Pubblico da Eccellenza, i numeri non mentono: bisogna ridimensionare per crescere?

Nelle prime otto giornate sugli spalti si sono assiepati 28mila tifosi, per una media di 714 presenze a partita. Troppo poco

ph. Alfio Guarise

“Di una cosa sono certo: dobbiamo incrementare il pubblico, dare il via a una campagna di marketing che diminuisca la differenza tra gli 80mila dell’Olimpico e i mille delle gare di Eccellenza. Più pubblico significa più sponsor e più soldi dalle tv”. Così questa estate – in piena campagna elettorale – parlava Alfredo Gavazzi, l’uomo che da metà settembre ha poi in mano le redini della FIR. Parole inoppugnabili, dette oltretutto da un uomo che conosce benissimo la vita dei club, con tutti i problemi connessi alla vita quotidiana di una società nel rugby italiano.

 

La stima del patron del Calvisano, e cioè quei mille tifosi a partita, è però purtroppo fin troppo ottimistica. I numeri dell’Eccellenza 2012/2013 dicono infatti che nelle 48 partite finora giocate, il pubblico totale è stato di 28.550 unità. La media è di 714 tifosi a gara, ben al di sotto della soglia di quel migliaio di presenze che il neopresidente FIR già giudicava insufficiente. Numeri abbastanza desolanti, che difficilmente possono attirare quegli sponsor di cui il rugby di base ha disperatamente bisogno.
Altre cifre: la partita con più tifosi finora è stata quella tra il Petrarca Padova e Rovigo, che ha richiamato tremila spettatori, quella con meno affluenza di pubblico è invece Crociati-Petrarca (150 tifosi).
La squadra con la media tifosi più alta? Sempre Padova, con 6mila presenze distribuite su quattro partite e 1.500 appassionati di media. Poi c’è Viadana, con numeri praticamente identici: 5.974 tifosi per 4 gare e una media di 1.494. Terza – e ultima con una media sopra al migliaio di unità – è Rovigo: 4.350, quattro partite casalinghe e 1.088 tifosi ad ognuna di esse. Quarta è la Lazio con 800 spettatori di media per 3.200 presenze in quattro partite. Poi via via tutte le altre con i Crociati in ultima posizione tra le squadre d’Eccellenza: 1.250 presenze nelle cinque gare giocate in casa e una media di 250 tifosi.

 

Non è un lavoro semplice quello che Gavazzi e la FIR si trovano ad affrontare. Come invertire la tendenza e innescare quel cortocircuito positivo che porta più pubblico, più visibilità sui media e quindi più sponsor? Chi ha una soluzione facile alzi la mano, ma probabilmente non esiste. Esistono più facilmente una serie di scelte e di decisioni che nel medio periodo possono cominciare a dare risultati tanto solidi quanto migliori di quelli attuali. Fondamentale è la qualità del gioco, che significa un numero di giocatori adeguato e sufficientemente preparato. Oggi una Eccellenza a 12 squadre pare sovradimensionata rispetto a questi parametri, bisognerebbe ridimensionare per poi ripartire ed eventualmente tornare a crescere da qui a una decina di anni. Una Eccellenza con meno squadre porterebbe a un innalzamento del livello medio del gioco in tempi abbastanza brevi e potrebbe tornare a diventare appetibile anche per giocatori stranieri di livello superiore a quelli oggi protagonisti sui nostri campi.
Che poi le squadre debbano essere 8 (come ad esempio sostiene da sempre il “nostro” Vittorio Munari) o 10 è cosa che si può discutere, ma dodici sono davvero eccessive. Diminuire il numero delle squadre può dare l’impressione di un impoverimento del sistema (e non sarebbe comunque una panacea a tutte le tare), ma è anche il metodo migliore per prendere una nuova rincorsa e fare un balzo che ci porti avanti, magari ben oltre quel migliaio di tifosi a partita che oggi sono un mezzo miraggio.

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