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Anni persi e cambiamenti improrogabili: quando Conor O’Shea alzò la voce

Un Sei Nazioni durissimo e che ci ha messo spalle al muro. Ora il tempo è davvero finito
italia o'shea nazionale

ph. Massimiliano Carnabuci

“Il mio rammarico è quello di non aver saputo creare una sinergia tra le differenti componenti del rugby italiano”. Con queste parole Jacques Brunel parlava alla stampa italiana nel febbraio 2016 in occasione dell’annuncio della formazione che avrebbe affrontato l’indomani la Scozia nella terza giornata del Sei Nazioni. Ad un anno e un mese di distanza, rimbombano ancora dalla sala stampa di Murrayfield le parole di Conor O’Shea dopo la sconfitta contro la Scozia. “Tutti, in Italia, devono mettersi l’ego in tasca e capire che la Nazionale è la cosa più importante in assoluto, la Nazionale deve venire prima di tutto. Perché le decisioni che prenderemo daranno fastidio a qualcuno, ma sono da prendere. Non possiamo continuare a fare le stesse cose e sperare che le cose cambino”.

Dal suo arrivo in Italia, sicuramente le parole più dure mai sentite dire dal Commissario Tecnico irlandese, e il linguaggio del corpo nel corso del match di Murrayfield ha tradito forse per la prima volta un certo nervosismo. Non era certo una questione in discussione, ma ora abbiamo la prova provata: dietro il sorriso, le parole sempre positive, la difesa a spada tratta dei ragazzi che vanno in campo, la serietà di chi si presenta alla stampa italiana parlando italiano, c’è tutta la determinazione di chi è consapevole della gravità della situazione e di chi ha una visione per modificare radicalmente le cose. I cambiamenti al sistema, insomma, non possono più essere rimandati: dopo che tanti Commissari Tecnici si sono avvicendati sulla panchina azzurra, forse è arrivato chi ha in valigia non solo il termometro ma anche le possibili medicine. Sperando che la ricetta non sia altro che un foglio bianco su cui il dottor O’Shea può scrivere tutto ciò che vuole.

 

 

Meglio tardi che mai

Una questione sarebbe però da chiarire. A distanza di alcuni mesi, è innegabile che l’arrivo del nuovo staff tecnico rappresenti una nuova e diversa pagina del movimento Italia. Necessità di dialogo con le franchigie, giocatori non in lista gara rilasciati ai rispettivi club, allenatori delle franchigie coinvolti nei raduni della Nazionale, un CT che va a vedere le partite di Eccellenza e conosce i ragazzi dell’Under 20…Cose che, probabilmente, solo dalle nostri parti di Ovalia provocano stupore e sorpresa. In Pro12 siamo entrati da poco, ma davvero ci sono voluti sette anni per capire quanto vitali e necessari siano una regolamentazione logica e sensata dei permit player o un costante dialogo tecnico tra franchigie e Nazionale? Meglio tardi che mai, certo, ma viene anche da domandarsi cosa si sia fatto fino ad oggi, perché non si è agito in modo diverso e a che punto potremmo essere se certe dinamiche fossero iniziate prima dell’anno solare 2016.

 

 

Una stagione con cambiamenti radicali?

Comunque sia, importanti cambiamenti saranno discussi già nelle prossime settimane per arrivare nella miglior condizione possibili all’inizio della nuova stagione. A cominciare dalla riforma dei Centri di Formazione Permanente Under 18, dal legare il prima possibile un’Accademia a ciascuna franchigia e dal futuro delle Zebre, la cui prossima stagione inizia a prendere forma dal punto di vista tecnico ma non ancora da quello amministrativo/gestionale (“Sono andato a Parma ogni lunedì per un anno, mi sarebbe piaciuto creare una mentalità nella gestione del club. Ora è tanto che non ci torno. Non so cosa accadrà”, ha dichiarato il Presidente Alfredo Gavazzi al Messaggero Veneto prima della sfida contro la Scozia, facendo anche il nome di Milano come possibile futura destinazione).

E’ stato un Sei Nazioni durissimo, con 15 sconfitte tra maschile, femminile e Under 20, e 3 punti complessivamente conquistati in classifica. Ma è stato un torneo che ci ha messo con le spalle al muro e mostrato, in modo crudo e diretto, quale sia il gap attuale con le altre squadre e cosa vada fatto per colmarlo. Una vittoria avrebbe certamente fatto piacere, prima di tutto ai giocatori: ma a livello di sistema generale avrebbe solo nascosto parte della polvere sotto al tappeto, aggiungendone altra a tutta quella accumulata negli ultimi anni.

 

di Roberto Avesani


onrugby.it © riproduzione riservata

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100 risposte a “Anni persi e cambiamenti improrogabili: quando Conor O’Shea alzò la voce”

  1. arali scrive:

    Finalmente! Questo non si accontenta delle solite chiacchiere, spero che alla fine della fiera non si debba dimettere

    • Charlie scrive:

      @di Roberto Avesani…

      TUTTE le tue parole sono esattamente tutto cio ch abbimo scritto parola x èarole nei nostri post…F
      Fa piacere vedere che ci leggi attentamente e ti unisci al nostro amao e profondo disappunto…
      Nemmeno le parole ee frasi durante il 6N di O’Shea sono nuove, non mi
      sorprendono, ma la questione la pongo in questi Termini:

      a.- Lui vuol cambuare anche perché di mezzo ci va il posto e lo stipendio, leggi “costo – benegicio”
      b.- lui deve far fronte a tutto il sistema sbagliato del rugby italiano,
      c.- ci sono forze contrarie perche siamo in un paese come italia dove
      vincere e vincenti creano gelosie invidie animosita critiche a vanvera…
      d.- quindi: Conor potrà farlo e velocemente mirando ai mondiali?

      Signori, qui di nuovo sorgono le eterne parole: tempo, cambiamenti
      doverosi,speranze, pazienza…i mondiali sono “domani”…
      e mente noi cambiamo (lo voglio vedere finalmente…) gli altri pure vanno avanti on strategie e métodi…per logica la nostra velocità operativa dovra essere il doppio la loro…possibile?

  2. tunga scrive:

    tempi duri per i troppo buoni

  3. dasvidania scrive:

    Infatti sono convinto che COS non si lascerà macerare dai vari giochi di potere e scaricabarile italici e se non avrà le possiilità di svolgere e far svolgere il suo compito saluterà tutti…le offerte non gli mancano di sicuro. Buon lavoro Coach

    • gasport scrive:

      Lo vedremo subito…Se davvero la FIR lascerà metter mano a COS e allo staff (soprattutto Aboud) al “giochino Accademie-CDF” (sovradimensionato rispetto alla qualità dei giocatori a disposizione, per sistemare gli amici degli amici degli amici) c’è buona speranza che qualcosa cambi davvero e nel verso giusto.
      Più che la nazionale maggiore in sè, dove grosse limitazioni alle scelte di COS non penso siano state poste (forse qualche nome eclatante da tagliare ci sarebbe), la partita vera si gioca alla base del sistema dell’alto livello..

    • Charlie scrive:

      @dasvidania scrive:

      se se ne và, quindi, cominciamo da capo? come se nulla fosse successo?…
      altro allenatore? altro tempo per inventare che cosa?…vedi? spero non sia questa la ennesima formula del masochismo italiano, iniziare tutto da capo per non cambiare nulla, come in politica “la colpa era di quelli che
      ci hanno preceduti, ora io cambio tutto…”vi ricorda qualcuno fallimentare?…

      • Charlie scrive:

        eppure, penso che non ci voglia tanta fantasia per cambiare le cose, vuol dire copiare pari passo cio che hanno fatto e fanno le prime cinque potenze mondiali del rugby, ognuna avendo percorso
        un processo evolutivo e continuativo nel tempo, sopratutto con serietà e professionalità…facile vero?, imparare o copiare di coloro che SONO e che SANNO…noi non possiamo inventare nulla,
        ne la Fox ne la lepe e nemmeno il coniglio o lo struzzo che nasconde la testa per non vedere…

  4. eridano scrive:

    Dopo un tour estivo, i test match di novembre e un sei nazioni solo parole. Almeno per ora….

    • Mac scrive:

      Io credo che questo tempo sia servito a tutto il nuovo staff per osservare, capire a fondo i problemi ed elaborare una soluzione, perchè questi problemi non si risolvono in 6 o 7 mesi con un allenatore nuovo. Da esterno al mondo del rugby (leggo solo i blog e vedo solo le partite, non conosco giocatori ne dirigenze ne gente che ne ha contatti) la mia visione è questa.. io credo che l’anno che verrà inizierà a dare qualche frutto in più.. il tempo sarà giudice di questa mia visione.

  5. delipe scrive:

    Buongiorno,
    Credo che in un momento di enfasi mediatica Conor O’Shea abbia dichiarato erroneamente che la Nazionale è la cosa più importante.
    In realtà come disse tsmpi fa, e io sottoscrivo, l obiettivo a lungo termine e il più difficile è quello di spingere i nostri ragazzi a scegliere il rugby.
    Aggiungerei pertanto che la cosa più importante è la base, la cultura, la preparazione. A tutto tondo chi pratica sport, chi tifa, chi scrive…
    La Nazionale è solo la vetrina finale che dovrebbe sempre luccicare in maniera reale non fittizia
    Ma se non riconosciamo che nel territorio italiano ci sono decine, migliaia di persone che si impegnano nei club e che vanno supportate senza campanilismi…beh francamente io rinuncerei ad un contratto con chiunque !
    Mi aspetterei pertanto una riflessione ed una spiegazione più puntuale del tuo pensiero caro Conor, restando comunque fiducioso nel tuo apporto e immutato sostegno.
    La storia che non si riesce ad incidere perchè ci sarebbe un padre padrone in Federazione è una risibile sciocchezza oltre che una bella scusa.
    Non avrebbe scelto questo staff stellare di cui, lo ripeto forse oer l ultima volt, non conosciamo hulla sui costi.
    FORZA ITALIA DEL RUGBY….ma se permettete….FORZA CAMPIONATO NAZIONALE !
    Cordialità

    • franzele scrive:

      Come dite voi giovani…. quoto

    • western-province scrive:

      Scrivi un sacco di cose condivisibili ma…

      il 6n porta i quattrini su cui si regge il sistema F.I.R. attuale, ergo la nazionale deve venire prima di tutto

      il campionato nazionale credo che nessuno voglia eliminarlo, ma a me piacerebbe anche moltissimo un campionato con più squadre, dove si spendono meno soldi inutili per campionissimi stranieri e nelle cui squadre giocano in prevalenza giocatori della zona, ridando un significato ai campanilismi e al valore della formazione nel club; e magari vedremmo anche più gente allo stadio

    • try scrive:

      io credo che O’Shea sa benissimo dell’importanza del campionato di eccellenza e della formazione di base.
      Quando parla di nazionale ha ragione. Il rugb italiano sopravvive con i soldi che la nazionale prende. Vuoi dirmi che la nazionale non debba venire prima di tutto?
      Ma non nel senso, pensiamo solo a quella, bensi se ad esempio ho un giocatore in Pro12 che rientra da un infortunio, o un giocatore giovane che deve far minuti sulle gambe e viene dato mettiamo al Petrarca, gli avversari che dicono “si falsa il campionato” si devono attaccare al cazzo.

      • ermy scrive:

        Infatti… io sarei anche per le due seconde squadre u.25 con over e stranieri contingentati. Si alzerebbe il livello dell’eccellenza con i top players in via di rientro dagli infortuni che porterebbero esperienza e pubblicità del rugby pro nei campi italiani… insomma una partita con un Zanni, un Morisi, un Hayward attirerebbe pubblico e competizione tra i giovani avversari…
        basta che i club non si oppongano per paura di perdere lo scudettino… ;)

    • Maggicopinti scrive:

      No. La nazionale viene prima di tutto, ma proprio prima, perché è ciò che tiene in piedi la baracca. Niente nazionale competitiva ->niente soldi del sei nazioni -> il movimento rugbystico italiano ritorna al puro dilettantismo, con i pochi giocatori decenti che vanno all’estero. Altro che campionato nazionale. I tempi del Milan, di Treviso che portava fior di campioni in Italia sono finiti. Ci vogliono milioni di euro, e l’unica porta da cui possono entrare è quella del sei nazioni.

      La priorità, quindi, è che la nazionale sia competitiva.

    • fracassosandona scrive:

      Il mellifluo delipe depone la maschera e mostra il suo vero volto:
      “La storia che non si riesce ad incidere perchè ci sarebbe un padre padrone in Federazione è una risibile sciocchezza oltre che una bella scusa.”
      Qualcun altro riconosce questa prosa inconfondibile? :-)

    • Appassionato_ma_ignorante scrive:

      Esattamente come scrivono @try e @maggico: O’Shea non sta dicendo “pensiamo solo alla Nazionale e in vacca tutto il resto”. Sta dicendo: “Dobbiamo avere una Nazionale vincente (sottinteso: perché è la nazionale vincente che, almeno per il momento, tiene in piedi tutta la baracca). Quindi dalla base al vertice tutto deve essere *coordinato* e operare *in funzione di quell’obiettivo*”. Così è come la capisco io e come ha senso. La Nazionale vincente è la meta alla quale il resto deve allinearsi. È la direzione in cui il movimento, tutto, deve spingere e per farlo deve essere organizzato al meglio, si come struttura (organigramma), sia come attività (campionati e formazione dei giocatori), sia come personale (allenatori, club, e tutto il resto).
      O’Shea sta dicendo qualcosa tipo “chi vuole stare sulla barca, deve remare anche lui in questa direzione, diversamente può accomodarsi a terra”.
      Questo signore mi pare che abbia “un chiaro percorso in testa” :D Per quel che vale, ha tutto il mio sostegno.

      • Danthegun scrive:

        Credo sia esattamente così. Dire che la nazionale è la cosa più importante sottintende che tutto il sistema deve funzionare in funzione di fornire la nazionale più forte possible al proprio paese, e nemmeno per la sola questione dei soldi. Credo proprio che il concetto sia di pensare, dalla formazione di base alla pro12, come cambiare per il bene della nazionale.
        Quello che hanno fatto paesi come Irlanda e Scozia è proprio questo.

    • Mac scrive:

      Come hai detto te la nazionale è la vetrina finale… io nelle parole di O’Shea leggo che “la nazionale è la cosa più importante in assoluto”, deducendone il messaggio “bisogna lavorare in funzione di essa”, e quindi creando basi, cultura e tutto quello che hai detto per far si che possa splendere ed essere supportata dal movimento che ci sta dietro.
      Hai ragione su quello che dici, ma penso che implicitamente O’Shea intendesse questo.Bisogna sempre tenere a mente che se hai un movimento, l’annata buona ti porta a vincere qualcosa e l’annata brutta ad avere dei risultati mediocri. Se hai solo delle cose fatte un po a caso l’annata buona ti porta ad avere risultati mediocri e l’annata brutta al nulla.

    • fr78it scrive:

      Senza polemica: non capisco dove sia l’errore nel dichiarare che la Nazionale dovrebbe essere la cosa più importante.
      Il tuo intervento pare supportare chi sostiene che questo paese non cambierà mai perchè fatto di persone il cui motto è “fatti li cazzi tua”: se siamo ancora a difendere i campanili credo che non abbiamo veramente alcuna speranza di diventare un paese!
      Lo dico perchè prima di appartenere al campanile noi apparteniamo al paese, di cui il campanile è appunto parte, e per quanto parte importante non può e non deve pensare di venire prima del paese tutto.
      Per il resto, solo chiacchiere, perchè è evidenza innegabile (beh certo a negare l’evidenza noi italiani siamo maestri) che nell’ultimo decennio i fatti parlano a sfavore di chi ha lavorato dichiarando intenzioni di voler migliorare e crescere ma ottenendo solo risultati negativi oltre ogni più pessimistica immaginazione, sia in termini sportivi che economici. L’altra cosa in cui siamo maestri in Italia è lo scaricabarile per cui nessuno è mai responsabile, tantomeno se compre il ruolo di responsabile.
      Ovviamente vanno rispettate le idee di tutti (quando sono idee e non parole strumentali) ma ho trovato il tuo intervento molto meno chiaro di quello di O’Shea, anche perchè citi la storia, che in quanto tale si costituisce di fatti inconfutabili che non possono portare a sostenere questo campionato nazionale ne questa gestione federale etc…
      Non ho capito poi la necessità, in chiusura del tuo intervento, di quel “ma se permettete” usato come a voler porre evidenza di un contrasto tra “italia del rugby” e “campionato nazionale”, come a sottilineare che secondo te siano cose diverse e disgiunte quando invece, io credo, dovrebbero essere unite, correlate, se non sinonimi.

      Battaglia dura quella di Connor, spero che possa aprirsi una terza strada rispetto alle due che mi immagino abbia già: fare la fine dei brunel, mallet etc… o andarsene prima.

    • fabrio13H scrive:

      Sono d’accordo con @delipe per quel che riguarda la prima parte dell’intervento, ossia la formazione di base e il reclutamento, dopodiché però in estreme sintesi:
      1) la Fir ne avrà pure fatte parecchie di cose sbagliate se dopo 15-20 di determinati percorsi ci si è allontanati di molto dalle “Nazioni professionistiche guida”, non penso proprio che possa essere tutta colpa di reclutamento e preparazione dei giovani, che poi anch’essi sono in buona parte responsabilità della Federazione ma, ribadisco, anche altre scelte sbagliate (percorso equiparati e oriundi=risultati che avvicinano soldi che avvicinano nuovo seguito che…che …che, percorso dimostratosi catastrofico giusto per dirne una che ho già scritto molte volte)
      2) I tanto, e anche comprensibilmente, osannati club della serie: “i soldi ce li metto io e per tanto faccio come voglio io e sono libero di prendere le ventesime scelte delle Nazioni forti, per vincere le coppette di casa nostra e far felici quei quattro appassionati rimasti che vanno allo stadio.”

    • Vecchiagloria61 scrive:

      Campionato Italiano???
      Quale campionato quello che fa 100 spettatori di media a partita ???? Praticamente parenti ed amici, ma evidentemente nemmeno tutti altrimenti sarebbero molti di più !!!!
      Tanto rispetto per chi si impegna settimanalmente nel supporto ai club grandi e piccoli, ma quello è sport amatoriale…..qua stiamo parlando di competere nell’alto livello professionistico.

      Ha ragione COS su tutta la linea è quando parla di ego non si riferisce al presidente federale, ma alle franchigie, Treviso in testa, e a qualche club di eccellenza……e secondo me anche a qualche giocatore!!!!

      In un intervista al Sunday Time, Massimo Cutitta, fra le altre cose, sottolineava una scarsa attitudine dei giocatori Italiani a giocare per la maglia, a stringere i denti quando sei a riserva a tirare fuori i coglioni quando perdi 22~0, ma ti faresti ammazzare pur di non prendere un’altra meta.
      Potete chiamare Jones, Gatland, Noves e compagnia bella….metterli tutti assieme a guidare quest’Italia e non caverebbero fuori un ragno dal buco.
      La ragione è molto semplice…..siamo più scarsi !!!Questa è la legge dello sport e non si cambia dopo 11 partite !!!

      Forza Conor!!!!

    • gioviale scrive:

      Si ma se la nazionale non funziona non arrivano bambini.. quando entrammo nel 7 nazioni arrivarono numerose nuove iscrizioni. Se le franchigie non crescono non cresce la nazionale

  6. Camillo scrive:

    Il Signor COS sapeva a cosa sarebbe andato incontro. Un percorso difficile, pieno di “resistenze” ormai croniche. Spero che abbia la possibilità di cambiare, ma la vedo molto dura. Le “baronie” sono difficili da estirpare. Del resto, il nostro rugby è figlio della nostra realtà socio-culturale…….non vedo la possibilità di cambiamenti clamorosi. Qualcosa inizierà a fare, ma appena toccherà qualche tasto bollente, probabilmente andrà per altri lidi come hanno fatto tutti gli altri allenatori. In bocca al lupo coach, sei bravo, ma in un paese di “sordi” è difficile farsi sentire.

  7. oliver63 scrive:

    La cosa che mi ha colpito, ma spero che si tratti di un errore di interpretazione (dovuto magari alla scarsa conoscenza dell’italiano di COS) è che sia stata scaricata la colpa della attuale situazione italiana sui “club”.

    Ma come, abbiamo Accademie che non producono talenti ma giovani individualisti che si credono arrivati, Centri di formazione sparsi nel territorio con l’unico scopo di erogare prebende in cambio di sostegno elettorale, Franchigie mal organizzate e poco finanziate con staff approssimativi e scarsa professionalità che vanno in giro per l’Europa a prendere sberle … e la colpa è dei “club” ?

    Anzi, qualcuno ha già aggiunto in uno dei post di questi giorni, ad “un club” ben specifico situato tra l’Adige e il Po che non si adegua ai diktat federali ???

    Se così fosse, e la tenaglia “COS-Gavazzi” dovesse stringersi su quel poco che resta dei club italiani, avremmo completato quella distruzione del rugby italiano avviata nel 2011 con l’istituzione delle franchigie …

    Aloha !!!

    • Pumba scrive:

      Secondo me non ce l’aveva con i club in senso lato , anzi. Forse semmai , ma non sono nella sua testa , ce la potrebbe avere con quei club che pensano solo a se stessi senza rendersi conto che dovrebbero sentirsi parte di un sistema più allargato , che ha come naturale sbocco la nazionale. Come in tutto il resto del mondo … ma d’altra parte .. “io sono della regione X , della provincia Y , del paese Z … e qualche volta pure della frazione F … forse se vinciamo qualcosa sono anche Italiano .. sennò importare sega”

  8. giorgio66 scrive:

    Conor ha ragione e bisogna interpretare il corretto messaggio delle sue parole…..LA NAZIONALE e’ la cos apiu’ importante se diventa la conseguenza del lavoro di club, franchigie ,e prima ancora dei settori giovanili….lui vuole dire che il lavoro deve essere fatto per creare qualita’ in tutti i momenti di sviluppo ( dalle giovanili ai campionati senior e pro) e arrivare ad avere un movimento in toto che garantisca la crescita di giocatori di qualita’ che appunto formeranno la NAZIONALE che poi rappresentera’ il nostro movimento…..
    se continuiamo a favorire i mazzi e cazzi dei clube e basta senza avere un filo conduttore con la meta finale ( NAZIONALE)

  9. giorgio66 scrive:

    Conor ha ragione e bisogna interpretare il corretto messaggio delle sue parole…..LA NAZIONALE e’ la cos apiu’ importante se diventa la conseguenza del lavoro di club, franchigie ,e prima ancora dei settori giovanili….lui vuole dire che il lavoro deve essere fatto per creare qualita’ in tutti i momenti di sviluppo ( dalle giovanili ai campionati senior e pro) e arrivare ad avere un movimento in toto che garantisca la crescita di giocatori di qualita’ che appunto formeranno la NAZIONALE che poi rappresentera’ il nostro movimento…..
    se continuiamo a favorire i mazzi e cazzi dei clube e basta senza avere un filo conduttore con la meta finale ( NAZIONALE) allora andiamo avanti cosi’ mangiamo salsicce beviamo birre e godiamoci le domeniche da picnic…….certo che poi chi vota la deve finire di mandsre a palazzo gente come Gavazzi e c. , solo perche’ tu promettono un ritorno al tuo club e chi se ne frega degli altri……o si vuo cambiare veramente oppure teniamoci sto finto rugby , che di rugby ha solo la birra a fiumi e ciao a tutti…

  10. boh scrive:

    Io sono convinto, che le affermazioni di COS, le abbiano espresse con sfumature diverse tutti gli allenatori stranieri passati da queste parti. Il fatto è che per ora, nessuno è riuscito a mettere da parte il proprio EGO. Perché mettere da parte il proprio EGO, al punto in cui siamo giunti, vuol dire anche togliere il disturbo. Ma credo , che il disturbo, sia più facile farlo togliere a uno, che a tanti.
    E il sistema non è difficile, basta scrivere qui una bufala e il gioco è fatto.

  11. 100DROP scrive:

    A chi da fastidio COS? Come si può non condividere la sua analisi, la sua determinazione, la sua voglia di risolvere i problemi che si sono incancreniti in anni di miopia gestionale e tecnica? E’ vero: LA NAZIONALE E’ LA COSA PIU’ IMPORTANTE!!!!!!!!! TUTTO il movimento DEVE tendere a fornire il meglio alla selezione azzurra: Società, Giocatori, Tecnici, Arbitri, Federazione. Tutti devono remare all’unisono perché la Nazionale possa disporre del meglio che il “movimento” può esprimere. E’ ovvio che questo passa anche per una seria politica di sostegno alle Società, per una incisiva attività di diffusione del rugby nelle scuole (il vivaio… Quando si diceva che rugby è uno sport per tutti… e poi ci siamo accorti che NON è vero…) e per tutti quegli aspetti organizzativi che COS ha così chiaramente individuato. Lasciamolo lavorare e diamogli anche CARTA BIANCHISSIMA!!!! Anche correndo il rischio di un uomo solo al comando ma consapevoli che la storia ci pone, oramai, all’ultima spiaggia. Cordialità.

  12. ginomonza scrive:

    Dura sperare in Malago’ ma credo sia l’unico che possa neutralizzare G!

  13. gsp scrive:

    vedo molti tacchini che hanno capito che sta arrivando natale. era anche ora.

  14. pesopiuma scrive:

    Se c’è qualcuno che può provare a cambiare le cose, secondo me è O’Shea, non fosse altro perchè mi sembra uno che piuttosto che farsi mettere i piedi in testa ti sbatte la porta in faccia.

  15. Mich scrive:

    Ero in un celebre parco della mia città, accompagnavo mio nipote di 8 anni per una piccola gita fuori porta. Due i palloni al seguito: quello tondo (sacro per la mia città) e quello ovale (sconosciuto o, nella migliore delle ipotesi “ovalizzato dal sole”).
    Iniziamo con la cosa più familiare, tiriamo due calci a quello rotondo e subito alcuni bambini si uniscono a noi. Sorrisi, corse, sudate e tanto calcio.
    Fine partita, cambiamo sport. Improvvisamente i bambini (chi mancata futura terza linea, chi mancato futuro estremo, chi mancata futura ala ecc. ecc. che non si sa mai) spariscono, nemmeno vagamente incuriositi da quella strana palla “ovalizzata” che… assurdo! Si gioca con le mani (?!).
    Soltanto io e mio nipote.
    Resta in disparte un bambino che, forse incuriosito (e forse mancata futura apertura?) prova ad avvicinarsi al formarsi di una teorica maul (poca accademia qui, eravamo in due e basta) formata dal mio nipotino che, palla sotto braccio, cercava di spingermi per arrivare in meta, simulando un raggruppamento in avanzamento, testa bassa e palla nascosta.
    Mossi due passi verso l’azione, la madre del bambino ha iniziato a sgridarlo, bloccandolo all’istante li sul posto, ansioso di raccogliere quella palla e correre istintivamente in meta.
    Nemmeno io e mio nipote avessimo tirato fuori i coltelli.
    Ecco, questo è più o meno il rugby nella nostra cultura.
    Se partiamo da qui, capiamo il commento di @delipe (uno dei primi a commentare), che personalmente condivido in pieno. La vera sfida non è il prossimo 6N o la Pro12 o l’Eccellenza o magari la World Cup 2019. La vera sfida è far si che i bambini di oggi guardino il rugby come un possibile sport da praticare. Creare cultura del rugby, scelta, vivai, competizione e concorrenza fra gli atleti. Questo deve essere oggi il vero obiettivo ed è in questa direzione che tutto il movimento deve concentrare gli sforzi.

    • gsp scrive:

      mich, da lodare lo sforzo, la buona volonta’ ed il creare delle memorie da zio che rimarrano con lui per tutta la vita. ma porcapupazzaaaa, proprio dalla maul dovevi partire? :) :)

    • fr78it scrive:

      non mi sembra che O’Shea abbia presentato un progetto che vede l’acquisto di 100 isolani da portare in Italia e naturalizzare.
      Ha sempre detto che sarà un percorso lungo e buio per cui io l’ho sempre inteso come un progetto che parte dal riformare la formazione giovanile.
      Detto questo la cosa più facile per far si che i bambini di oggi guardino il rugby come un possibile sport da praticare è proporgli in tv un rugby vincente.

      • Mich scrive:

        Sulla tua posizione in merito al rugby in TV, nulla da eccepire.Trovo scandaloso che lo scorso anno i TM estivi siano passati televisivamente inosservati.
        Trovo inoltre inqualificabile che il Corriere del Calcio o La Gazzetta del Calcio (per “calcio” leggasi sport in italiano) non dedichino una riga alla nazionale di rugby, figurarsi al Pro12 o all’Eccellenza, per quanto i risultati possano essere deludenti, ma piuttosto ci tengano a precisare fino alla penultima pagina [l’ultima è dedicata a una miscellanea di sport “minori” (minori!) con una densità pari ad un buco nero] che la squadra di calcio del Pro Campetto dei Preti sia stata promossa in serie GN.
        Ma al di la di tutto, dove più dove meno, il rugby non fa parte della nostra cultura nè del nostro patrimonio sportivo, e lo dico con grandissima amarezza dati i valori e la bellezza di questo sport. Pertanto la mia storia di cui sopra, voleva sottolineare questo e, per esteso, il fatto che abbiamo giocato le carte che avevamo.
        Il percorso è lungo, come giustamente dici e come sostiene COS, ma è preoccupante, per noi che amiamo il rugby, il fatto che probabilmente alla fine nulla cambierà. Guardo quei paesi ricchi, sportivamente attivi, e faccio un parallelo con altri sport.
        Gli USA, l’Australia, la Nuova Zelanda, nonostante eccellino in altri sport (in ordine sparso Football, Rugby, Baseball, Vela, Basket, Hockey, Cricket) non riescono per contro ad emergere dalla mediocrità in altri sport (Calcio, Volley). Ciò a mio avviso significa che per quante risorse finanziarie e mediatiche si possano impiegare, e per quanti sforzi globali si possano porre in essere, un dato sport deve far parte della cultura di un paese per poter essere rappresentato con efficienza ad alti livelli.
        La cosa che preoccupa è che l’Italia negli ultimi anni non riesce ad imporsi nemmeno laddove un tempo era leader, con risultati disastrosi nel tanto praticato calcio, nell’automobilismo e nel motociclismo, nel volley, nel ciclismo e nel pugilato.
        Questa è una questione globale, che deve necessariamente essere letta al di la del rugby.

    • fano scrive:

      grande mich!!!sono d accordo e sotto scrivo la tua analisi.il rugby è troppo duro x noi italiani x le mamme dei nostri ragazzi, e in più non fa parte della nostra cultura.anzi non fa ormai parte della nostra cultura di popolo il “lottare”in generale.magari pure avvenga questa trasformazione,ma a quel punto vuol dire che veramente è cambiato qualcosa nella nostra società.che questo possa avvenire x merito di uno sport bellissimo come il rugby?magari.

  16. maxjan28 scrive:

    Ho cominciato a seguire la Nazionale in trasferta nel 2006, Dublino. Da quella data ne ho fatte tantissime di trasferte a seguito della squadra, coinvolgendo tanti amici ed arrivando in poco tempo ad avere un gruppo di una cinquantina di persone che partecipavano orgogliose e molto divertite. C’era vitalità, c’era aria di freschezza e gioia pura. Ricordo anche quelle sconfitte del Lansdowne Road (avremmo potuto e dovuto vincerla 2006) e di Twickenham (Troncon Man of the Match nel 2007) quando poi girando per pub nel dopopartita eravamo trattati con rispetto.. ed eravamo tanti.. e cantavamo ed eravamo felici, perchè nonostante le sconfitte c’era una squadra che combatteva, una mishcia che faceva davvero paura a tutte e quel che mancava si pensava sarebbe arrivato, ad esempio un calciatore. Nel 2007 poi vincemmo a Murryfield, che soddisfazione, si festeggiava pensando che il futuro del rugby nostrano sarebbe stato prolifico!
    10 anni dopo a Murryfield. Già dal venerdì mi accorgo che di italiani ne saremmo davvero poco. Sarà un caso,o saranno pioggia e freddo, ma sono anche tutti di cattivo umore, poca goliardia, poco casino nei pub. Nel nostro gruppo siamo rimasti in pochi, famiglia, figli, lavoro, soldi , ma anche “tanto perdiamo sempre, la città ormai la conosco…” . Allo stadio qualche “Italia Italia” ma ricordo di 5000 persone a Edimburgo quanto a Dublino e di un sacco di entusiasmo, anche pochi anni fa, ora non saprei dire, ma forse non arriviamo a qualche centinaia. Usciti dallo stadio se all’inizio ti dicono “Unlucky” quando tu ribadisci “nono, siamo proprio cessi” dicono che in effetti l’Italia non è quella combattiva di anni fa e ti chiedono cosa sia successo.
    All’Olimpico quest’anno ho preferito non andare, la partita non si vede, mi costa quanto andare fuori e l’atmosfera poco mi piace, ma mi dicono di uno stadio semi vuoto di italiani e abbastanza spenti, nonostante tanti biglietti gratuiti in circolazione.
    Queste amare considerazioni per dire che una fetta di pubblico e di consenso forse l’abbiamo persa per sempre, almeno di una clamorosa inversione di tendenza in termini di risultati. E’ svanito l’effetto novità – e questo ci sta- ma il credito che il rugby aveva conquistato è finito. La Nazionale viene prima di tutto non solo perchè porta soldi, ma anche perchè porta entusiasmo e diffusione di questo sport, fu nei primi duemila che il rugby si diffuse davvero in tutta Italia, con squadre di serie C nate un pò dappertutto (esempio, nel 2003 facevo il campionato in C Abruzzo, Basilicata, Puglie, arrivando a fare trasferte di 500km, in due anni la trasferta più lontana era di 100 km).
    Un’ultima considerazione. In città come Dublino ed Edimburgo andando per locali la sera è molto facile incontrare i giocatori. Mi è successo tantissime volte anche solo di prendere aerei insieme a loro, di trovarli all’aeroporto e scambiare due battute. Ecco di solito dopo le sconfitte li vedevi davvero demoralizzati, sinceramente dispiaciuti. Sabato sera ho incontrato in un locale di Edimburgo buona parte dei giovani della nostra nazionale (mancava tutta la vecchia guardia) e – seppur ragazzi rispettosi ed educati, questo almeno rimane!- sembrava davvero che non gliene fregasse proprio niente di aver perso così malamente, mentre io ero piuttosto demoralizzato, loro sembravano venire da una vittoria…
    Era una sorta di sfogo riflessione, scusate per la lunghezza!

    • fabiogenova scrive:

      Max, su tanti aspetti hai detto parole sacrosante. E’ proprio questo lo stato d’animo del tifoso, me compreso. Ancora nel 2006 2007, nonostante un tot di bastonate prese, vedevi la squadra che poteva crescere e che era in grado, almeno in qualche partita, di competere. Le prime volte che volavi a Edimburgo o a Dublino e andavi lì con entusiasmo. Ora vai allo stadio, quando ci vai, sapendo bene tutto il copione della sconfitta. Quel “tanto perdiamo sempre e la città ormai la conosco” mi fa venire i brividi, è proprio la spia di quel che è successo, una generazione intera ubriaca dalle sconfitte. la disaffezione è stata lenta, ma ormai è inesorabile, a meno che non si cominci a vincere qualcosa. Mi ricordo che già a Twickenham, ai mondiali, contro la Francia, 20 minuti prima della partita, lo speaker a un certo punto ha detto: “ma italiani ce n’è?”, non vedendo bandiere e guardando la depressione generale ogni volta che cercava di coinvolgerci nello spettacolo prima del match.
      Siamo ubriachi di sconfitte. Ubriachi.
      Non tenderei a pensare troppo all’ultima parte del tuo intervento, sul presunto menefreghismo dei giocatori; perdono sempre, non puoi pensare che siano sempre e perennemente abbattuti; probabilmente anche loro sono troppo abituati a perdere e la sconfitta non gli brucia più. Ma non è una questione di menefreghismo, bensì di sopravvivenza.

  17. perpignan scrive:

    Resto assolutamente convinto che, finché non avremo 2 franchigie in Pro12 che schierano i propri 15 esclusivamente con il meglio che offre l’Italia a livello u25 in modo da avere 30 giocatori giovani italiani che macinano esperienza in Pro12 ed acquisiscano quindi la necessaria esperienza x gareggiare degnamente con le altre franchigie e 5 nazionali europee, non si va da nessuna parte!

  18. feltre59 scrive:

    Buongiorno
    premessa generale: il sistema Italia affonda,in tutte le sue latitudini. purtroppo anche quelle dello sport che ci appassiona. Un titanic che affonda senza orchestrina.
    di che ci si meraviglia ,è la perfetta rappresentazione dell’italia.
    ed è questo che rattrista profondamente ,almeno per chi scrive, perchè i suoi mali hanno radici consolidatissime.
    puro realismo ,banale constatazione dell’evidenza. e chi commenta tali affermazioni come catastrofistiche o disfattiste confonde una cipolla con un tumore maligno con tutte le conseguenze del caso.
    In estrema sintesi due filoni da considerare:
    1 conduzione tecnica
    2 FIR
    1) Cos quando ha scelto di venire qui o non ha fatto bene i suoi conti o ha sovrastimato le proprie capacità di incidere.
    La sua grave colpa di conduzione, che avevo segnalato dopo Tonga debacle con grande stupore e dispiacere , è quella di non aver capito le coordinate psicologiche dei singoli giocatori e quindi i relativi rimedi per la loro crescita individuale. Se i cosiddetti potenziali restano tali rimani inchiodato al palo, devi capire come inserirti in quel specifico contesto,come ha fatto Jones in England, con tutti i distinguo del caso,dove ha saputo ricomporre un puzzle incagliato.
    Negli ultimi 17 anni era 6 N l’unico che aveva dato una svolta è stato Berbizier che portato la nazionale all’8 posto ,mancato un quarto di finale al CdM per il solito piazzato sbagliato e solito arbitraggio asimmetrico: al secondo però è scappato, come mai?? vedi sotto
    2) FIR
    gavazzi & C. sono stati democraticamente rieletti dopo evidenti disastri, come di routine nella politica nazionale.di che ci meravigliamo ?chi ha voluto questa continuità e perchè?
    semplice domanda e altrettanto semplice la risposta.
    e intanto il titanic affonda ,senza orchestrina

    • ginomonza scrive:

      Penso che tra co COS ti chiamerà così potrai insegnargli come si lavora
      EJ: che sia bravo non ci piove ma:
      Vorrei vederlo alla guida dei nostri

      • feltre59 scrive:

        i fatti parlono sempre in modo chiaro e inequivocabile.
        se si sanno interpretare

        • ginomonza scrive:

          Cioè tu hai già bocciato COS?
          Mah….

          • feltre59 scrive:

            l’avrei scritto esplicitamente.
            ho evidenziato dove è gravemente mancato( e dove non lo è stato Jones intervenendo in quell’aspetto basilare) stupendomi ,ma fino ad un certo punto, che nessuno dell’entourage italico intervenisse in tal senso.
            errare humanum est,perseverare diabolicum
            dopo la mazzata di tonga( di cui se vuoi ti fornisco l’allora commento personale purtroppo premonitore) doveva capirlo.
            a scanso di equivoci: il problema è la Fir ,non Cos .
            a quest’ultimo ho ascritto quanto di sua competenza
            Berbizier docet,ribadisco

  19. Totalmente incompetente scrive:

    Concordo che il credito del rugby sia arrivato al capolinea. Tra il 2016 e il 2017 le sconfitte sono state tante, tra Nazionale e Celtiche, ma soprattutto senza appello.
    Hanno mostrato un gap eccessivo con le altre squadre, sia di Club che di nazionale, tale da rendere le partite “inguardabili”, nel senso che neanche dovrebbero essere giocate: matches tra opponenti di troppo diversa categoria, ce praticano quasi sport diversi.

    In questo senso, concordo con COS: la Nazionale è tutto. E la interpreto, così come d’altra parte credo sinceramente che fosse intesa, in questo senso: il rugby nazionale deve andare tutto nella stessa direzione, ossia innalzare la qualità della formazione a tutti i livelli e quindi di conseguenza delle prestazioni di tutte le squadre, per arrivare a migliorare quella delle Celtiche e quindi della Nazionale.

    Ma in che modo questo atteggiamento dovrebbe essere di detrimento per i Club? Perchè puntare ad avere qualità nei giocatori, anche nelle categorie inferiori, dovrebbe risultare in un danno?
    Cosa hanno ora, che poi perderebbero? spettatori, iscritti, interesse mediatico?????

    Al momento ogni categoria del rugby italiano provoca nello spettatore il disinteresse che stiamo registrando purtroppo per la Nazionale e le Celtiche. E non potrebbe che essere così, dato il livello di gioco che viene espresso…le partite sono mediamente oggettivamente brutte e noiose, appetibili solo per parenti e fidanzati dei giocatori o giù di lì.

    Perchè mai uno sport giocato a livelli tecnici ed atletici migliori e organizzati, non dovrebbe portare seguito di pubblico, di interesse, di sponsor, ecc…???

    E soprattutto, credo fermamente che se la qualità tecnica del gioco e degli insegnamenti aumentasse, anche la qualità degli aspiranti giocatori aumenterebbe. Oggi il rugby non è appetibile per un ragazzo o ragazza sportivamente dotato.

  20. Ago The Needle scrive:

    Eccomi qui e quo e qua. Sempre anonimo nel nome, ma la mia tessera FIR rimane la 003400.
    Conosciuto Aboud in Irlanda, ma non vi parlo di lui.
    Conosciuto O’Shea ai tempi degli arlecchini londinesi, ma non vi parlo di lui.
    Vi racconto una storia diversa.
    Mondiali U20 in Italia, esattamente nella tundra della bassa bresciana, precisamente a Calvisano.
    Quel giorno c’erano tre o quattro partite e se non ricordo male??!!: Italia, Australia, Sud Africa, Giappone e e qualcun altro che non mi ricordo.
    prima partita interessante e la voglia di assistere allo spettacolo era al 100%. Seconda partita con voglia al 70%. Inizia ad aleggiare un profumo di salamella o salamina (dipende se avete varcato o meno il confine naturale del fiume Oglio).
    Una cosa che mi ha sempre affascinato del mondo ovale è la “non fobica e non maniacale” voglia di vedere le partite in quanto tali: il rugbysta si siede in tribuna e si lascia travolgere dallo spettacolo e non dal gioco tecnico puro.
    Io mi distraggo volentieri e tra le cose che mi colpiscono è la parta in alta divisa dello staff sud africano: quella giacca in panno verde con bordature oro che risulta essere tanto pacchiana, quanto elegante: se uno si mette quella giacca è veramente legato ai colori della sua nazione; a noi le divise le disegnano stilisti pazzeschi, ma poi non se le fila nessuno. In tribuna centrale a Calvisano ci sono tutte le dirigenze in gran parata.
    Ma la voglia di salamella/ina cresce e dopo due ore di rugby diciamo che faccio volentieri due passi. Vado al gazebo per il biglietto e pago per un panino e una coca-cola. Poi mi sposto e vado a un altro gazebo per ritirare quanto desideravo.
    Dietro il bancone due o tre figure: alone ascellare evidente, i pochi capelli rinfusi, il dialetto ovviamente locale e il tutto ricoperto da una polo azzurra (non della nazionale) con segni evidenti di gastronomia.
    Ma una figura mi suona famigliare, ma non ci credo e rifiuto di credere ai miei occhi.
    Invece è proprio così, è proprio lui, lo chiamo gentilmente “mi scusi buon uomo, vorrei una salamella/ina. Lui si gira, prende il biglietto, lo controlla, lo strappa a metà, me lo riconsegna, mi guarda e mi chiede “checiap??” (sarebbe quella cosa rossa che condisce il panino e lo rende più maialo), rifiuto cortesemente e con il mio panino torno a sedermi in curva.
    Mi siedo e mi lascio rapire dallo spettacolo: la tribuna è ancora al suo posto, con tanto di dirigenti in grande spolvero. Mancano i vertici italiani, che fanno tutto, forse più di tutto, forse tutto quello che gli piace, e poi lo raccontano a tutti.
    Non raccontano mai quello che non fanno e ciò che non delegano.
    PS …. a fare le salamelle/ine sono bravi, anche senza il checiap

  21. mmantova scrive:

    salve a tutti, volevo dire una cosa in merito alla formazione /filiera delle giovanili….. Io alleno dal 2011 in un piccolo club che fa fatica ad avere i numeri per partecipare ad un campionato sia di unerd14 che di under16. Quest’anno abiamo unito le forze con un club che gioca in serie A per riuscire a non perdere i nostri giocatori più validi che uscivano dalla sedici…. Sono stato messo come vice-allenatore ad “formarmi” sotto la guida di un allenatore di qualità. Penso che a livello di conoscenza e interpretazioone del gioco siamo molto competitivi ma la realtà e che il numero di giocatori realmente “performanti” sia molto basso sia nella nostra squadra che nel campionato (girone meritocratico Veneto). Giocatori lenti o inadeguati nei gesti tecnici basilari ( passaggio, placcaggio etc) e nel complesso generale che non sanno minimamente leggere il gioco…. Bisogna capire che la NAZIONALE è l’unico strumento per invogliare i giovani a fare rugby e non altri sport…

  22. Diesel83 scrive:

    Fatto restando che se il pesce puzza lo fa dalla testa, secondo me la dichiarazione va vista in senso lato. Oltre alla F.I.R. e agli organi di governo, anche i presidenti delle società e i giocatori stessi devono prendersi ciascuno a vario livello le proprie responsabilità, a partire da Zambelli che dice di no alla LIRE, alle franchigie che si prendono giocatori stranieri peggio ancora non eleggibili quando potrebbero puntare su qualche italiano o prospetto azzurrabile e a tutte quei preziosismi da prime donne a cui ultimamente un pò troppo spesso assistiamo.
    In questo sport nulla è per caso e come sul campo anche fuori bisogna muoversi in simbiosi. Lasciare li le cose e farle solo di fronte a una vera occorrenza, modo di fare che contraddistingue la gestione all’italiana, è misurabile con la caduta libera con cui la nostra nazionale sta rovinando nel ranking mondiale.
    Per me il vero scossone al carrozzone non è ancora arrivato ma non tarderebbe se dovessimo scendere ancora nel ranking o se perdessimo sotto i colpi delle tier 2.

  23. Danthegun scrive:

    Chi ha già liquidato COS forse non ha capito il progetto che ci sta dietro e non ha ascoltato le sue parole da quando è arrivato. A giugno è montato in corsa e ha costruito un gruppo con quelli che gli sembravano i migliori, confermati a novembre in preparazione di questo 6 nazioni. Escluso l’anno dei mondiali è sempre funzionato così: Giugno e Novembre ti servono per preparare al meglio il 6 nazioni. Chiuso il primo 6 nazioni ora arriva il bello. Sicuramente si sarà definitivamente fatto un idea dei giocatori che vanno o non vanno secondo i sui parametri e ha avuto 9 mesi di tempo per vedere altri giocatori all’opera che potranno entrare nel gruppo già da giugno. Liquidare un allenatore che ha appena finito un ciclo (giugno, novembre, 6 nazioni) quando il progetto ne prevede 3 più la coppa del mondo è un altro dei nostri limiti più grandi. La pazienza. Se a noi manca la programmazione, anche che la mettessimo in piedi non potrebbe darci risultati in 9 mesi, forse in 9 anni. Abbiamo la pazienza di aspettare almeno i 4 anni in cui COS dovrà portarci al 6 nazioni?
    Credo che COS sia stato chiamato per cambiare un sistema, non per cambiare un giocatore. Serve dargli tempo per fare questi cambiamenti e trarne risultati.
    Nel mentre vano trovare soluzioni a breve termine per non perdere il treno dell’alto livello e dell’indotto di pubblico, sponsor, visibilità, ecc.
    Se non sbaglio al 2020 scade la nostra partecipazione al pro12 e al 6 nazioni e quindi COS ha una responsabilità in più: dare al mondo almeno l’impressione e la speranza che l’Italia valga il livello in cui gioca.
    Aggiungo che sembrerà paradossale ma condivido le parole di COS anche quando dice che il gap con le altre squadre non è grande come dicono i numeri sul campo. Con una organizzazione diversa e una maggiore consapevolezza dei propri mezzi credo che potremmo a breve tornare ad essere più competitivi.

  24. maz74 scrive:

    Gli anni persi sono andati, i milioni buttati via anche, bisogna semplicemente tirare una riga e ricominciare da zero partendo da 4 punti:
    1) azzeramento di tutte le cariche tecniche e a casa i vari Ascione, Checchinato, Troncon, ecc….. dato che oltre 10 anni non hanno ottenuto risultati;
    2) creare staff tecnici professionali, internazionali ed esperti nelle franchigie in modo da creare una collaborazione con lo staff della nazionale ed alzare il livello di preparazione tecnica-fisica-mentale dei giocatori;
    3) 2 under 20 legate alle franchigie con funzione di permit player che partecipino al campionato di eccellenza
    4) 4 under 18 legate alle accademie che partecipino al campionato di serie A
    5) ridisegnare le accademie (4 ben gestite) e centri federali con staff preparati ed internazionali
    6) riforma dei campionati, ha senso un campionato di eccellenza cosi?

  25. giorgio66 scrive:

    siamo al profondo NERO….. E allora proviamo con gli aneddoti per far capire il pensiero ( come altri qui sopra prima di me..):

    Cardiff 2008, l’ Italia prende una bastonata…..serata…. club disco/ristorante con privee,in centro, Tiger Tiger, ….i nostri cravatta in testa, musica e dance con bellezze locali, loro i gallesi, Hook in testa ( vittoriosi…) in un angolo, birretta in mano , sobri, tranquilli ( la settimana dopo batteranno la Francia e vinceranno il 6 Nazioni), e allo scoccare della mezzanotte tutti insieme se ne vanno……

    riassunto: non abbiamo mai capito, dal minirugby agli Old, che la cultura della sconfitta non sta’ nelle mangiare e bere post partita e fottersene del risultato…..ma sta’ nell’accettarla senza isterismi ma mangiando a muso duro e incazzati pensando alla prossima, facendo i complimenti a chi vince ma guardandoli per dire la prox volta ti batto…..invece vai sui campi di qualsiasi torneo o partita giovanile Under 8,10,12, 14 etc etc e perso di 60 punti tutti a salame e tiramisu’ felici come dopo una camminata in montagna…..no signori, poco fuori Dublino all’entrata di un settore giovanile Mini rugby e ripeto Mini rugby campeggia: The First is First and the Second is Nothing……..loro crescono cosi’…piaccia ai soloni depositari del verbo rugby Italia o meno…..

    Cordati Salumi

    • Charlie scrive:

      Bravo!…in tutto, in ogni parola, in ogni bastonata…aggiungo:
      “essere il primo degli ultimi é disonore, l’ultimo dei primi e frustrazione e impotenza”…da ricordare dai giovani a salame e tiramisu…

    • oliver63 scrive:

      Sono assolutamente d’accordo con te.

      Sono due gli equivoci che hanno devastato il ns ambiente:
      1. rugby “sport per tutti”: purtroppo non è vero, ma ciò ha fatto sì che sia diventato soprattutto uno sport per “non adatti allo sport”, qualunque esso sia
      2. “non conta il risultato”, conta solo che “ci divertiamo” (non ho mai capito come prendendo una gragnuolata di punti e di botte, ma tant’è …) e che facciamo il “terzo tempo” (questo l’ho capito perfettamente invece)
      Fatto sta che siamo diventati i “campioni del mondo del terzo tempo” e lì ci fermiamo …

    • ermy scrive:

      Ciao Giorgio66, tutto perfetto! Da tempo chiamo questo modo di intendere il rugby di giocatori, accompagnatori, genitori e tifosi il “rugby salamella” oggi vedo che tu e sopra Ago the Needle avete chiarito bene il concetto! Benvenuti! Bisogna essere in tanti a predicare per cambiare la mentalità dei salama boy che assiepano tribune e blog! :)

    • lucabiavati scrive:

      Caro giorgio66 sono stra d’accordo con te.
      Mi permetto di aggiungere che in ogni club che vai trovi i ” sacerdoti del rugby” , quelli che “si fa così perché…” e giù cazzate che vanno dalla preparazione atletica alla alimentazione a tutto il resto.
      Storie di poveracci che non sapevano nulla e che non sanno nulla, ma che giocarono e allora…
      Quanti ne avete trovati così e quanti hanno anche responsabilità nel Vs. Club? Pensateci e moltiplicate per ogni contatto.
      Una bella lista con Nomi e Cognomi dei sacerdoti che passano dai club fino alla nazionale.
      Scusate mi accodo con la mia ricetta e intanto guardo il rugby inglese, che mi diverte e appassiona di più.

  26. delipe scrive:

    “Conor sostengo ma voglio conoscere !”
    Buonasera,
    Scusate ma faccio una domanda
    Ma nessuno, a parte il sottoscritto da qualche mese, vuole conoscere quanto ci costano Conor O’Shea e le persone del suo Staff ? Nessuno di ogni singola persona vuole conoscere cosa prevede il contratto quanto a
    – competenze
    – responsabilità
    – obiettivi
    – tempistica
    – rendicontazione dei risultati
    – promosso, bocciato o penalizzato

    No perchè non è possibile fare gli anglosassoni solo a casa propria e venire qui in Italia e non raccontare nulla di quello che si è sottoscritto

    Presidente Gavazzi ci dice qualcosa gentilmente ?
    Mr. O’Shea acconsente a parlare di questo e lo fa di propria persona ?
    Stampa e Media in generale le fate queste domande pubblicamente ?

    Porca zozza solo io devo dichiarare tutto quello che devo fare, come intendo farlo, in quanto tempo devo farlo, cosa prendo e cosa non prendo se non raggiungo le cose che vado ad affrontare di mia spontanea volontà e sottoscrivendo un contratto ??
    Se non va bene si può tornare in Irlanda e noi prendiamo un allenatore italiano che sarebbe ora, invece di sperperare soldi per fare contenti tutti quelli che pensano che un Messia scenda sulla terra e cambi le cose.
    Questo ha fatto il Presidente inutile lamentarsi, diversamente erano già pronti Pasquale Presutti o Massimo Brunello…oppure poteva benissimo restare Jacques Brunel che almeno si era ambientato oltre che essere un buon tecnico, altro che fox !!
    Se invece qualcuno del blog la pensa come me…bene apro le sottoscrizioni.
    Chiunque vuole le giuste informazioni di cui sopra scriva in cima al suo commento “CONOR SOSTENGO MA VOGLIO CONOSCERE !!”
    Perchè d’ora in poi inizierò così i miei commenti….sempre che non mi passi la voglia di scrivere, visto l’assurdo ed infantile commento del signor indovina chi fracassosandonà, vedi lucciole per lanterne
    FORZA ITALIA DEL RUGBY !
    Cordialità

    • il carogna scrive:

      mi sa che non ti risponde.

    • fabiogenova scrive:

      Di tutti i tuoi interventi, devo dire che questo è di gran lunga il peggiore.

    • Vecchiagloria61 scrive:

      Nessuno ti ha chiesto di dichiarare niente….non ha nessuna rilevanza!!

    • boh scrive:

      Eh si, tu si che ne capisci di rugby… ma se uno dei progetti falliti, è stato quello di mettere allenatori italiani a capo delle franchigie..Sempre più convinto che non bisogna mandare i bidelli in cattedra. Al massimo la puliscono dopo la lezione del docente.

    • 100DROP scrive:

      Ma, gentile @delipe, cosa mai Le ne frega sapere quanto guadagna COS! Le cambia la vita? In base a quanto guadagna ciò che sta facendo diventa immediatamente sufficiente o insufficiente? Cos’è? Una semplice ostinazione rugbistico-finanziario-economica? Una forte frustrazione contabile? Io desidero solo che COS faccia di nuovo palpitare il mio cuore la prossima volta che vedrò la Nazionale in campo e mi faccia tornare ad essere orgoglioso (rugbisticamente parlando). Sugli aspetti che Le stanno tanto a cuore c’è già chi è preposto a vigilare e controllare e sapere quanto guadagna COS non mi fa cambiare le aspettative!

      • delipe scrive:

        Buonasera 100DROP,
        Spiace che venga considerato un discorso meramente contabile. In realtà più si conosce del contratto più si evitano deresponsabilizzazioni e scaricabarili.
        Io sto sostenendo Conor O’Shea e il rugby italiano, ma non parlare esplicitamente di obiettivi, risultati da raggiungere e naturalmente di costi e lasciare tutto cosi in maniera aleatoria non lo trovo corretto e non mi sembrerebbe un ragionamento campato per aria.
        Sono molto stupito di come i Media e gli altri appassionati non vogluano conoscere aspetti importanti sui quali si basa il rapporto Fir e il bravo Conor.
        Non si tratta di “rubare” o “sperperare” come ho scritto enfaticamente, si tratta di essere chiari con l’opinione pubblica che potrà giuducare se l operato dell allenatore è buono o no, se la Federazione ha consentito di lavorare o no, ecc ecc.
        Diversamente ricadremo nel giochino di scaricarsi le responsabilità senza che gli appassionati possano farsene una idea precisa.
        Mi dispiace ma io insisto “Conor sostengo ma voglio conoscere !”
        Cordialità

    • narodnik scrive:

      sarai uno di quelli che si scandalizza per gli stipendi dei parlamentari,non capendo che sono briciole rispetto agli sprechi veri che hanno rovinato questo paese.non so se te ne sei accorto ma gli stadi si stanno svuotando quando gioca la nazionale,credo che nell’ultima partita in casa ci fossero migliaia di gratuiti..il 6 nazioni porta milioni nelle casse italiane e regge la struttura professionistica a livello economico(che poi a me sembra gestita da topo gigio e’ un altro discorso),se l’italia continua a perdere anche gli stranieri incominceranno a venire di meno,quindi avere uno staff che puo’ riportare competitiva la nazionale e’ indispaensabile dal punto di vista economico,che a oshea diano 2 o 4 o 600mila euro all anno non cambia niente,avra’ uno stipendio in linea con i suoi colleghi di livello.non so com’e’ all estero ma un tecnico cosi’ comunicativo e mediatico non lo avevo mai visto,si sofferma e spiega tutto,spiega la formazione,progetti per il futuro,parla delle franchigie e delle selezioni.su alcune scelte non sono d accordo,tipo insistere con due franchigie in pro12,ma da qua a mettere in dubbio la sua professionalita’ o chiedergli quanto guadagna ce ne passa.cmq oshea cosa vuole fare e come lo dice apertamente,io non conosco persone che vanno in giro a dichiarare il proprio reddito per giustificarsi del proprio lavoro.lo sperpero nell’avere uno staff del genere lo vedi solo tu,e’ una fortuna che queste persone lavorano qua,ma se non lo capisci da solo de che stamo a parla..

    • Mich scrive:

      Ti ho citato in un mio commento per un tuo riferimento alla cultura dello sport in uno dei primi interventi di questo blog, ma qui dissento su tutta la linea. Esprimi la tua opinione e devo ammettere che lo fai con molta educazione, a differenza di quanto visto altrove, ma non credo che questi tuoi quesiti, per quanto legittimi a tuo modo di vedere, centrino il problema.
      Come sostengo da tempo in ogni mio intervento, e come ho fatto anche qui in diverse occasioni, abbiamo recitato con gli attori che avevamo. Il problema è radicato nella nostra cultura sportiva e nella nostra mentalità del rugby.
      Credo, da sportivo, anche se non rugbista, che puoi avere alle spalle qualsiasi comparto tecnico e amministrativo, ma che alla fine si fa la differenza in campo. Dobbiamo essere tutti obiettivi e guardare il nostro rugby, e il nostro sport in generale, per quello che è.

      • delipe scrive:

        Buonasera Mich,
        Ho cercato di spiegare meglio il mio pensiero con la risposta sopra a 100DROP.
        Condivido il tuo ragionamento sulla cultura sportiva, ma ritengo che i rapporti vadano esplicitati chiaramente e pubblicamente.
        Non è mancanza di fiducia o professionalita nel tecnico ed uomo Conor O’Shea e neppure sulla impostazione del Presidente Fir. Ma mi sembrerebbe un ragionevole d utile richiamo ad una trasparenza mai avuta in passato che declini responsabilità, eccc e che necessariamente passa dai costi.
        Conoscere gli accordi serve eccome a mio parere.
        Ti invito a leggere anche le altre risposte perchè e molto scomodo rispondere a tutti in maniera collettiva
        Ti ringrazio e rifletterò sul tuo dissentire, non volendo di certo dichiarare di avere la verità in mano :)
        Cordialità

        • Mich scrive:

          Personalmente trovo molto pertinenti i tuoi spunti, a differenze di altri, ma a mio avviso ribadisco che la questione è più ampia, come già detto.
          Ritengo infatti che le tue riflessioni e le tue domande, poste con determinata educazione, seppur inerenti l’aspetto manageriale, comunque rilevante, siano solo una quota parte di un quadro di dissesto molto più generico ed articolato.
          E’ giusto che ogni manager sia legato a doppio filo ai suoi risultati, e che i compensi siano correlati ai successi. E’ altresì giusto chiarire il target di un intervento manageriale, ma qui il problema sono i mezzi con cui perseguirlo.
          Abbiamo recitato la nostra parte in questo 6N. La strada è lunga e bisogna dar fiducia a chi ci guida o, quantomeno,m concedergli il tempo giusto.
          Ritengo che il rugby italiano abbia vissuto 15 anni di massimo splendore a partire da fine anni ’90. Successivamente a questo periodo, in cui la nazionale e il movimento in genere ha raccolto consensi e visibilità mediatica, nonchè l’invito al 6N, l’Italrugby ha iniziato una fase di declino con colpi di coda isolati. COS ha raccolto questa sfida, quella di riportare un grande paese nel grande rugby. Noi non possiamo che tifare e soffrire dal divano.

  27. onit52 scrive:

    ….io penso che questo ultimo intervento ( non ho letto non ricordo il /i precedenti )nella parte iniziale fa un paio di domande che non trovo scandalose.
    Quali sono gli obiettivi dati e accettati ( si presume) che tempi per raggiungerli ,quando il lavoro e’ da considerarsi centrato o fallito ( dalla FIR)ripeto non mi sembrano domande oscene.

    • delipe scrive:

      Buongiorno onit52,
      Ti ringrazio per aver sintettizzato le mie richieste.
      Purtroppo ho intravisto che molti puntano sullo spreco, sugli allenatori italiani, sulla mancanza di fiducia in Conor O’Shea, ecc.
      Il punto centrale del mio ragionamento era esplicitare le cose per aver consapevolezza ed un metro di giudizio anche noi appassionati, l opinione pubblica e anche le parti.
      Trasparenza e patti chiari impediscono una deresponsabilizzazione di tutti.
      Se non si vuole…a pare incomprensibile e molto italiano
      “Conor sostengo ma voglio conoscere !”
      Cordialità

  28. carneade scrive:

    Forse però la domanda andrebbe fatta prima a qualche alto dirigente FIR, e poi a COS. In fondo da tanti anni ( e parliamo da prima del 6N) ci sono allenatori a libro paga FIR, …. e non serve fare nomi: chi è nell’ambiente li conosce benissimo. obiettivi? risultati? stipendio? perchè sempre gli stessi? non paga mai nessuno per i non risultati? tutti e sempre hanno centrato gli obiettivi?

  29. fcimini scrive:

    E va benne, siamo tutti depressi…Ma dai, fra un mesetto o due ricominceremo a crederci : verranno le solite tre o quattro vittorie in PRO12 (quando il tempo si fa più clemente nel nord europa e certe squadre non avranno piu niente da vincere) e ricominceremo, come al solito, a fantasticare su chi giocherà nei test match di giugno.
    Pur troppo il rugby per noi italiani e come la fede, c’e bisogno di un piccolo miracolo ogni tanto (come contro il sud-Africa) per andare avanti.
    Rimaniamo positivi : abbiamo toccato il fondo, cos’altro può succedere?

  30. TESTAOVALE scrive:

    lavorare lavorare e lavorare per includere e migliorare piu’ ragazzi possibile non segarne il 90×100 a 18 anni . se non si comincia da qui e’ tutto inutile , non siamo alle poste , i giovani migliorano o peggiorano in poco tempo , non lavoriamo solo sui prescelti dai nostri guru del rugby , che ne sanno poco a quanto pareeeeeeee

  31. hooker scrive:

    Ora ho letto meglio l’articolo: è sbagliato il concetto “bisogna investire di più nell’alto livello”. Per migliorare l’alto livello si DEVE fare un investimento maggiore nella base. Se non crei una filiera che produce campioni al vertice arriveranno atleti non competitivi e impreparati ad affrontare il così detto “Alto livello”. Si deve lavorare contemporaneamente su più settori a partire dagli asili e finire agli Under 20. Le due franchigie devono avere una seconda squadra che gioca nel campionato di Eccellenza e una under 20 che fa il campionato ad essa dedicato (oggi il campionato Under 20 non esiste). Tempo 3/4 anni crescerà tutto il movimento ed i risultati verranno.

  32. hooker scrive:

    È sbagliato il concetto “bisogna investire di più nell’alto livello”. Per migliorare l’alto livello si DEVE fare un investimento maggiore nella base. Se non crei una filiera che produce campioni al vertice arriveranno atleti non competitivi e impreparati ad affrontare il così detto “Alto livello”. Si deve lavorare contemporaneamente su più settori a partire dagli asili e finire agli Under 20. Le due franchigie devono avere una seconda squadra che gioca nel campionato di Eccellenza e una under 20 che fa il campionato ad essa dedicato (oggi il campionato Under 20 non esiste). Tempo 3/4 anni crescerà tutto il movimento ed i risultati verranno.

    • kossach scrive:

      quoto totalmente il tuo post e il dire “bisogna investire di più nell’alto livello”, la si dovrebbe intendere come una manovra che parte dal fondamentale dalla base – dal u.6 a salire, il vero investimento è far correre i bimbi nei campi di gioco il più possibile, i più possibili, poi quando questi cresceranno ci sarà chi molla chi ci tenta chi raggiungerà certi “livelli” e chi con qualità in più potrà esprimersi ed arrivare chissà dove….. è un pò quello che già succede nelle società, ma bisogna allargallo di molto.
      va intrappreso un percorso che coinvolga la “scuola” ma a livello quasi scientifico con accordi seri a livello ministeriale senza tante balle rispetto ad altri sport che, con tutto rispetto……….

  33. gioviale scrive:

    Difficile dare ricette che funzionino. Di certo il lavoro sulla base è imprescindibile; obiettivo arrivare a 18 anni più preparati. In giro per l’Italia continuo a vedere alcune squadre che lavorano bene coi bambini (Villorba, Petrarca, Benetton, Capitolina, Gispi, Prato e a dire il vero molte altre). Ne restano tuttavia una stragrande maggioranza che interpretano il rugby non come uno sport agonistico ma come un momento di socializzazione PUNTO. La stessa FIR sembra raccomandare questo nel minirugby. Il principio non sarebbe sbagliato, ma si fa spesso confusione tra agonismo e arrivismo come se le due parole avessero lo stesso significato.
    Circola una cultura entro la quale chi fa rugby seriamente (allenatori, singoli giocatori, squadre) stia sbagliando approccio, sia esaltato e non ha capito lo spirito dello sport e sarebbe meglio se andasse a giocare a calcio.
    C’è un’idea diffusa secondo la quale agonismo e socializzazione non possano essere conciliabili e dunque si privilegia spesso la seconda via emarginando e stigmatizzando chi vuol percorrere la prima.
    È presente, nel minirugby fino all’under 14 compresa, una discutibile idea del “6 politico” in base alla quale bisogna far finta che i bambini sian tutti uguali altrimenti si traumatizzano e smettono. Idea che, visto con i miei occhi, fa smettere spesso i bravi e fa continuare i meno bravi solo fino all’under 16…
    Con questa cultura credo non si possa competere con paesi nei quali lo sport è sport.
    Nulla ci vieterebbe, come alcune squadre italiane già fanno, di creare ambiti distinti e permeabili: il rugby gioco per chi vuole usarlo per la socializzazione e il rugby sport per chi vuole confrontarsi più sul piano tecnico.
    È noto a tutti che per crescere e divertirsi i bambini abbiano bisogno di un confronto alla pari: non ha senso per nessuno stravincere o straperdere. Quando vedi partite tra Capitolina o Treviso contro Cogoleto ti accorgi bene che nel minirugby e nelle giovanili esistono questi livelli e queste culture così diverse e prive di un dialogo tra loro…

    • 100DROP scrive:

      Interessante analisi dalle conclusioni disarmanti e preoccupanti.

    • Mich scrive:

      Analisi precise e, a quanto sembra, “dall’interno”. Concordo e, scusandomi per la reiterazione del mio intervento, vorrei farti leggere ciò che ho scritto sopra, e chiederti cosa ne pensi:

      “Ero in un celebre parco della mia città, accompagnavo mio nipote di 8 anni per una piccola gita fuori porta. Due i palloni al seguito: quello tondo (sacro per la mia città) e quello ovale (sconosciuto o, nella migliore delle ipotesi “ovalizzato dal sole”).
      Iniziamo con la cosa più familiare, tiriamo due calci a quello rotondo e subito alcuni bambini si uniscono a noi. Sorrisi, corse, sudate e tanto calcio.
      Fine partita, cambiamo sport. Improvvisamente i bambini (chi mancata futura terza linea, chi mancato futuro estremo, chi mancata futura ala ecc. ecc. che non si sa mai) spariscono, nemmeno vagamente incuriositi da quella strana palla “ovalizzata” che… assurdo! Si gioca con le mani (?!).
      Soltanto io e mio nipote.
      Resta in disparte un bambino che, forse incuriosito (e forse mancata futura apertura?) prova ad avvicinarsi al formarsi di una teorica maul (poca accademia qui, eravamo in due e basta) formata dal mio nipotino che, palla sotto braccio, cercava di spingermi per arrivare in meta, simulando un raggruppamento in avanzamento, testa bassa e palla nascosta.
      Mossi due passi verso l’azione, la madre del bambino ha iniziato a sgridarlo, bloccandolo all’istante li sul posto, ansioso di raccogliere quella palla e correre istintivamente in meta.
      Nemmeno io e mio nipote avessimo tirato fuori i coltelli.
      Ecco, questo è più o meno il rugby nella nostra cultura.
      Se partiamo da qui, capiamo il commento di @delipe (uno dei primi a commentare), che personalmente condivido in pieno. La vera sfida non è il prossimo 6N o la Pro12 o l’Eccellenza o magari la World Cup 2019. La vera sfida è far si che i bambini di oggi guardino il rugby come un possibile sport da praticare. Creare cultura del rugby, scelta, vivai, competizione e concorrenza fra gli atleti. Questo deve essere oggi il vero obiettivo ed è in questa direzione che tutto il movimento deve concentrare gli sforzi.”

      • delipe scrive:

        Buongiorno Mich,
        Per onestà quello da me riportato era l’obiettivo (il più difficile e ilpiù importante) che Conor O’Shea aveva citato parlando di obiettivo a lungo termine eda lasciare in eredità a chi avrebbe proseguito dopo di lui
        Poichè coincideva perfettamente con quello che anche io penso, anche tu e tanti altri credo….mi sembrava corretto rimetterlo all’attenzione di tutti nelle mie argomentazioni.
        Tra le tante cose scritte nel mio intervento, gradite o non gradite, la più importante voleva essere una ruchiesta a Conor di riformulare meglio, di dichiarare in cosa si sostanzi il suo discorso detto nel post partita, sperando di ritrovare ancora conferma in quello detto in passato.
        Recentemente ho avuto modo di conversare velocemente e del tutto occasionalmente con il tecnico, come già detto, ed è emerso un concetto di collettivo e comunanza a me caro, e da lui sostenuto che l’augurio è che si realizzi più di una vittoria del torneo VI Nazioni con finale vittorioso a Twickenham all ultima giornata :)
        Grazie Mich e grazie a Conor O’Shea per l’impegno che vorrà metterci.
        Cordialità

        Ps rimango della idea sulla trasparenza e scrivo “Conor sostengo ma voglio conoscere!”

    • kossach scrive:

      gioviale è tutto vero quello che scrivi, il minirugby però così com’è strutturato va benissimo. i bambini u.6 – 8 (tutti) sono li per divertirsi e socializzare non potrebbe essere altrimenti, i bambini u.10 cominciano a capire cosa vuol dire l’impegno in campo, u.12 sono già in una condizione di migliorarsi per obietivi e fino a queste categorie va bene così. dall’u.14 in poi che bisogna cominciare a parlare di agonismo sempre gradualmente, per arrivare alla fine u.16 inizio u.18 a parlare di alimentazione appropriata, preparazione atltetica, rugby vero. le società con la regia della Federazione oltre che mettere in atto quanto sopra devono lavorare per creare campionati di livello idoneo alle individualità dei ragazzi, in altre parole la squadra x per ragazzi di livello x la squadra y per livello y. in realtà questo avviene con i vari gironi ma quello che si può fare in più è il transito dei ragazzi più meritevoli o dotati in squadre del livello appropriato, tralasciando campanilismi o cazzate simili. i colori sociali a volte sono freni allo sviluppo, per i talentuosi il colore di riferimento deve essere solo AZZURRO.
      fino a quest’anno la selezione veniva fatta con i c.d.f u.16 e scremando con i c.f.p. u.18 (accademie), diversamente da chi crede che l’accesso a questi sia mal fatto, in realtà se esiste un ragazzo dotato questo passa senz’altro dallle strutture che ora vengono messe in discussione e purtroppo ridimensionate.
      mi spiace molto che vengano considerate solo fonte di spesa e non opportunità ben strutturate. non hanno dato i risultati sperati?
      è nei dettagli che si insinua il demonio……… ma il ridimensionamento porta inevitabilmente a ridurre il bacino di sviluppo e se pensate che ci siano società sportive che possano prendere il posto delle strutture federali, be auguri me lo auguro anch’io ma non ci scommetterei.

  34. gioviale scrive:

    Cossach,
    Mi pare che quello che dici abbia molto senso e che corrisponda anche al lavoro che la federazione stia facendo anche a livello regionale. È anche vero però che le singole squadre spesso fatichino molto a seguire questa strada. In particolare ad offrire ai ragazzi, magari accorpandosi, contesti adeguati al loro sviluppo. Per poter crescere tutti devono avere occasione di confronto con i propri limiti e con avversari/compagni stimolanti. Qui vedo ancora strada da percorrere. Bene però che la FIR abbia a mente un percorso che, è evidente, sta proponendo in giro per l’Italia anche se solo da poco. Aspettiamo i frutti e soprattutto ulteriori evoluzioni. Ripeto i cambiamenti li devono secondo me declinare le squadre sul territorio ragionando sempre più in azzurro!!

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