Championship, the day after: i problemi Pumas, le gioie di Hansen, i dubbi di McKenzie

Per l’Argentina infermeria affollata, in Australia cambi in vista nella linea veloce

ph. Daniel Munoz/Action Images

Dopo i primi due incontri del Rugby Championship 2013, vediamo come stanno le squadre.

Argentina: difficile dire qualcosa della partita di Soweto. L’Argentina scesa in campo era una brutta copia della squadra determinata e amante della lotta che siamo soliti vedere e apprezzare. Al di là della classica “giornata storta e da dimenticare” in fase difensiva, ciò che più preoccupa è forse quella offensiva: poche idee, palloni vaganti, cambi di fronte d’attacco non ragionati, ricerca di soluzioni individuali e carenza nel sostegno. Anche le fasi ordinate sono andate davvero male, soprattutto le touche. E dall’infermeria arrivano brutte notizie: per Albacete uno strappo muscolare alla coscia destra, Leguizamon ha lamentato un colpo al setto nasale mentre Hernandez ha un problema sia alla gamba (contusione muscolare) che alla clavicola sinistra. I Pumas devono voltare pagina e ricominciare da zero, anche se a livello mentale la sconfitta potrebbe avere effetti devastanti nel breve periodo. Fondamentale sarà ritrovare qualche big, che garantisca in campo quella leadership che a Soweto sembrerebbe essere mancata.

Sudafrica: squadra fisica, che mette enorme pressione territoriale, gioca poche fasi ed è estremamente efficace. Qualcosa di nuovo? Fin qui poco nulla. La sensazione è che qualcosa di più in vista della fida con gli All Blacks per il titolo finale la squadra di Meyer dovrà farlo. La non-partita di ieri dice poco sul reale stato di forma e di gioco degli Springboks. Sui giovani in campo, bene Vermeulen ed Engelbrecht, mentre Le Roux là in fondo è apparso un po’ sacrificato. Ottima anche la partita di Strauss, che non farà dormire sonni tranquilli a Bismark Du Plessis.

Australia: forse la squadra peggiore del primo turno. Per demerito proprio, ma anche, e soprattutto, per merito dei tutti neri, che hanno di fatto costretto i talentuosi tre quarti Wallabies a fare da spettatori. Folau non ha mai avuto spazi aperti da correre palla in mano, O’Connor non è quasi mai stato coinvolto, di Mogg ricordiamo un paio di ultimi placcaggi mancati. Toomua ad apertura ha fatto il minimo indispensabile, allargando il gioco e distribuendo. L’unica nota positiva forse viene dal mezzo del campo, con Ashley-Cooper sempre efficace e ispirato. McKenzie starebbe già pensando ad alcuni cambiamenti: Folau estremo (più possessi per lui), Ashley-Cooper ala e Kuridrani a secondo centro. Ma servirà di più: un Genia più decisivo e meno tentennante e più colla tra i due reparti.

Nuova Zelanda: il giorno dopo la centesima vittoria sull’Australia è sempre un bel giorno. Hansen ha di che essere soddisfatto. Cruden ha fatto una gran partita e anche al piede non ha fatto rimpiangere Carter, Nonu ha dato il massimo inventandosi anche un paio di calci ben eseguiti, Conrad Smith ha dimostrato ancora una volta tutta la sua sapienza, Ben Smith si è dimostrato gran finalizzatore, McCaw nel brakdown ha detto la sua. Nota negativa i molti calci di punizione concessi. Dopo la prima partita si confermano i favoriti d’obbligo.

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