Il giro della mischia ordinata… in tre puntate! Parte prima: gli studi scientifici

Iniziamo un viaggio attorno a uno dei momenti (il momento?) caratterizzanti delrugby. E a farci da guida è Antonio Raimondi

ph. Sebastiano Pessina

Il Dr. Danie Craven diceva: “Tutto inizia con una mischia, è la base del rugby”. Era soprannominato Dr Rugby e le sue parole rimangono valide ancora oggi, dopo quasi venti anni di professionismo. La mischia ordinata è la più importante singola piattaforma di gioco. Assorbe un tale impegno fisico che ha effetto sul resto del gioco: sulla rimessa laterale, su ruck e maul, sul sostegno in attacco e sulla copertura in difesa. In altre parole ha effetto sull’intera performance della squadra.
Da questo presupposto, oggi iniziamo un percorso a tappe, nel mondo della mischia ordinata, che vi proporrà vari elementi, documenti e letture che, se vorrete, potrete poi approfondire individualmente.

 

Partiamo dalla crisi della mischia ordinata, sottolineata dalle continue lamentele: di allenatori e giocatori, per come viene amministrata dagli arbitri (50% delle mischie ad alto livello con crolli o reset); di giornalisti e vari addetti ai lavori, che sentono invece il problema della poca spettacolarità e del tempo rubato al resto del gioco a causa di crolli e atteggiamenti ostruzionistici (il 17% del tempo in partite d’élite è passato in mischia); di medici che mettono in risalto la pericolosità per i giocatori ( ha una relativamente bassa incidenza di infortuni 6-8% del totale, ma il 40% di quelli gravi hanno origine in mischia).
La mischia ordinata è oggi uno degli elementi, insieme con il break-down, più controversi del gioco del rugby. Per alcuni la mischia è solo un modo per riprendere il gioco. E’ una percezione completamente sbagliata, perché la conquista leale è uno dei principi del rugby, perderla significherebbe snaturare il gioco, andando in situazioni come nel football americano o nel rugby league dove il possesso è assegnato.
Per mettersi in un punto di vista di osservazione valido, conviene avere ben chiaro la definizione della mischia, secondo il libro delle regole: regola 20 – Lo scopo della mischia è far riprendere il gioco rapidamente in modo sicuro e leale, dopo un’infrazione minore o un’interruzione. I principi sono racchiusi nella definizione: rapidità della ripresa del gioco, sicurezza per la salute dei giocatori e leale contesa per la conquista del pallone.
Oggi la mischia offre criticità in tutti e tre i principi: perché rallenta il gioco, visto il tempo che si impiega per concludere in modo regolare una mischia; non è sicura per i giocatori, perché sono troppi i crolli che mettono i giocatori in situazioni di pericolo; non garantisce la lealtà della contesa, per le numerose infrazioni commesse e la difficile identificazione da parte degli arbitri.

 

Siamo in emergenza, anche perché nel mutare delle forze in campo, gli adattamenti sono stati fatti parzialmente con l’effetto che a volte la pezza appare peggiore dello squarcio. La situazione della mischia ordinata deve essere valutata globalmente, con il contributo di tutti gli elementi coinvolti: giocatori, allenatori e amministratori proveniente da differenti livelli di gioco, perché deve essere rispettato un altro principio: le regole permettono ai giocatori di fisico diverso, abilità, sesso o età di giocare secondo le loro capacità in un ambiente controllato, competitivo e gradevole. Spetta a tutti coloro che giocano a Rugby di conoscere bene e comprendere le Regole di Gioco. Inoltre andrebbero coinvolti rappresentati di sponsor, stampa, televisione e pubblico. Ascoltare tutte le componenti interessate allo sviluppo del rugby, permetterebbe di trovare delle soluzioni più equilibrate, per poter riscrivere le regole, mantenendo i principi “costituzionali”.
Nonostante le tante critiche, l’International Board sembra aver preso la strada giusta, magari in modo tardivo, per affrontare in modo scientifico la questione mischia ordinata. La situazione di questa area di gioco è sotto stretta osservazione dello Steeering Scrum Group che comprende i maggiori esperti: David Barnes (IRPA), Mike Cron (NZRU), Didier Retière (FFR), Brian O’Shea (ARU), Norm Mottram (USA Rugby), Richie Dixon (GRU), Ken Quarrie (NZRU), Graham Mourie (Chairman of IRB Rugby Committee), John Jeffrey (IRB Council Member & SRU), Gavin Williams (RFU), Dr Martin Raftery (IRB Chief Medical Officer), Paddy O’Brien (IRB Referee Manager).

 

Inoltre dal giugno del 2010 all’Università di Bath, è iniziata una ricerca, che sta misurando le forze che entrano in gioco nella mischia ordinata, controllata e indirizzata dal Scrum Force Project che agli esperti dello Steering Group integra chi si sta occupando direttamente del progetto a Bath: Keith Stokes (University of Bath), Dr Mike England (RFU), Colin Fuller (IRB Risk Management Consultant), Grant Trewartha (University of Bath), Ezio Preatoni (University of Bath). Nelle prossime puntate, vedremo i primi risultati, con il contributo di Ezio Preatoni, uno dei ricercatori del progetto “Biomechanics of the rugby scrum”. Lo possiamo considerare uno dei nostri, tanti, cervelli in fuga, con laurea e dottorato al Politecnico di Milano.
Oggi ci interessa sottolineare l’indirizzo preso, perché questa ricerca, finanziata direttamente dall’International Board, sta colmando la carenza di dati e misurazioni oggettive, delle forze in gioco nella mischia ordinata.
Le ricerche di Peter Milburn e Renato Rodano (professore al Politecnico di Milano), sono state per anni il solo punto di riferimento, nella valutazione delle forze applicate nella mischia. I due importanti lavori, che hanno comunque contribuito anche allo sviluppo della tecnica applicata alla mischia ordinata, sono però ormai vecchi di venti anni. Lo scenario è quindi completamente cambiato: le regole di ingaggio sono cambiate, la preparazione dei giocatori è cambiata, la tecnica di gioco si è affinata, l’abbigliamento è cambiato. Tutti questi mutamenti, hanno sicuramente modificato le forze in gioco e inoltre i ricercatori hanno nuovi strumenti di misurazione, che ad esempio permettono, cosa non garantita nelle ricerche citate, la validità ecologica dell’esperimento, ovvero il poter ricreare la situazione reale di gioco. In modo riduttivo prima si stava in laboratorio, ora il laboratorio è portato sul campo.
Lo studio approfondito aiuterà lo Steering Scrum Group a dare un indirizzo nuovo, basato sia sull’esperienza del campo sia sulle misurazioni di laboratorio. Un passo in avanti necessario, che dovrebbe permettere ai giocatori e allenatori tecniche di gioco più sicure e più efficaci, agli arbitri di avere delle regole più semplici per controllare con precisione la mischia e a chi guarda di comprendere meglio ciò che succede in campo. Potrebbe sembrare un’utopia… (continua)

 

Lettura consigliata: The ART of Scrummaging di Enrique Topo Rodriguez, pilone di Argentina e Australia.

 

di Antonio Raimondi

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