Zebre, l’evoluzione di Giulio Bisegni: “Ho fatto un importante passo in avanti. Ora guardiamo le squadre avversarie con altri occhi”

Il centro ci ha raccontato anche le sue impressioni sul tour azzurro in Giappone

ph. Cristina Marconcini

PARMA  – Consapevole, desideroso e proiettato nel futuro. Giulio Bisegni è per certi versi un vulcano di opinioni, idee e sentimenti positivi nell’approcciare una nuova stagione con le Zebre e con la maglia azzurra.
Il lavoro paga, come recita un antico adagio, e nel suo caso ha portato a dividendi altissimi, vista l’annata 2017/2018. Ecco l’intervista che abbiamo fatto con lui.

 

Iniziamo subito parlando del tour in Giappone che hai vissuto con la nazionale: un inizio soft, poi una sconfitta arrivata nella prima partita della serie e una settimana di seguito tormentata, a cui però ha fatto da contraltare la vittoria nella seconda sfida contro la nazionale del Sol Levante. Come avete vissuto questo?
Esattamente così. Abbiamo avuto una partita d’approccio, ma sapevamo che non era una formazione di livello internazionale. Tutti hanno trovato spazio per mettere un po’ di minuti nelle gambe provando intanto ad oliare gli ingranaggi dei sistemi di gioco
Col Giappone chiaramente, invece, la storia è cambiata: nel primo duello contro di loro siamo usciti dalla gara a livello attitudinale. Quando affronti queste squadre, che sono più o meno del tuo livello, non te lo puoi permettere. Non ci sono grandi differenze a livello tecnico, quindi tutto si gioca sul quid mentale e sulla voglia di dimostrare la propria forza.
Nella seconda partita diversamente, dopo aver vissuto una settimana non facile ma che ci ha fatto capire dove poter agire per migliorare e ritornare più vicini ai nostri standard, siamo riusciti ad esprimerci al meglio dominando la prima parte di gara e arrivando alla vittoria.

Giulio, pensi che queste settimane passate in Giappone vi possano tornare utili in vista dell’anno prossimo quando l’Italia giocherà la Coppa del Mondo in territorio nipponico?
In linea di massima si, anche se giocare a giugno con un’atmosfera tropicale non ci ha fornito un indicatore così chiaro a livello climatico: non va dimenticato che noi saremo lì fra settembre e ottobre dell’anno prossimo, in uno scenario presumibilmente molto diverso.
Per quanto riguarda la location del ritiro e le strutture che lo compongono invece, posso dire che è stato davvero molto utile. C’è stato un approccio studiato e questo non potrà che portarci dei vantaggi.

Torniamo invece alla stagione che hai vissuto con le Zebre. Per te si può dire che è stata un po’ l’annata del rilancio?
Con il nuovo sistema di gioco siamo riusciti tutti ad esprimerci in modo un po’ più libero. Il salto di qualità dipende dall’allenatore e anche da Alessandro Troncon, che coordina gli allenamenti dei trequarti. Ci hanno dato fiducia nel gioco alla mano implementando gli elementi offensivi.
Li dietro (ammette riferendosi agli uomini veloci, ndr) siamo tutti contenti: in passato, il nostro approccio era stato piuttosto conservativo ora abbiamo compiuto una specie di rivoluzione. Siamo passati dai calci di liberazione, dalle touche e dalle maul all’idea di giocare.
Questo ci ha aperto un nuovo orizzonte. Ora siamo noi che guardiamo le squadre avversarie pensando a come si muoveranno loro quando noi avremo la palla in mano. Ammetto che all’inizio si è rivelata un’arma a doppio taglio perchè, soprattutto all’inizio e in alcune partite, non sono mancati gli errori ma lo sviluppo di questo sistema ci ha portato sempre più esperienza. Ora lo possiamo maneggiare con più confidenza cercando di capire più facilmente in che occasioni utilizzarlo e in quali casi invece rimanere più abbottonati nelle pieghe della gara.

Clicca qui per leggere l’intervista a Michael Bradley, head coach delle Zebre, alla vigilia di una nuova stagione

Come centro quindi, tu pensi di esserti evoluto guardando anche e soprattutto al livello dei tuoi pari ruolo internazionali?
Senz’altro, in questa stagione ho lavorato tantissimo. Sono cresciuto sia nella fase difensiva, dove credo di avere un punto di forza personale, sia nella fase offensiva; come confermano le statistiche e non l’autoreferenzialità. Con un gioco del genere è anche un po’ più semplice, ma non ci siamo fermati. Personalmente ho cominciato a lavorare anche sui fondamentali al piede, che sono sempre stati un mio punto debole, e con gli Ospreys sono riuscito a lanciare Bellini per marcare una meta. Credo complessivamente di aver fatto un passo avanti importante, rispetto alle altre annate.

Un’ultima domanda. Durante la stagione vi misurerete sia contro l’Irlanda sia contro le franchigie irlandesi del Pro14, osservandole come pensi siano arrivate ad essere un punto di riferimento centrale per l’Emisfero Nord?
Hanno una consapevolezza di gioco totale. Dall’1 al 15, in mezzo al campo, sanno che cosa fare replicandolo per ottanta minuti. Hanno un’attitudine offensiva e difensiva che ti soffoca. Possiedono sia un grande controllo dell’ovale sia una rete di recupero dell’ovale che ti stritola e ti forza verso la scelta sbagliata. E’ un gioco di equilibrio, ma loro lo fanno bene e ora sono i migliori in Europa.

Di Michele Cassano

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