I 5 drammi della seconda linea

I Delinquenti prestati al mondo della palla ovale raccontano uno dei ruoli più duri del rugby

ph. Sebastiano Pessina

 

 

#5 – La maglia troppo corta

Essere i più alti della squadra non aiuta. La moda del momento men che mai. Le seconde linee sono destinate a vedere le loro reni scoperte ogni qual volta alzeranno le braccia per prendere la palla in touche. Non fosse per il freddo – e per la ‘canala’ del fondoschiena visibile dall’ISS -, non sarebbe poi così un dramma.

 

 

#4 – L’analisi dinamica della mischia

Ora noi non siamo proprio fisici, ingegneri o matematici. Ma non ci vuole un genio a capire che al centro di un incidente ordinato non si sta poi troppo comodi. Le seconde linee in mischia chiusa sono succubi di svariate forze: quella della loro prima linea, quelle della mischia avversaria che spinge, la loro spinta. Poi le pacche sul culo della terza centro ad ogni “via” dell’arbitro. Non è una bella vita.

 

 

#3 – Essere considerati i Lurch della squadra

Se non avete mai visto la famiglia Addams forse questa non la capirete (e per questo alleghiamo un video). La seconda linea spesso – come si dice a Roma – è grossa e “fregnona”, con un Q.I. leggermente più basso del resto della squadra (ma sempre più alto di quello dei piloni). A noi piace immaginarla così, ad ogni fischio dell’arbitro: “C H I A M A T O ?”

 

 

 

#2 – Non rendersi conto di dove si trovano

Provateci voi, dopo la mischia numero 15 in 65 minuti, a rendervi conto di dove è finito il pallone dopo il “è uscita!”.

 

 

#1 – Infilare la testa tra i deretani del pilone e del tallonatore

Questa è una di quelle cose che fa finire in analisi i giocatori di seconda linea al termine della loro carriera. Odori, rumori e dolori che ti porti dietro per tutta la vita, manco fossi un reduce del Vietnam.

 

Andrea Papale

 

Qui trovate le altre puntate: Le 5 cose che rendono triste una terza ala, I 5 drammi dell’essere ala, I 5 tipi di pilone che puoi trovare su un campo da rugby

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