Educazione sportiva e formazione, un progetto-pilota tra rugby e atletica

Unione Rugby Capitolina da una parte, FIDAL dall’altra: in mezzo un gruppo di ragazzi che fanno entrambe le cose

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

“Unione fa forza”, si chiama così un progetto che unisce rugby e atletica leggera, due discipline che in comune hanno davvero poco, almeno a prima vista. Da una parte uno sport di squadra caratterizzato da continui scontri fisici, dall’altro una disciplina individuale dove non si va oltre qualche gomito allargato, e solo per brevissimi tratti in alcune gare.
Eppure qualcuno le ha messe assieme. Si chiama Luca Grandinetti, direttore della Scuola di Atletica Leggera della FIDAL “Paolo Rosi” nonché collaboratore dell’Unione Capitolina Rugby per quanto riguarda la preparazione fisica. Non solo: è sono il preparatore del CUS Roma e dal 2005 della nazionale di rugby dei Vigili del Fuoco. E in passato preparatore fisico della Lazio Rugby.

 

Un progetto-pilota partito a Roma ad ottobre che vuole avvicinare i ragazzi allo sport con l’intenzione poi di “tenerli legati” a una delle due discipline. Come? Semplice, praticandoli entrambi contemporaneamente e mettere così una pezza alla carenza di preparazione sportiva che oramai caratterizza la nostra società in generale. Che spesso si dice ridendo che i nostri giovani oggi non sanno nemmeno correre, ma alla fine non è che si vada poi così lontani dalla realtà… E il gap con altre realtà – anglosassoni soprattutto, ma non solo – si allarga sempre più, non solo nella palla ovale: quante medaglie olimpiche portava a casa l’atletica leggera 20/30 anni fa e quante ne porta a casa oggi?
Una ventina i giovani coinvolti finora, ma l’iniziativa potrebbe essere replicata ovunque, anche perché attualmente ha costo zero. Serve solo la volontà dei ragazzi coinvolti di alternare le piste di atletica con il fango dei campi da rugby, senza dover necessariamente sceglierne uno, ma portandoli avanti entrambi. Fondamentale, in una prima fase, anche l’apporto dei genitori che dovrebbero incentivare i ragazzi ad avviarsi a tale doppia esperienza.
Noi abbiamo intervistato proprio Luca Grandinetti. Ecco cosa ci ha detto.

 

Quando nasce il progetto e per idea di chi?
Il progetto nasce nel corso del 2015 ed è stato attuato a partire dallo scorso ottobre. Un tentativo molto simile, ma condotto non in modo opportuno, era stato iniziato nel 2008 con la Lazio Rugby: durò una sola stagione e non venne seguito nel modo giusto e a mio parere la stessa Lazio non ebbe la pazienza e la determinazione necessaria per portarlo avanti. L’idea in entrambi i casi è mia e attualmente è stata patrocinata dal Comitato Regionale della FIDAL Lazio (presidente Fabio Martelli) e dall’Unione Rugby Capitolina (DS Daniele Pacini).

 

Quali i suoi obiettivi?
Gli obiettivi che si prefigge tale progetto sono vari, di tipo tecnico e sociale. Sono assolutamente convinto che tale collaborazione, se vissuta con determinazione ed organizzazione tra i due partner (atletica e rugby), se ben diffusa sul territorio e in un tempo sufficiente (diciamo almeno 6-8 anni), porterà risultati tecnico-prestativi (sopratutto nel rugby da questo punto di vista), formativi per tutti gli atleti che prenderanno parte all’interazione e sociale, Sotto quest’ultimo aspetto sono convinto che più ragazzi verranno a conoscenza dei due sport, minore sarà la possibilità di abbandono della pratica sportiva e maggiore possibilità di scoprire e determinare lo sport più adatto, dei due, ad ogni individuo.
Bisogna dire che nell’attuale progetto è prevista un’ulteriore forma d’incentivo: 10 borse di studio che andranno a rimborsare totalmente la quota d’iscrizione della scuola di atletica, ovviamente nel caso dei praticanti principalmente atletica leggera

 

Quali i risultati sul breve periodo e quali invece sul medio/lungo possiamo aspettarci?
Si intravedono fin d’ora dei risultati in termini di entusiasmo e concentrazione durante le sedute di allenamento dello sport primario, sopratutto nei ragazzi che fanno rugby; per i ragazzi dell’atletica, che attualmente sono in numero minore rispetto a quelli della Capitolina, vi è molto entusiasmo a conoscere lo sport di squadra anche perché molti di loro, anche per via dei loro genitori, ritenevano il rugby uno sport troppo fisico e pericoloso.
Sul medio e lungo termine dovremmo appunto assistere ad incremento di questi elementi e ad un tangibile miglioramento delle qualità fisiche, in particolare modo nei giovani atleti rugbisti; ad un maggiore entusiasmo per la pratica di due sport, una più lunga pratica sportiva nell’arco dell’anno (autunno/inverno rugby-atletica, primavera e sopratutto estate, atletica). Poi una maggiore presa di coscienza di tutti i genitori che ancora risultano essere scettici per la paura del rugby come sport “pericoloso” e non ancora pienamente consapevoli del valore aggiunto di tale unione.

 

Dopo alcuni mesi quali sono i punti di forza emersi e quali invece le criticità?
I punti di forza stanno nell’entusiasmo già espresso dai ragazzi che vivono tale progetto e di quei genitori che hanno accolto da subito tale opportunità, in particolare modo quelli dei ragazzi che fanno principalmente atletica, numericamente di meno rispetto al rugby. Le criticità sono nel monitoraggio e nel feedback costante tra le due realtà che deve essere necessariamente attento e frequente, affinché si possano apportare le giuste correzioni e misure per far andare tutto per il meglio. Inoltre sarebbe opportuno creare una fidelizzazione tra le due realtà anche evidenziando il progetto e la collaborazione mediante l’interscambio dei loghi sulle proprie divise.

 

Pensate che l’iniziativa sia replicabile ovunque a prescindere dalle dimensioni dei centri abitati?
L’iniziativa penso che sia assolutamente replicabile su tutto il territorio, anzi… sarebbe certamente auspicabile che tale iniziativa possa essere apprezzata e portata avanti da più realtà sportive sul territorio regionale e nazionale. Aggiungo che nei piccoli centri e nelle città di provincia certamente tutto questo viene reso più facile dalle distanze ridotte e dal minor numero di società che in entrambi gli sport si occupano di formazione.

 

Avete avuto un qualche feedback da parte di FIR e istituzioni?
Attualmente la FIR, nella figura del consigliere Bernabò (mio correlatore nella tesi del master che sto concludendo alla Link Campus di Roma) ha mostrato grande interesse per tale progetto a tal punto da volerlo promuovere nel modo più giusto, già dal prossimo futuro, nell’ambito di manifestazioni rugbistiche di massimo livello ed interesse.
Confido in un equivalente interesse della FIDAL e di tutti quelle istituzioni che possano dare una mano nella promozione di tale progetto che definirei di salvaguardia sportiva dando l’avvio e la possibilità di una vera e propria partnership tra le due federazioni.

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