Ritardi, sponsor, stipendi e malcontenti: l’addio di Ellie Kildunne alle Harlequins fa rumore
Come riporta il Telegraph, le separazione burrascosa tra la star inglese e le Quins rende l'idea di come stia cambiando il panorama sul rugby femminile di club
Ritardi, sponsor, stipendi e malcontenti: l'addio di Ellie Kildunne alle Harlequins fa rumore (ph. Sebastiano Pessina)
A livello femminile forse non c’era mai stato tanto clamore per un addio prima che Ellie Kildunne annunciasse la fine della sua avventura con le Harlequins. Innanzitutto perché l’annuncio è arrivato dalla giocatrice stessa con un post sui social, in cui si dice “devastata” all’idea di lasciare il club, e non dalle Harlequins che non l’hanno nemmeno citata nel comunicato pubblicato lunedì scorso, segno – riporta il Telegraph – di come il rapporto fosse ormai irreparabile. “Non sempre le cose sono sotto il nostro controllo” ha aggiunto Kildunne.
Come racconta il Telegraph, il rapporto si era deteriorato per diversi motivi. Kildunne aveva saltato l’ultima partita prima del Sei Nazioni femminile, il “Big Day Out” contro Bristol al Principality Stadium di Cardiff. Il giornale britannico parla di una “punizione” legata ai troppi ritardi: sarebbe arrivata ripetutamente fuori orario alle riunioni di squadra e sarebbe stata richiamata anche per via della sua “scarsa applicazione” in allenamento. Ritardi citati anche dallo stesso Telegraph: “Una volta arrivò in ritardo di un’ora per un’intervista con noi”.
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Se la questione disciplinare appare abbastanza lineare, non lo è invece quella legata agli sponsor. Sembra infatti che Kildunne abbia più volte dato la priorità a delle opportunità commerciali rispetto ad eventi sociali che coinvolgevano la squadra: “Una decisione del genere difficilmente susciterebbe grandi controversie, soprattutto considerando che il contratto centralizzato con la Rugby Football Union rappresenta solo una frazione di quanto guadagna un giocatore della nazionale maschile inglese. È difficile biasimare Kildunne – una giocatrice nel pieno della carriera, in uno sport che non naviga certo nei milioni – per voler massimizzare i propri guadagni fuori dal campo. E tuttavia, scelte di questo tipo probabilmente sono state accolte con disagio dal resto del gruppo” spiega il Telegraph.
Anche perché il tetto salariare dei club della PREM Rugby femminile è di circa 220 sterline, e le principali giocatrici della Nazionale inglese non superano le 25mila sterline all’anno. Cifre sicuramente non basse, ma nemmeno alte se si considera che si parla di uno sport ad alto rischio infortuni e che comunque prevede una fine della carriera fra i 35 e i 40 anni, quando le cose vanno bene.
La vicenda Kildunne apre la porta su una situazione non facile da gestire: la giocatrice inglese ha più seguito sui social di molti colleghi uomini, compreso anche il pluri-citato Henry Pollock, e in Inghilterra è una vera e propria star. La sua impronta social, spiega il Telegraph, è “più ampia di quelle della Premiership Women’s Rugby e degli Harlequins Women messe insieme, il che significa che sarà un enorme asset di marketing per qualunque club decida di ingaggiarla”.