Rugby a 7 in Italia, tra Hong Kong e Olimpiadi: ecco lo stato dell’arte

Quale è lo stato di salute del Seven in Italia? Quali prospettive e programmi? Abbiamo intervistato il responsabile FIR Orazio Arancio

Può essere propedeutico al rugby a 15, è capace di attirare nuovi tifosi e sponsor. Soprattutto: è disciplina olimpica con tutto quello che ne consegue in termini di visibilità. Eppure alle nostre latitudini il rugby a 7 è ancora vissuto come una sorta di “curiosità ovale”. Abbiamo intervistato il responsabile FIR per questo codice, Orazio Arancio, che ci parla dello stato attuale e delle prospettive future del seven italiano.

 

Quale il bilancio ella stagione scorsa e della prima parte di qulla attuale
la scorsa è la stagione che ci ha visto impegnati a Hong Kong e dove siamo arrivati in finale, quindi bene. Questa invece non si è aperta come volevamo perché non andremo proprio a Hong Kong per il torneo di qualificazione che apre la porta al circuito che conta, la Russia e le Spagna sono state migliori di noi. Ricordo però che la Spagna è la squadra che era stata retrocessa dalle Sevens World Series.
Però questo sarà un anno particolare perché ci si gioca la qualificazione alle Olimpiadi e noi siamo entusiasti, pensiamo che possiamo dimostrare a noi stessi e agli altri che siamo sulla strada buona, che non siamo lontani come purtroppo in tanti dicono.

 

Quali sono in termini realistici le nostre prospettive Olimpiche?
Arrivare a Rio de Janeiro è un sogno come lo è per tuti e quindi anche per noi. Penso che abbiamo qualche possibilità e su quelle ci concentriamo perché non vogliamo sprecare nulla, il torneo che abbiamo giocato a Hong Kong ci dà speranza e sappiamo che potremmo farcela.
Le squadre più forti dovrebbero chiaramente qualificarsi. Il sistema un po’ ci aiuta perché l’Inghilterra si porta dietro anche le altre britanniche visto che in ambito olimpico dal Regno Unito può arrivare una sola squadra, e questo porta via un po’ di competitors. Poi, in base a quello che ha detto il campo negli ultimi anni, dovrebbe passare la Francia per l’area europea  mentre le migliori altre squadre del continente parteciperanno a inizio agosto 2015 alle Olympic Qualifier. E qui dovremmo arrivare e giocarcela. C’è poi, volendo, una ulteriore possibilità a ridosso dei Giochi quando verrà giocato un torneo che assegnerà l’ultimo posto, senza contare che il Brasile potrebbe rinunciare perché non abbastanza competitivo a allora i posti liberi sarebbero due.

 

Si parla tanto di Hong Kong e lì le cose sono andate molto bene, ma il resto della stagione ci ha dato risultati negativi. Hong Kong non è stato un risultato estemporaneo?
No. E’ vero che dopo c’è stato un calo ma con le risorse che avevamo quel torneo, che era fondamentale, lo abbiamo preparato bene e siamo arrivati a un niente dall’ottenere la qualificazione alle Series IRB. Abbiamo fatto una serie di stage e di raduni mirati e abbiamo dimostrato che quando possiamo allenarci bene riuscendo ad avere a disposizione i giocatori che riteniamo migliori i risultati arrivano.
Hong Kong non è stato estemporaneo. Siamo arrivati in finale e il Giappone ci ha battuto perché era più forte, anche se vorrei ricordare che ha giocato con quattro figiani e un australiano, cosa che oggi non potrebbe più fare visto che ora si usa il regolamento del CIO. Due nostri ragazzi sono entrati della squadra ideale del torneo. No, non è stato un risultato estemporaneo e da qua ripartiamo, lo so che non abbiamo moltissime possibilità di qualificazioni olimpica, ma ci sono.

 

Hai parlato di risorse. Domanda secca: bastano?
Negli scorsi anni non erano sufficienti. Il presidente Dondi prima e ora il presidente Gavazzi hanno detto che c’è l’intenzione di far crescere questi fondi. L’ex presidente aveva annunciato l’intenzione di creare una Accademia Seven con un po’ di borse di studio ma poi è sempre stato tutto rinviato perché è vero che l’intenzione c’è ma poi i presidenti devono fare i conti con la realtà della situazione del momento e con le necessità complessive di un intero movimento.
Il CONI ci sta mettendo un po’ di pressione perché ora siamo disciplina olimpica e sono sicuro che qualche risorsa in più si libererà. Noi poi dobbiamo trovare sponsor specifici per il seven come già avviene in altre federazioni che hanno maglie con sponsor diversi da quelli della prima squadra.
Sono però sicuro che le Olimpiadi di Rio saranno importantissime, a prescindere dalla nostra presenza. Quei Giochi saranno una finestra incredibile e attireranno attenzioni e appassionati da ogni dove, dopo niente sarà più come prima. E noi dobbiamo sfruttare questo volano e questa possibilità. La federazione questo lo ha compreso e vedrete che le cose cambieranno.

 

Preparazione dei giocatori: i club danno una mano?
Noi con le società abbiamo instaurato un rapporto franco e tranquillo. Chiaramente tra di noi ci sono necessità diverse che non sempre collimano e non sempre riusciamo a lavorare con i giocatori che vorremmo o con la tempistica per noi più ideale.
D’altronde i ragazzi giocano con i club che li stipendiano e quindi c’è poco da lamentarsi. L’obiettivo è quello di poter pagare noi un gruppo di atleti come fanno altri ma al momento le risorse non lo consentono. E’ complicato, non lo nego, ma c’è collaborazione da parte di tutti o quasi tutti. Lavoriamo assieme ma è chiaro che se si vuole fare un progetto più importante bisogna sedersi attorno a un tavolo per superare i problemi con regole certe e durature. Perché, ad esempio, è vero che gli ultimi tornei a cui abbiamo partecipato non sono andati benissimo ma nessuno si è accorto che c’erano 10 debuttanti su un gruppo di 12 giocatori. E nonostante i risultati negativi siamo stati competitivi. Ci manca davero poco per fare il salto di qualità, abbiamo la necessità di lavorare in maniera continuativa con un gruppo scelto di giocatori.

 

Ultima cosa: c’è qualcosa da sistemare nella costruzione della stagione italiana?
Sì, al momento la stagione rugbistica è tronca e da maggio non si gioca più. Io vorrei riuscire a implementare l’attività nei vari comitati regionali anche nel periodo estivi, farlo anzi diventare un momento clou per il seven. Dopo la fine dei vari campionati a 15 i ragazzi giocano a 13 o al beach, si potrebbe fare anche con il rugby a 7. Nella mia idea si fanno i circuiti regionali e poi le squadre che vincono prendono parte a un torneo di finali nazionali che immagino a settembre. Tutto questo mantenendo sempre l’attuale attività.

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