Anche un tallonatore «piccolo» può giocare nel rugby professionistico

Harry Thacker, 174 cm per 96kg, si sta prendendo delle rivincite al Bristol. “Se sei abbastanza bravo, arriverai da qualche parte. Il peso viene dopo”

harry thacker

Harry Thacker in azione durante Worcester-Bristol (ph. Reuters)

Harry Thacker è il tallonatore dei Bristol Bears. Ha 24 anni, i capelli lunghi che svolazzano dal caschetto quando gioca ed è alto 174cm. In gergo, è quello che tutti chiamano bussolotto, anche se non dà mai l’impressione di essere tozzo, goffo o impacciato quando scende in campo. Il suo modo di correre è in un certo senso iconico, per via della falcata naturalmente piuttosto ridotta, il che può contribuire a creare un’immagine di culto del giocatore.

Nella sua prima stagione al Bristol, inoltre, Thacker ha già conquistato i tifosi dei Bears a suon di ottime prestazioni: in undici presenze, di cui nove da titolare, il tallonatore ha segnato sette mete e ha dimostrato di saper essere un giocatore assolutamente in grado di competere in un campionato professionistico come la Premiership, nonostante la statura. A Leicester, dov’è nato e cresciuto, non tutti però la pensavano in questo modo.

“Alcuni allenatori mi dissero che ero troppo piccolo – ha dichiarato Thacker in una recente intervista a Mail on Sunday – Non ho mai sentito la loro fiducia nel poter fare questo lavoro […] Ho sempre pensato di combattere una battaglia persa al Leicester”. Un club dove, secondo Thacker, la cultura societaria impone la ricerca di giocatori che compongano un pack molto fisico e potente, caratteristiche che si scontrano con l’agilità e la tecnica di Thacker.

“Mi è arrivata una telefonata e mi hanno detto che «pensiamo tu sia troppo piccolo, puoi cominciare ad andare in palestra o tornare tra un anno». Ero sotto un regime rigido per farmi diventare il più grosso possibile. Sono arrivati al punto in cui mi hanno fatto fare degli esercizi piuttosto strani per diventare più grande […] Ho messo su tutto il peso che potevo, al punto che non ero più in grado di giocare come volevo”.

Considerando la sua esperienza e le pressioni ricevute, dunque, Thacker sa bene cosa rispondere ai ragazzi di 14-15-16 anni che gli chiedono come fare per mettere su il maggior peso possibile a quell’età. “Ho parlato con alcuni ragazzini che sono dentro il sistema. Sono un forte sostenitore del fatto che, se sei abbastanza bravo, arriverai da qualche parte. Il peso viene dopo. Non penso che i ragazzi a 14 anni debbano andare  a spaccare la palestra.

“C’è una forte pressione sui ragazzi affinché siano grandi, forti e veloci. C’è probabilmente più focus su quello che sulle skills, sul passaggio e sul placcaggio […] La crescita principale arriva ai 18-19-20 anni, non a 16”. Quello di Thacker è un discorso ripreso da molti addetti ai lavori negli ultimi anni, preoccupati per lo sviluppo fisico troppo precoce da parte dei ragazzi. Secondo Jean Chazal, neurochirurgo francese molto critico su questo aspetto, “per come è strutturato adesso [in Francia], il rugby non è adatto a un ragazzino di 15 anni”. Ma il discorso si può estendere a tutto il mondo professionistico ovale: tra le squadre seniores si intravede qualche inversione di tendenza, con maggiori preferenze verso giocatori tecnici, rapidi e abili nel giocare a rugby, ma siamo solo all’inizio.

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