Crouch, touch, filosofia! Perché ci sono più cose in una mischia…

Secondo appuntamento nel viaggio dentro il momento topico del rugby. Sempre con Antonio Raimondi

ph. Daniela Pasquetti

Nella prima puntata, abbiamo iniziato ad affrontare il tema della mischia ordinata, partendo dai
problemi che sta ponendo nel rugby contemporaneo e dallo scrutinio cui è sottoposta, al fine di
migliorare la situazione. Oggi puntiamo a delineare alcune delle caratteristiche, che possono essere il punto di partenza, per chi volesse approfondire il tema del “come funziona” una mischia e dei suoi possibili sviluppi. Nulla di veramente esaustivo, ma come sempre il nostro “Gettone” ha l’intento di stimolare il dibattito.

 

La mischia è uno degli elementi caratterizzanti della storia del rugby. Sulla forza della mischia il Sudafrica ha costruito la sua imbattibilità nelle “Serie” giocate tra il 1893 al 1956, quando fu sconfitto per la prima volta in Nuova Zelanda. I primi anni di storia della mischia meriterebbero un approfondimento, qui ci interessa rilevare che all’inizio era qualcosa di molto differente da come la conosciamo oggi: non c’erano schemi di formazione obbligati e in pratica ogni nazione la interpretava in modo differente. I tour costituivano il momento di confronto e scoperta di quanto accadeva a livello rugbistico nelle varie nazioni. Celebre ad esempio l’utilizzo di due soliuomini in prima linea degli All Blacks durante il tour degli Originals del 1905 che produsse tutte vittorie, tranne contro il Galles. Se ne sono viste di tutti i tipi: 2-3-2, 2-3-3, 3-2-3 e quella che oggi conosciamo 3-4-1. Una varietà permessa dal regolamento che non dava delle stringenti indicazioni.

 

Se, come detto anche nella prima puntata, la mischia è una delle fasi più controverse del rugby, al tempo stesso è uno degli elementi più interessanti da studiare. Filosoficamente rappresenta, più di ogni altro elemento, lo spirito del rugby e il valore del lavoro di squadra. Nella mischia, più di ogni altra area, trova la sua massima espressione “il tutto è maggiore della somma dei singoli”. Tanti manager, che puntano molto sul cosiddetto team building, potrebbero ottenere risultati ben migliori, se riuscissero a studiare e capire come funziona, sotto questo profilo, un pacchetto di mischia.
La mischia ordinata è una questione di dettagli, vi basti pensare che nella ricerca in corso all’università di Bath e di cui parleremo diffusamente nella terza parte la prossima settimana, sono millecinquecento i parametri misurati e stiamo parlando esclusivamente della rilevazione delle forze applicate nella mischia ordinata.
Gli allenatori, i giocatori, gli arbitri sono alle prese con un elemento di enorme complessità, che a
volte produce anche dei falsi miti, come quello che soltanto chi ci gioca o ci ha giocato (per molti
la cerchia è racchiusa alla prima linea) possa capire cosa accada in mischia ordinata. L’esperienza
di sicuro aiuta (nella speranza di accontentare i fratelli piloni e tallonatori), aver “sentito” la forza
dell’ingaggio o la pressione nel momento di spinta, permette di entrare nel cuore della questione,
(un po’ ti entra nel cuore) ma non è naturalmente tutto.

 

Ad esempio non è necessario aver giocato in mischia per allenarla, il nostro CT Jacques Brunel è un caso concreto che viene in mente, non c’è bisogno di aver fatto il pilone o il tallonatore, per arbitrare la mischia ordinata o per comprenderla. Le aree da approfondire sono parecchie e non sono solo quelle che riguardano gli aspetti tecnici. In gioco ci sono otto uomini che devono applicare otto tecniche differenti, contro altri otto uomini. Otto forze di spinta, che devono essere unite e coordinate per ottenere il massimo risultato dal punto di vista biomeccanico. Tanta roba, dicono così adesso, ma di roba ce n’è molta di più.
L’aspetto psicologico è altrettanto importante, sia esso individuale o di gruppo, e deve reggere al confronto con l’avversario. Evidentemente non è solo una questione di forza fisica. Implicazioni psicologiche che ci permettono di tornare al “tutto maggiore alla somma dei singoli” che è uno dei principi fondanti della psicologia della Gestalt.
Sono tutti elementi che devono essere studiati, per poi rendere semplice il lavoro, semplificando al massimo gli schemi, che devono farci comprendere dei processi molto complessi e rendere quindi efficace la prestazione della mischia.

 

Potrebbe essere utile nel nostro caso, come punto di partenza, partire da una formula: Performance della mischia = Potenziale performance – Perdite di processo. Dove la potenziale performance è il risultato di una mischia perfetta, al quale vanno sottratte tutte quelle perdite che si hanno durante il processo e che riguardano gli aspetti di tecnica, coordinamento e la motivazione dei singoli e del gruppo.
Nelle nostre analisi, dobbiamo sempre tenere anche il contesto in cui ci si muove: un conto è
parlare a un gruppo di giocatori professionisti, un altro con degli juniores. Creare processi facili da comprendere e da applicare, in un caso o nell’altro, è un buon punto di partenza per ottenere risultati positivi.

 

La mischia costringe così a studiare aree molto ampie e differenti.
Biomeccanica – La mischia si basa su una tecnica raffinata. Niente a che fare con quella sensazione di “mucchio selvaggio” che alcuni hanno, quando vedono il nostro sport per la prima
volta. Non è facile da capire, ma si tratta di posizioni di spinta, angoli, individuali e di squadra,
coordinazione. Chi vuole approfondire questo è uno dei link sul Total Impact Method sviluppato in particolare dal guru neozelandese Mike Cron.
Impossibile, entrando nel campo della tecnica della mischia ordinata, non parlare della scuola argentina, della famosa bajadita e degli uomini che hanno fatto della mischia ordinata, se non una religione, quanto meno una rigida disciplina: Francisco “Catamarca” Ocampo, il suo discepolo Carlos “Veco” Villegas, o quel Carlos Bassani, allenatore tra gli altri del Tala, club che nella prima coppa del mondo nel 1987 fu rappresentato in tre nazionali differenti: Rodolfo Ambrosio (apertura con l’Italia), Hugo Torres (pilone con l’Argentina) e Enrique Topo Rodriguez (pilone con l’Australia). In Italia la scuola argentina, ben rappresentata nel corso degli anni da tanti giocatori, ha un esponente di favolosa competenza come Manuel Ferrari, oggi consulente a Recco.
Psicologia – La mischia ordinata è il motore di una squadra di rugby, ma come tutte le questioni
umane, ha un carburante particolare, rappresentato dalla motivazione. L’aspetto psicologico della
mischia, molto spesso influisce sul rendimento di tutta la squadra. Quante volte durante le partite, a ogni livello, il crollo di una squadra è anticipato dagli scricchiolii della mischia ordinata? Un ricordo su tutti, ma sicuramente ne trovate nella vostra esperienza: Coppa del Mondo del 2003, Italia – Galles, quando la rottura dell’equilibrio in mischia ordinata ha messo fine alle nostre speranze di qualificazione ai quarti di finale.
Sono elementi che chi vuole occuparsi seriamente di mischia ordinata non può trascurare o lasciare semplicemente gestire dalla propria sensibilità. Occorre una corretta formazione, per comprendere a fondo, come lavorare sul gruppo e sul singolo, soprattutto quando a volte devi portare il giocatore al di fuori della sua area di “conforto”, per essere efficace, anche tecnicamente. Pensate a com’è cambiata la posizione di partenza dei piloni, oggi sbilanciati in avanti, in passato in posizione più “seduta” e quindi più facile da tenere e alle resistenze che i primi avevano verso qualcosa che oggi è assolutamente normale.

 

Fin qui le riflessioni ci hanno portato al pensiero della performance. Non dobbiamo dimenticare però che la priorità rimane la sicurezza dei giocatori e in questo il dovere è di fornire tutti gli strumenti per restare in zone sicure. L’insegnamento della tecnica e un atteggiamento positivo sono elementi fondamentali che rispettano il principio della leale competizione. In linea generale possiamo dire che la protezione del singolo è assicurata dal lavoro collettivo degli otto uomini: quando la mischia è ben strutturata tecnicamente e spinge nella giusta direzione, nessun giocatore rimane esposto e vulnerabile a forze potenzialmente pericolose. L’atteggiamento positivo oltre ad essere decisivo nella sicurezza della mischia ordinata, semplificherebbe il lavoro dell’arbitro, che è alle prese con la complessità delle regole. Sicuramente gli arbitri conoscono il regolamento, tuttavia, gli amministratori, a ogni livello, dovrebbero imporre corsi per i direttori di gara, per comprendere la “meccanica” della mischia ordinata. Sarebbe un passo importante, insieme con una maggior attenzione per quelle regole a volte ignorate, come ad esempio l’introduzione storta, raramente fischiata o il rispetto delle legature delle terze linee.
Sarebbe già qualcosa per migliorare la situazione, in attesa di una riforma delle regole, già iniziata
con il passaggio alle tre chiamate per l’ingaggio, che dovrebbe riparare al problema dei crolli:
tra nazionali appartenenti al Tier 1 (primo livello) nel periodo d’ingaggio a quattro chiamate avvenivano nel 60% delle mischie.
Enrique Topo Rodriguez nel suo Art of the scrummaging, offre un punto di partenza diretto e semplice, oltre che condivisibile: la premessa principale è che la maggior parte delle mischie collassa perché i piloni sono instabili; la seconda premessa è che i piloni sono instabili perché non sono riusciti ad ottenere una posizione sicura; conclusione, se rendiamo più semplice per i piloni ottenere una posizione di forza stabile, ci saranno meno crolli. La soluzione si raggiunge creando una situazione nella quale è più facile adottare una posizione stabile.
Nella ricerca della soluzione, saranno sicuramente fondamentali i dati che produrrà lo Scrum Force Project di cui abbiamo scritto anche nella prima parte del nostro approfondimento. In particolare saranno interessanti e decisive le misurazioni della seconda parte del progetto, in via di completamento, che ci daranno i valori delle forze in campo con due pacchetti di mischia contrapposti e non solo di un pacchetto contro la scrum machine… CONTINUA

 

A QUESTO LINK TROVATE LA PRIMA PARTE DEL VIAGGIO DI ANTONIO RAIMONDI SUL PIANETA-MISCHIA

 

di Antonio Raimondi

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