Nel post mondiale irlandese: le province ridimensionate in Europa

Una nazionale che corre ma il movimento che la sostiene dà segnali di stanca. E in diversi criticano la politica IRFU

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

DUBLINO – Dopo la nazionale, anche le province frenano. Il post mondiale irlandese vede le province sempre meno competitive in Europa. Questo calo sembra interessare poco la IRFU, che continua a vietare l’acquisto di giocatori stranieri perché si deve far spazio ai giovani talenti locali. Questo modo di gestire il rugby però è sempre più criticato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il veto posto dalla IRFU lo scorso novembre all’acquisto da parte di Munster del capitano dell’Australia Stephen Moore (che in Irlanda c’è anche nato). Secondo alcune testate la Red Army si è sentita vietare anche l’acquisto di un terza linea straniera.

 

Dopo il doppio fine settimana di Champions Cup di dicembre la realtà è chiara: le province irlandesi sono molto lontane dai top club europei inglesi e francesi. La straordinaria doppia vittoria di Ulster su Tolosa (38-0 al Kingspan e la prima vittoria di sempre nel tempio della Francia meridionale) hanno solo attenuato una distanza che ormai è diventata clamorosa. Fino a pochi anni fa Munster e Leinster erano i top team europei (cinque successi su sette edizioni fra il 2006 e il 2012), adesso centrano record negativi, tipo le quattro sconfitte dei Boys in blue in altrettante partite.

 

Non è neanche un mistero il motivo per cui l’hanno persa. L’allenatore di Leinster Leo Cullen lo ha detto chiaro e tondo dopo la gara di sabato 19 dicembre all’Aviva: “Tolone ha 16 stranieri, mentre noi a Leinster dobbiamo creare spazio per i nostri giovani talenti. Loro giocano secondo regole diverse dalle nostre, ma dobbiamo guardare a come quella squadra è organizzata. Dobbiamo valutare attentamente come vogliamo partecipare al torneo dell’anno prossimo perché stasera per i ragazzi è stata dura là fuori”.
Le parole di Cullen (in campo da protagonista nelle tre vittorie di Leinster in Heineken Cup) hanno seguito pochi giorni quelle della leggenda Brian O’Driscoll. In un video intervento postato sul proprio sito prima degli ultimi due turni di Champions dice: “Non sono chiari fino in fondo i limiti posti dalla federazione alle province. È vero che questo ha portato a ottimi risultati per la nazionale, ma quando le province irlandesi vincevano le coppe avevano il permesso di tesserare molti più stranieri di adesso. Ora però non vedo nessun grande giocatore straniero in Irlanda, l’unica eccezione è Ruan Pienaar (non a caso protagonista nei due successi contro Tolosa, ndr), ma per il resto non vedo i grandi nomi che cambiavano i 15 delle province irlandesi. Forse non siamo più in grado di attrarli finanziariamente, ma Conrad Smith e Adam Ashley Cooper vanno in squadre come Bordeaux e Pau, dove magari non vinceranno granché ma si faranno una pensione decente. Prendiamo l’esempio di Charles Piutau degli Wasps, che l’anno prossimo sarà a Ulster, è stato magnifico contro Leinster. Quello è uno di quei giocatori che valgono da soli il prezzo del biglietto. Forse dovremmo ripensare a questo fatto e prendere un grande giocatore per provincia in modo da riaccendere l’entusiasmo”. Oltretutto i due ex giocatori hanno solo ripetuto da un punto di vista diverso il concetto espresso alcuni mesi fa dall’ex coach di Leinster Matt O’Connor, che al di là dei comunicati ufficiali è stato esonerato anche per quelle parole.

 

Al video messaggio di BOD è seguito uno scambio poco amichevole di tweet con Ashley-Cooper. L’aussie ha accusato il centro irish di aver giocato gli ultimi due anni solo per soldi, ricevendo in risposta l’elenco delle vittorie negli ultimi due anni (una serie coi Lions, due Pro12 e un Sei Nazioni) insieme alla frase “non ci vedo niente di male a cercare di mettere insieme un po’ di soldi alla fine della carriera”.
Nell’isola di smeraldo insomma è ancora solo la federazione a fare le regole anche per le province. Cullen e BOD non hanno criticato apertamente lIRFU, ma il messaggio è fin troppo chiaro, tanto che il tecnico di Munster Foley e il mediano di mischia di Leinster Reddan si sono sentiti in dovere di ricordare che le ultime due partite si potevano vincere.

 

L’Irlanda insomma sembra arrivata al punto già sperimentato da Inghilterra e Francia, quello in cui gli interessi della nazionale e quello delle squadre di club diventano in parte contrastanti. A giudicare dai fatti si direbbe che la IRFU ignori come i trionfi delle province irlandesi in Europa sono stati fondamentali per la crescita di tutto il movimento tanto quanto le vittorie nel Sei Nazioni. Chissà se in Lansdowne road è chiaro quanto i tifosi siano dalla parte di O’Driscoll e Cullen.

 

di Damiano Vezzosi

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