sempre ben presenti e mantengono sempre un buon livello di attenzione nel corso della partita, ma ‘solo’ il sistema difensivo e le buone interpretazioni individuali non portano punti né tanto meno vittorie. Come ha sottolineato Bradley, le Zebre hanno peccato in lucidità nel gioco tattico al piede, dove sono state dominate dai Warriors, e hanno commesso tanti errori tecnici nei momenti in cui sembravano aver preso l’abbrivio giusto.

Composure, citata anche da Bradley in conferenza stampa, è la parola chiave, seppur difficilmente traducibile in italiano. La capacità di mantenere i nervi saldi e il controllo delle singole situazioni di gioco sono state piuttosto deficitarie nelle Zebre, che specie nei primi 40 minuti hanno regalato una quantità davvero enorme di palloni a Glasgow con scelte discutibili. E che sono state pagate fino in fondo.

Gli altri temi del weekend

Benetton, attacco incostante

Gli Scarlets avevano senz’altro fatto per bene i compiti a casa nello studiare il Benetton, specie nell’evitare che il pallone potesse essere trasmesso a Ioane con una salita rapidissima di tutto il blocco difensivo sulla fascia sinistra dei biancoverdi. Quando è riuscito a far arrivare il pallone all’australiano, il Benetton ha poi costruito l’azione della meta di Esposito, una marcatura molto tipica della gestione Crowley.

Più in generale, nel momento in cui si faticano a trovare sbocchi sulle ali, il Benetton spesso si rifugia solo nelle percussioni centrali degli avanti, che alle cariche verticali spesso alternano anche buoni passaggi nello stretto: quando però di fronte ci sono squadre molto abili a lavorare sul punto d’incontro – e quando la mediana non è in gran giornata – le opzioni si riducono drasticamente e l’attacco rischia di diventare fin troppo leggibile dalla difesa avversaria.

Zebre, problemi simili e diversi

Il piano di gioco di Bradley, che vuole che i suoi avanti occupino sempre il campo in tutta l’ampiezza, a volte rischia di diventare fin troppo ambizioso e rischioso, soprattutto se il pack delle Zebre non riesce a produrre palloni in avanzamento e più fasi con buona velocità, con il pericolo che gli avversari rallentino di continuo i breakdown ducali.

I ducali avrebbero anche un buon set di movimenti offensivi con e senza palla, ma non riescono principalmente a fissare la difesa avversaria in mezzo al campo e a liberare spazio all’esterno per le corse dei giocatori rapidi al largo. In più, come si è visto anche contro Glasgow, quando le Zebre hanno un minimo di abbrivio raramente Renton e gli avanti propongono passaggi all’altezza che possano percuotere la difesa in verticale, rendendo le azioni ancor più prevedibili.

Mattia Bellini, il migliore

Come nelle precedenti partite giocate, anche questa volta Mattia Bellini è stato l’attaccante più pericoloso delle Zebre, capace di creare break e di battere difensori nell’uno contro uno grazie alla sua fisicità ma anche alle sue abilità nell’eludere avversari nello stretto. A volte il padovano sembra davvero l’unico in grado di fare la differenza, e anche contro Glasgow ha messo insieme 2 break, 8 difensori battuti (in totale 23 nelle ultime tre) e 125 metri corsi palla in mano. È stato anche il principale ball carrier della squadra con 15 corse, a dimostrazione dell’ottimo stato di forma che dura anche dalla Rugby World Cup.

Il grande ritorno di Nasi Manu

Se qualcuno dovesse aver commesso l’errore di essersi dimenticato della grandezza di Nasi Manu, la partita giocata dal tongano contro gli Scarlets dovrebbe aver fugato tutti i dubbi. Alla sua prima in biancoverde dopo la malattia, Manu è stato una spina nel fianco per l’attacco gallese: ha recuperato almeno due palloni nel breakdown, ha fermato in prima persona due maul avanzanti e ha completato 11 placcaggi su 12. Solo Negri ne ha fatti di più, con 15. Per il Benetton è ancora un giocatore molto prezioso, come lo era stato soprattutto nella seconda parte della stagione 2017/2018.

Daniele Pansardi

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