E ora chi fa l’estremo contro la Georgia?

Dopo gli infortuni a Minozzi, Padovani e Hayward, O’Shea è rimasto senza specialisti veri. Le alternative più o meno concrete sono tre

sperandio italia francia sei nazioni

ph. Sebastiano Pessina

Quando l’Italia aveva pensato di aver ormai acquisito una buona profondità nel ruolo di estremo, tre infortuni di fila agli ultimi tre numeri 15 che hanno vestito la maglia della nazionale stanno costringendo Conor O’Shea a rivedere i propri piani in uno dei ruoli chiave di una squadra.

In principio – dopo 17 minuti di campionato – fu Matteo Minozzi, che dovremmo rivedere solo nella seconda metà del 2019; poi è stata la volta di Edoardo Padovani, infortunatosi alla caviglia contro Glasgow lo scorso 5 ottobre e fuori per la partita contro la Georgia; quindi è stato il turno di Jayden Hayward, sabato scorso contro Ulster, che salterà tutti i Test Match di novembre. Almeno per il primo dei Test Match casalinghi, insomma, il CT irlandese dovrà ricorrere a una misura d’emergenza per far fronte alla sfortunata moria di estremi.

In attesa di conoscere la formazione ufficiale (giovedì alle 14), abbiamo provato a stilare qualche ipotesi più o meno fantasiosa prendendo in considerazione solo i convocati ufficiali che prepareranno la tanto attesa sfida contro i georgiani (altrimenti nel mazzo il CT avrebbe potuto anche pescare nomi come Ian McKinley o, perché no, un giovane molto interessante come Michelangelo Biondelli. Più difficile che si potesse rivedere Luke McLean). Vediamole nel dettaglio.

Luca Sperandio (Benetton Treviso)
Presenze da estremo in nazionale: 1 – Presenze da estremo nel Benetton: 12

Perché sì

Perchè permetterebbe al giocatore di avere continuità nel ruolo, dopo aver vestito la numero 15 pure contro l’Irlanda. Il trequarti del Benetton ha le qualità offensive per essere una minaccia in contrattacco o come attaccante aggiunto in fase offensiva, seppur esclusivamente come finalizzatore che come rifinitore come invece potevano essere anche Hayward, Minozzi o Padovani. In un piano di gioco che dovrebbe prevedere un rugby dinamico e di movimento, la rapidità e l’istinto del veneto potrebbero fare molto comodo.

Perché no

La partita contro l’Irlanda è stata decisamente negativa per Sperandio in ambedue le fasi. In attacco ha battuto appena un avversario, senza fare nemmeno un break, mentre in difesa ha sbagliato 4 placcaggi su 6: in generale, il 22enne non ha destato grandi impressioni al suo esordio da titolare a livello internazionale, palesando diverse incertezze soprattutto a livello difensivo e tattico.

Carlo Canna (Zebre) – Zero presenze da estremo

Perché sì

Sarebbe interessante vedere come Allan e Canna gestirebbero l’attacco azzurro in coabitazione, con il beneventano a supportare la regia dell’italo-scozzese. L’apertura delle Zebre avrebbe la visione di gioco e l’istinto necessari a gestire meglio eventuali contrattacchi e condurre le transizioni azzurre, ma anche le giuste doti di posizionamento per assicurare buona copertura nel gioco al piede. A proposito: in campo aperto, Canna ha sempre dimostrato di avere una lunga gittata utile per risalire il campo.

Perché no

Da secondo playmaker potrebbe rimanere ‘soffocato’ nel gameplan di O’Shea, lui che in campo di solito è un vero e proprio generale a cui i suoi compagni fanno totale affidamento per la gestione della fase offensiva. Inoltre, Canna non ha né i cambi di direzione felpati di Hayward né la potenza in accelerazione di Padovani (non serve scomodare nemmeno Minozzi). Nei contrattacchi diretti, si perderebbe qualcosa in quanto a iniziative personali.

Guglielmo Palazzani (Zebre)
Presenze da estremo in nazionale: 0 – Presenze da estremo nelle Zebre: 20

Perché sì

È il giocatore che più di tutti ha rivestito in quel ruolo tra Pro14 e coppe europee, anche se principalmente nei primi anni di esperienza alle Zebre. In quelle occasioni, tuttavia, Palazzani ha dimostrato una certa naturalezza nello svolgere i compiti richiesti da un estremo: ottima lettura delle situazioni di gioco, buona rapidità di gambe e un gioco al piede non banale. Pur non avendo il talento puro degli altri ed essendo principalmente un mediano di mischia, è forse quello che sintetizza meglio il ruolo di estremo nelle sue caratteristiche principali.

Perché no

Il fatto che abbia meno talento puro di tutti gli altri interpellati fin qui, naturalmente, non può essere un fattore secondario. Palazzani è sicuramente un giocatore generoso e un lavoratore indefesso, ma senza l’infortunio di Violi difficilmente sarebbe nel gruppo della nazionale e quindi da considerazione come un’opzione credibile per una maglia da titolare, per giunta come estremo. Difficilmente O’Shea ricorrerà a lui, nonostante tutto.

Daniele Pansardi

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