World Rugby chiede qualche cartellino in più

Il CEO Brett Gosper ha chiesto maggiori sanzioni per i giocatori protagonisti di falli pericolosi

brett gosper world rugby

ph. Paul Childs/Action Images

Non è stato un novembre semplice dal punto di vista arbitrale: oltre a qualche chiamata affrettata come quella di Pascal Gauzère sul nostro Tito Tebaldi, diversi interventi al limite, se non oltre i confini dettati dal regolamento hanno punteggiato la finestra internazionale.

Il primo è stato il discusso placcaggio di Owen Farrell su Andre Esterhuizen alla fine di Inghilterra-Sudafrica. Quindi ci sono state le molte proteste gallesi per l’intervento di Samu Kerevi su Leigh Halfpenny, costato lo stop per i sintomi di concussion al 15 dei Dragoni. Infine, la testata di Kolisi nel match contro la Scozia. Il tutto contornato da una più o meno diffusa tolleranza sugli interventi alti dei giocatori in contraddizione rispetto alla tanto annunciata volontà di World Rugby di sanzionare maggiormente gli interventi pericolosi e i placcaggi al collo.

Sull’argomento, finalmente, si pronuncia il CEO della federazione internazionale Brett Gosper: “Probabilmente per molti versi non siamo stati duri abbastanza. Non ci sono stati così tanti cartellini gialli quanti ci sarebbe piaciuto vederne, e forse neanche abbastanza rossi.”

“I cartellini esistono per cambiare il comportamento dei giocatori. L’unico modo per indurre un giocatore a cambiare il proprio comportamento è sanzionarli con dei cartellini rossi e a dire il vero finora se ne sono visti probabilmente troppo pochi.”

Gosper ha anche parlato del principale problema, quello dell’altezza del placcaggio, che World Rugby vorrebbe abbassare per tutelare la salute dei giocatori. Per farlo, però, ha bisogno dell’assistenza degli arbitri: “Il nostro lavoro è insistere sugli obiettivi che abbiamo nel tutelare la salute dei giocatori. Dopo il primo fine settimana di novembre abbiamo avuto alcuni incontri con arbitri e allenatori per ricordare loro a che cosa stiamo puntando in quest’area del gioco, e per raggiungere il livello di consistenza che tutti si aspettano di vedere.”

“Non è un lavoro semplice essere un arbitro: sono sotto un mucchio di pressione. Diamo loro pieno supporto. Il nostro compito è far sì che si sentano a loro agio nel fare ciò che chiediamo loro in merito all’argomento placcaggi.”

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