Pro14: cosa resta dopo un weekend di luci e ombre per Benetton e Zebre

Per il Benetton dei giovani era difficile fare di più, mentre i ducali riescono ad alzare l’asticella. Michele Lamaro invece è già pronto

ph. Luca Sighinolfi

Una delle tendenze nel rugby moderno è quella di giocare “in transizione”, quindi sfruttare soprattutto i turnover e il gioco rotto (unstructured, come dicono lassù) per evitare di affrontare le difese schierate ormai sempre super organizzate. Commentatori e analisti, insomma, hanno spesso messo in discussione l’effettiva utilità di produrre una grande mole di gioco e di avere come obiettivo il predominio del possesso palla, ma la realtà tuttavia sembra ben differente. E, a meno che non ti chiami Nuova Zelanda, vincere seguendo una strategia basata su quei principi diventa pressoché impossibile.

Le partite giocate da Benetton e Zebre contro Leinster e Edimburgo sembrano degli esempi lampanti in questo senso. I veneti, con il 27% del possesso e appena il 23% di territorio a favore, hanno subito la sconfitta più pesante della stagione contro una squadra che fa del loro primo obiettivo il mantenimento dell’ovale e lo sfiancamento dell’avversario a suon di sportellate.

I bianconeri hanno saputo resistere nel primo tempo nonostante il 27% del possesso e il 16% di territorio, ma hanno comunque chiuso in svantaggio 3-13, per poi rimontare con una grande prestazione nel secondo tempo, quando hanno mantenuto il pallone in mano per il 50% del tempo (e per il 53% del tempo sono rimasti nella metà campo avversaria).

La solidità difensiva messa in mostra nei primi 40 minuti, tra i migliori nella storia delle Zebre in tal senso, almeno in epoca recente, ha scombussolato i piani scozzesi, che, non essendo riusciti a concretizzare la cospicua mole di gioco imbastita nella prima frazione, alla lunga hanno pagato un dazio salato al cospetto del team di Parma. Per certi versi anche galvanizzati da tale resistenza attiva, e stimolati dalle parole di Castello nell’intervallo (“se continuiamo così finiremo per subire almeno un’altra meta, dobbiamo modificare la situazione”), gli zebrotti, smossi dal fantastico lavoro di Sisi alla prima palla della ripresa, hanno letteralmente cambiato marcia, giocando un secondo tempo offensivo da tramandare ai posteri, riuscendo anche a mantenere la qualità difensiva mostrata in avvio di gara.

Prosegue, dunque, il trionfale cammino casalingo dei ragazzi di Bradley, che tra le mura del Lanfranchi hanno archiviato 4 vittorie (su 5 gare) in stagione, mostrando di saper conquistare partite in ogni modo: in controllo totale, con un guizzo finale dopo una gara equilibrata o con furiosa rimonta. Fin qui, tuttavia, è sempre mancato il salto di qualità esterno, che non è necessariamente legato al vincere una o più partite, ma alla possibilità di portare, anche fuori dall’Emilia, la cultura Zebre. Un qualcosa di necessario, magari già da domenica prossima, in quel di Cardiff.

Al contrario, il Benetton non è mai riuscito ad invertire il senso di marcia che ha preso la partita da un certo punto in poi. Come ha sottolineato Bortolami, i Leoni hanno saputo creare delle buone occasioni a metà primo tempo, da cui sono scaturiti gli unici tre punti del match, ma da quel momento il Leinster ha giocato in maniera insostenibile per i veneti, in formazione piuttosto ‘sperimentale’ e dettata dal turnover voluto dallo staff tecnico.

Per un Leinster con tanti titolari – forse in numero più alto di quanto si potesse immaginare –  è stato troppo facile manipolare e sottomettere fisicamente, tecnicamente e tatticamente una squadra piuttosto inesperta, che nel complesso non poteva avere meccanismi ben consolidati. Sul calendario di società e staff, la partita di sabato era evidentemente riservata solo a dare spazio ai giovani più interessanti e a testarli contro una squadra di veri e propri commandos, perchè posizionata in calendario tra due match (Agen prima e Ulster poi) che non si potranno sbagliare. L’andamento del match è stato comunque sotto le aspettative, specie in quelle poche fasi offensive in cui è emersa troppa frettolosità e approssimazione.

Gli altri temi del weekend

Michele Lamaro è un giocatore speciale

Nel turnover di Kieran Crowley, il terza linea laziale si è guadagnato addirittura il posto da titolare nonostante il suo status di permit player. Il motivo è presto spiegato: a 20 anni, il flanker del Petrarca ha già dimostrato di valere la categoria superiore rispetto al campionato italiano, pure contro una squadra come il Leinster. In 80 minuti, Lamaro ha completato 22 placcaggi su 25 tentati, mettendo in mostra la sua caratteristica aggressività in uscita dai blocchi e mordendo sempre le caviglie degli irlandesi. In attacco non ha fatto molto, come del resto tutta la squadra, ma si è fatto notare ad un certo punto per pregevole sotto mano. Next big thing.

L’importanza di chiamarsi David Sisi

Non è uno dei nomi più in vista quando si parla di Zebre, ma nel garantire avanzamento e ruvidità nella sala macchine della franchigia federale David Sisi è uno dei migliori della rosa. Contro Edimburgo è arrivata anche una meta, ma a fare dell’italo-inglese (ma nato in Germania) un giocatore prezioso per Michael Bradley sono soprattutto i 117 kg che porta in giro per il campo con qualità ed efficacia, a cui Sisi unisce un’intelligenza tattica e una leadership non indifferente negli equilibri della squadra emiliana. È eleggibile per la nazionale italiana, ma Conor O’Shea non lo ha ancora mai convocato. Per le Zebre, di questi tempi, è meglio così.

Irish breakdown

Contestare i punti d’incontro quando l’avversario è Leinster diventa un’impresa difficile per quasi tutte le squadre, figuriamoci per una squadra come il Benetton che punta di più a riformare velocemente la linea di difesa piuttosto che a disturbare regolarmente l’uscita del pallone dalle ruck. Dall’altra parte, tra i punti forti della corazzata irlandese ci sono proprio le pulizie nel breakdown, effettuate con una ferocia agonistica e una precisione invidiata da tutti nel mondo ovale (anche con un pizzico di malizia, a volte). Talvolta ad arrivare in pulizia erano anche più di due uomini, ma un pallone veloce era sempre garantito.

L’impatto di Jacopo Bianchi

Le superbe qualità del ragazzo, elemento di spicco delle recenti Under 20, le conoscevano Bradley ed il suo staff, esattamente come le conosceva la platea ovale italiana. Poi, però, superare brillantemente la prima prova del nove della carriera, proposta dal rugby pro del torneo celtico, può rivelarsi impresa piuttosto complessa. Non per il forte terza linea delle Fiamme Oro, immediatamente in grado di calarsi in una realtà di livello superiore, sia in attacco che in difesa, dimostrando di essere già pronto per stazionare stabilmente nei 23 delle distinte zebrate, come sottolineato, in conferenza stampa, dall’allenatore irlandese della franchigia federale.

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