Super Rugby: il sistema delle conference non soddisfa Kieran Read

Il capitano degli All Blacks, prossimo al ritorno in campo con i Crusaders, ha invitato la SANZAAR a una riflessione sulla struttura del campionato

ph. Paul Harding/Action Images

Kieran Read non è convinto da un campionato strutturato con le tre conference in cui è attualmente suddiviso il Super Rugby. Il capitano degli All Blacks, che finora non è mai sceso in campo con i suoi Crusaders a causa dell’operazione alla schiena affrontata nella offseason, ha rilasciato un’intervista a Sunday Sport, trasmissione dell’emittente neozelandese RadioLIVE, nella quale si è scagliato contro il sistema delle conference, e ammettendo di preferire un classico campionato a girone unico, così com’era prima del 2011.

“Sarebbe fantastico avere [una selezione di Tonga, Fiji e Samoa] nella competizione, ma il problema più grosso è lo stato attuale del campionato, che deve essere messo in condizioni migliori. Mi piace l’idea di un girone unico dove giochi contro ogni altra squadra, ma non possiamo continuare ad andare avanti con questo sistema delle conference.”

“Prima di un’espansione devono inventarsi qualcosa. Un round robin o qualcosa di questo genere sarebbe più equo e garantirebbe un miglior prodotto per i tifosi che vengono allo stadio ogni settimana” ha detto Read, riferendosi a SANZAAR, l’organismo che organizza il Super Rugby e il The Rugby Championship.

Kieran Read ha poi commentato così la situazione dei Crusaders, che lo rivedranno in campo probabilmente già dalla prossima giornata e che guardano tutti dall’alto della prima posizione non solo nella conference neozelandese, ma anche nella classifica generale, con 9 punti di vantaggio sulla seconda: “Siamo in un’ottima posizione in classifica, ma se molliamo un attimo dal punto di vista mentale ci sono buone squadre pronte a sfruttare la situazione. Per questo è importante per noi giocare bene le prossime due partite in casa.”

“Non possiamo adagiarci sui nostri allori e aspettare che il risultato arrivi: è davvero importante continuare a lavorare duro.”

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