Da un calcio sbagliato alla finale della RWC: il rugby di Nigel Owens

Il fischietto più celebre di Ovalia si è raccontato alla stampa italiana. Toccando diversi temi…

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

PARMA – Racconta di aver iniziato a fare l’arbitro su consiglio di un suo allenatore, che dopo una facile trasformazione sbagliata sotto i pali gli disse che era meglio se le partite le dirigeva e non giocava. “Se avessi messo quel calcio magari ora starei giocando per il Galles”, sorride. E racconta che la mattina dopo la partita (oggi, domenica mattina) prenderà un volo alle sei per arbitrare un match Under 15. “Glielo ho promesso un paio di mesi fa, non posso di certo deluderli”. Bastano queste poche battute per capire Nigel Owens, il più famoso arbitro di Ovalia. Prima del match tra Zebre e Ulster ha concesso una chiacchierata ai giornalisti presenti al Lanfranchi, toccando diversi temi.

 

Uso/Abuso del TMO: è uno strumento importante e non c’è dubbio che la tecnologia aiuti. Ma forse non la usiamo bene come dovremmo. Credo che dovremmo lavorare di più assieme ai giudici di linea per prendere più decisioni sul campo.

 

Pressione sugli arbitri: se dieci anni fa facevi un errore nessuno lo sapeva o se ne accorgeva, ora dieci secondi dopo un fischio tutti sanno se era giusto o meno. C’è tanta pressione sugli arbitri, che però dovrebbero essere in grado di dimenticare il fatto di aver commesso un errore e continuare ad arbitrare.

 

Errori e spiegazioni: una volta non tutti i match erano trasmessi in televisione, si arbitrava una partita del Cinque Nazioni che magari non era trasmessa e nessuno si accorgeva di un errore. Oggi è tutto diverso, che piaccia o no gli arbitri fanno parte del gioco, abbiamo un microfono non perché lo vogliamo ma perché tutti capiscano le nostre decisioni. So che ad ogni partita arbitrata commetterò degli errori così come lo fanno i giocatori, noi dobbiamo essere in grado di dare spiegazioni sulle nostre decisioni. Ma non credo che dobbiamo farlo a fine gara davanti ai giornalisti o ai giocatori stessi.

 

Doppio arbitro e cambiamenti nel regolamento: il rugby è speciale proprio per la complessità delle sue regole. Ora si trova in un punto buonissimo, molto più avanti di vent’anni fa. Basta guardare il livello tecnico dell’ultima Coppa del Mondo. Prima di cambiare le regole bisogna andare molto cauti, perché se siamo arrivati qui non dobbiamo lasciare la strada. L’opzione del doppio arbitro sarebbe impraticabile perché ognuno ha il suo metro di giudizio. Serve più collaborazione con i giudici di linea.

 

Approccio alla gara: la cosa più importante sono i giocatori e il gioco, nei confronti del quale devi avere empatia. La cosa più facile è leggere le regole e fischiare, la più difficile è capire quando non farlo. E’ come se dovessi permettere al gioco di giocarsi, di svilupparsi. Domenica arbitrerò un match di Under15 e per quei 30 giocatori avrò lo stesso rispetto avuto per i 30 di Zebre e Ulster. Il rispetto è il valore principale di questo sport.

 

Protagonismo: la cosa più importante è arbitrare. Ognuno ha il suo stile, ma non mi sento su un palcoscenico. Questa è la mia personalità, sono così e non cambio dentro il campo. Ma la cosa più importante è fare un buon lavoro e arbitrare bene, quello è il punto della questione.

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