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	<title>I nostri esperti</title>
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	<description>365 rugby 360</description>
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		<title>Come i Wasps hanno costruito la loro straordinaria stagione</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/10/19/come-i-wasps-hanno-costruito-la-loro-straordinaria-stagione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 07:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A bordo campo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Wasps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Masi racconta la trasformazione della squadra più in forma del momento: da due vittorie nelle prime otto alla finale di Premiership</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/19/come-i-wasps-hanno-costruito-la-loro-straordinaria-stagione/">Come i Wasps hanno costruito la loro straordinaria stagione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso febbraio Dai Young ha lasciato il posto di Director Of Rugby ai Wasps <a href="https://www.onrugby.it/2020/02/12/dai-young-non-e-piu-lallenatore-di-minozzi-e-dei-wasps/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dopo nove anni consecutivi alla guida del club</a>. Nelle prime otto partite della stagione 2019/2020, la prima squadra aveva ottenuto solo due vittorie.</p>
<p>È stato un momento molto difficile e triste allo stesso tempo, ma purtroppo era la cosa giusta da fare. A Dai va comunque riconosciuto il merito di avere portato il club a livelli altissimi. Per quanto mi riguarda, ho giocato il miglior rugby della mia vita sotto la sua guida, è una persona che stimo molto e a cui devo davvero tanto.</p>
<p>Lee Blackett, fino ad allora tecnico dei trequarti e dell’attacco, viene promosso capo allenatore ad interim, e quello che sembrava un anno difficile è diventato straordinario: un percorso di 13 vittorie nelle 15 partite successive che ha portato i Wasps alla finale di Premiership del prossimo 24 ottobre.</p>
<p>A mio avviso i fattori determinanti che hanno permesso un cambio di rotta così rapido sono diversi. Inizierei dal ruolo di Blackett e quello che secondo me sta svolgendo in modo eccellente.</p>
<h4><strong>Lee Blackett: cambiare rotta</strong></h4>
<p>Ovviamente i successi non piovono dal cielo, bisogna costruirli. Lee Blackett e il suo staff lo hanno fatto con un certo numero di azioni intraprese dentro e fuori dal campo.</p>
<p>Sin da subito ha dato grandi responsabilità ai giocatori. I leaders della squadra sono stati investiti del diritto di fare scelte tecnico-tattiche, con un peso importante in termini di pianificazione del gameplan.</p>
<p>Il gruppo di leaders della prima squadra comprende Brad Shields, Jack Willis, Joe Launchbury, Dan Robson, Jimmy Gopperth, Malakai Fekitoa e Jacob Umaga. Quest’ultimo giocatore è uno dei più giovani, ma anche uno dei più maturi all’interno del gruppo: è un ragazzo di 22 anni che non ha nessuna paura di prendersi delle responsabilità, di parlare al gruppo, di fare delle scelte importanti in momenti critici della partita.</p>
<p>Un altro aspetto molto interessante del lavoro che ha fatto e continua a fare Lee Blackett è rinforzare la coesione con il resto dello staff. Nell’era Dai Young c’era qualche attrito e mancava l’allineamento totale sulla filosofia di gioco e di allenamento. Adesso il rapporto fra i componenti dello staff è eccezionale ed in completa sinergia.</p>
<p>L’approccio mentale è cambiato radicalmente. In passato il focus era soprattutto sul produrre gioco, sull’essere efficaci palla in mano per vincere gli incontri. Non c’era grande attenzione al lato difensivo, al workrate e al lavoro senza palla.</p>
<p>Adesso invece è tutto basato sulla quantità di lavoro. Il mantra della squadra è lavorare più duro degli avversari, che può sembrare banale o un cliché, ma è davvero quello che funziona: lavorare più duro del tuo diretto avversario, in particolare senza palla. Ci sono infatti esempi incredibili in questa stagione di giocatori che salvano mete o che permettono la marcatura di punti importanti grazie a sforzi notevoli e ad uno spirito di sacrificio che non si vedeva al club da diversi anni.</p>
<p>Matteo Minozzi è stato uno tra i protagonisti di diversi di questi episodi, con kick chase che hanno portato a mete o a punti pesanti, tantissime corse di copertura di più di 50 metri per salvare mete o coprire spazi. La cosa interessante è che adesso nelle riunioni collettive si vanno ad evidenziare quasi solamente questi sforzi, questa grande quantità di lavoro. Non c’è pressoché niente di tecnico nei meeting di squadra, quel lato viene lasciato alle riunioni individuali o di reparto.</p>
<p>Se avete avuto <a href="https://www.premiershiprugby.com/watch/full-match-wasps-v-bristol-bears-gallagher-premiership-semi-final" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la possibilità di vedere la semifinale</a> fra Wasps e Bristol, avrete visto anche il clamoroso salvataggio di Jack Willis in area di meta. Una circostanza figlia di una corsa di recupero di almeno 30 metri del mediano di mischia Dan Robson per marcare un avversario. Sarebbe stato un due contro uno facile, una meta già segnata, che forse 4 o 5 mesi fa avremmo subito, mentre lo sforzo di Robson consente il recupero e poi il miracolo di Willis.</p>
<p>Oltre alle responsabilità condivise, alla coesione dello staff e al workrate come principio cardine, in questi mesi è cambiata anche la struttura degli allenamenti. In passato c’era grossa concentrazione su fasi statiche e gioco strutturato, mentre ora c’è un focus molto più intenso su gioco rotto, situazioni da turnover, caos. I Wasps hanno una squadra di ottimi giocatori sul punto d’incontro e nel contrattacco e le statistiche parlano chiaro, primi per numero di turnover ottenuti in Premiership e primi per mete segnate da situazioni di cambio possesso.</p>
<p>Un’impostazione figlia della rosa che il club ha a disposizione. Il piano di gioco è costruito in base a quello che si ha a disposizione, e la squadra ha la fortuna di avere tre, quattro giocatori formidabili sul punto d’incontro, fra cui forse il migliore al mondo in questo momento, a mio avviso. Un triangolo allargato che può far male su ogni cambio di possesso, e quattro calciatori fra i trequarti: Robson, Umaga e Gopperth destri e Minozzi mancino, un vero e proprio lusso che dà un ottimo equilibrio e grande elasticità tattica alla squadra.</p>
<p>Un’altra cosa che va riconosciuta a Blackett è il completo abbattimento di ogni barriera fra Academy e prima squadra: ha dato moltissima fiducia ai giovani, ha fatto debuttare ben 10 giocatori e ha dato fiducia a Charlie Atkinson, un ragazzo di 18 anni appena uscito dalla scuola. Una testimonianza della stima e della fiducia nel vivaio e nei giovani. Certo, la prima squadra ha dovuto fare di necessità virtù: giocando ogni tre giorni era necessario avere una rosa allargata. Al di là di questo però, la relazione con la Academy è fantastica: ogni mattina ci sono riunioni, parliamo di giocatori, c’è una linea comune e un interscambio continuo sullo sviluppo tecnico, tattico e mentale dei più giovani.</p>
<p>Un altro fattore determinante è stato il cambio di preparatore atletico.</p>
<h4><strong>Pete Atkinson: c’è differenza tra l’essere allenati ed essere <em>rugby fit</em></strong></h4>
<p>Un altro protagonista assoluto del cambio di marcia dei Wasps è stato Pete Atkinson, il nuovo preparatore atletico arrivato dopo il lockdown, precedentemente sotto contratto con la nazionale italiana.</p>
<p>Lui e il suo staff di collaboratori hanno influito in maniera importante cambiando la preparazione fisica della squadra: è stata resa completamente pertinente al gioco, concentrandosi sull’esecuzione di gesti tecnici specifici al ruolo, ma all’interno di attività fisiche. Ad esempio, esercizi di corsa intervallati da un placcaggio, una mischia, una presa al volo, la pulizia di un punto d’incontro. Con un’attenzione maniacale al gesto tecnico ma anche al rispetto delle consegne, che ha dato rigore e disciplina all’interno dell’allenamento.</p>
<p>A testimonianza dell’impatto avuto da Pete tutti i giocatori hanno raggiunto dei PB (personal best) in tutti i principali test di velocità, resistenza, forza. Ma il test più importante rimane sempre la partita, ed i Wasps sono stata la squadra che ha segnato di più nell’ultimo quarto di gara: di 81 mete segnate in regular season, 30 sono arrivate negli ultimi 20’, pari al 37% delle marcature, una cifra pazzesca che testimonia quanto la squadra sia in forma.</p>
<h4><strong>Jack Willis: forma strepitosa</strong></h4>
<p>Al cambiamento di rotta imposto da Lee Blackett e da tutto lo staff è stato complementare il momento di forma straordinaria di tutti i migliori giocatori: da Launchbury a Robson, da Gopperth a Fekitoa a Minozzi parliamo di giocatori che stanno attraversando un periodo eccezionale.</p>
<p>C’è però un giocatore su tutti che ha raggiunto livelli stratosferici: Jack Willis appena fresco del premio di miglior giocatore della stagione in Premiership. Parlavo di lui quando prima accennavo a quello che, secondo me, è il miglior <em>jackler</em> al mondo. È primo in termini di turnovers ottenuti, a quota 44. Il secondo dietro di lui è a 19. Nella classifica delle squadre di Premiership per turnovers i Wasps sono primi, Jack Willis da solo è decimo.</p>
<p>Non è però solamente <a href="https://www.onrugby.it/2020/08/04/glossario-del-rugby-termini-tecnici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un <em>poacher</em></a>, segna anche moltissime mete: ne ha segnate 9, quando il migliore è arrivato a quota 11 in stagione. Per me, in questo momento, è il miglior numero 6 al mondo. In tanti lo vedono titolare nella squadra inglese, ma non solo: si parla di lui anche come titolare dei British &amp; Irish Lions il prossimo anno in Sudafrica.</p>
<p>È un giocatore che dà tutto in campo, senza compromessi dal punto di vista dello scontro fisico. Inoltre, ha una flessibilità delle anche fuori dal comune che gli permette di assumere delle posizioni assurde quando cerca di portar via un possesso dal punto d’incontro avversario.</p>
<p>Per noi di questo club Willis non è una sorpresa. Già nella stagione 2017/2018 era riuscito a guadagnarsi un posto da titolare nel finale di stagione, poi un brutto infortunio a caviglia e ginocchio lo ha costretto a stare fermo un anno e a saltare tutto il 2018/2019. Quest’anno però è tornato e ha disputato una stagione davvero fenomenale.</p>
<p>Viene dal vivaio, siamo molto orgogliosi del percorso che sta facendo e sarà sicuramente un capitano dei Wasps nel futuro, viste anche le sue capacità di leadership e il carisma con cui si fa riconoscere dai compagni come figura importante del gruppo.</p>
<h4><strong>Matteo Minozzi: il miglior momento della sua carriera</strong></h4>
<p>Matteo sta giocando veramente bene, e tutto questo è testimoniato dai numeri delle sue prestazioni.</p>
<p>All’interno della squadra è terzo per numero di metri corsi, secondo per difensori battuti e ha l’81% di efficacia al placcaggio. In particolare, quest’ultima statistica è significativa: è una percentuale davvero buona per un estremo, che si trova spesso a fare placcaggi difficili e a difendere su spazi molto grandi.</p>
<p>Ha salvato tre, quattro mete ad un metro dalla linea con dei placcaggi incredibili. Di questo sono molto felice perché era un aspetto da migliorare per lui, quello dell’efficacia al placcaggio.</p>
<p>Altra abilità che ha migliorato molto è l’utilizzo del piede. Considerando come positivi tutti quei calci dove sia la scelta che l’esecuzione sono adeguate, Minozzi ha raggiunto un incredibile 90% di efficacia sul gioco al piede, una cifra molto al di sopra della media per un calciatore. Per il nostro gioco tattico il suo essere mancino è un’arma cruciale, in tante situazioni di gioco ma soprattutto nelle uscite.</p>
<p>In generale, è un giocatore che è cresciuto molto sotto tutti i punti di vista. Ha fatto progressi importanti dal punto di vista fisico, è progredito tantissimo con la lingua inglese e sta sicuramente giocando il miglior rugby della sua vita.</p>
<p>In questo momento si respira un po’ di tensione al club <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/15/giorni-movimentati-per-i-wasps-sette-positivi-ma-anche-un-premio-importante/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per i recenti casi di giocatori e staff positivi al coronavirus</a>. Qualunque sia l’influenza di questo evento sull’esito finale del campionato, e indipendentemente dal risultato della partita, niente si può togliere alla straordinaria stagione che abbiamo vissuto qui a Coventry.</p>
<p><strong>Andrea Masi</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/10/19/come-i-wasps-hanno-costruito-la-loro-straordinaria-stagione/">Come i Wasps hanno costruito la loro straordinaria stagione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>Alcool, pittura fresca, discorsi e panini da ko: quando il rugby fa autogol</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/04/19/alcool-pittura-fresca-discorsi-e-panini-da-ko-quando-il-rugby-fa-autogol/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Avesani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 09:07:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[la storta e la furba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fallimenti, papere, disastri, gaffes, guai, disfatte ovali. Antologia di Marco Pastonesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Kukris-Panaga. Per dirla tutta: The Flying Kukris Rugby Football Club, di Seria, Brunei, che sulla sua pagina Facebook si autocertifica come “probabilmente la più grande squadra dell’Esercito inglese di rugby a sette e a dieci nell’Asia del sud-est”; e il Panaga Crocs Rugby Union Football Club, fra Seria e Kuala Belait, Brunei, con squadre di rugby a sette, dieci e quindici, formate da locali, militari e dipendenti della compagnia petrolifera Shell. Kukris-Panaga è una partita sentita e combattuta, anche se – aggiungerebbero quelli di Kukris – probabilmente non di altissimo livello. Infatti, Dick Dover è un avanti di Kukris: quando intuisce la possibilità di ripartire da una mischia, con il pallone blindato sotto il braccio, scatta e va. E va. E va. Una memorabile corsa di una settantina di metri. Che si conclude trionfalmente in mezzo ai pali. Ma quando si volge verso i compagni, Dover si accorge che c’è qualcosa di strano. E capisce che quel qualcosa di strano l’ha fatto proprio lui: correndo sì in mezzo ai pali, ma quelli della propria squadra, disorientato dalla mischia che si era girata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fallimenti, papere, disastri, gaffes, guai, disfatte, cotte, contrattempi, coincidenze negative, fatalità sfortunate. I momenti-no capitano, piovono, succedono. Sul momento, sembrano insopportabili. Con il tempo, diventano argomenti da terzo tempo, addirittura materia letteraria, forse il bello dello sport, e ci si ride su.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gaston Vareilles: selezionato per giocare nella Francia contro la Scozia, nel 1911, se la gode sul treno con i suoi compagni internazionali fino a quando è assalito dalla fame, alla prima fermata scende dal treno, fa la coda al bar, compra un panino e quando torna indietro, il treno è già ripartito. Non solo non giocherà quella partita, Vareilles, ma non sarà mai più convocato nei Bleus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E Gordon Brown: scozzese, nei British Lions in tour in Sud Africa, in squadra nel terzo test-match, prima del match si sottopone al consueto rituale, con il capitano irlandese Willie John McBride che colpisce al petto ogni giocatore e intanto lo chiama ad alta voce (un metodo che McBride ritiene utile per caricare i giocatori e creare senso di appartenenza), solo che quando tocca a Brown, McBride – non si sa perché – lo colpisce due volte, e Brown, che si aspettava il primo pugno ma non il secondo, crolla a terra. E’ il primo caso in cui l’uomo con la spugna e il secchio d’acqua deve intervenire prima dell’inizio della partita, poi posticipato, per permettere a Brown di riprendersi dal k.o.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualcosa del genere accade a un francese, Jean-Pierre Salut: mentre fa le scale che separano lo spogliatoio dal campo – si gioca Francia-Scozia a Parigi, nel 1969 – inciampa, cade e si rompe la caviglia. Risultato: per lui, k.o. per intervento medico, trasportato via in barella prima ancora di entrare sul prato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il k.o. è invece collettivo per il Lindo Rugby Sports Club di Munkebo, Danimarca, opposto al Comet, nel 1973: 0-194, risultato degno di entrare nel “Libro Guinness dei primati”. Il bello è che il Lindo, fondato nel 1960, continua ancora oggi la sua attività giovanile e, con l’Odense, anche fra i seniores, invece il Comet si è sciolto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Meno pesante, ma forse più umiliante, la sconfitta del Corby a Whitby, in Inghilterra. Dopo sette minuti dall’inizio del secondo tempo, l’arbitro decide di sospendere la partita per manifesta superiorità del Whitby sul punteggio di 80-0. Secondo il giudice di gara, molti giocatori del Corby sono troppo ubriachi per continuare. Uno del Corby ammette, “in effetti stanotte abbiamo bevuto un po’”, poi crolla a terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma l’alcol è così, gioca brutti scherzi. Come per quella squadra canadese scortata fuori da un aereo dopo che durante il volo a Londra ha urlato canzoni oscene e organizzato giochi volgari, tirandosi giù anche i pantaloni. All’aeroporto di Gatwick la polizia si sorprende nel constatare che la squadra del Brampton Rugby Club è femminile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A volte, quando il disastro incombe, giunge insperata la salvezza. Come per un match fra Uganda e Kenya, a Entebbe, in Uganda, nel 1935. Tutte e due le squadre si presentano in campo con le maglie bianche. E non esistono mute di riserva. L’arbitro sta per decidere di rinviare la partita causa mancanza di maglie adatte, quando interviene una spettatrice, che porge una bottiglia di tintura nera. Gli ugandesi si sacrificano per dovere di ospitalità e, siccome non c’è più tempo da perdere, giocano con le maglie ancora bagnate di pittura fresca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Marco Pastonesi</strong></p>
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		<title>Andrea Masi: continuo a lavorare (da casa) per i miei ragazzi e per i prossimi obbiettivi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2020/04/07/andrea-masi-continuo-a-lavorare-da-casa-per-i-miei-ragazzi-e-per-i-prossimi-obbiettivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Calamai - OnRugby.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 06:53:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A bordo campo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Wasps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra firma eccellente ci racconta come sta gestendo i giovani dell'Academy U18 e ci dà un'anticipazione sul suo futuro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2020/04/07/andrea-masi-continuo-a-lavorare-da-casa-per-i-miei-ragazzi-e-per-i-prossimi-obbiettivi/">Andrea Masi: continuo a lavorare (da casa) per i miei ragazzi e per i prossimi obbiettivi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Come nel resto d’Europa e in tanti altri paesi del mondo, anche in Inghilterra è arrivato il </span><i><span style="font-weight: 400;">lockdown</span></i><span style="font-weight: 400;">. Lo scorso 23 marzo il governo ha deciso di chiudere le attività non essenziali, ma ha lasciato alle famiglie la possibilità di uscire di casa, mantenendo le misure di sicurezza, per un passeggiata breve o per svolgere attività fisica. Un piccolo ma prezioso svago per chi, come me, ha due figli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualche giorno prima della decisione governativa, la federazione inglese aveva già deciso di cancellare il resto della stagione 2019/2020, dopo aver inizialmente sospeso ogni competizione fino al 14 aprile. Il destino della Premiership, che è un campionato non gestito direttamente dalla Rugby Football Union, è invece <a href="https://www.onrugby.it/2020/03/16/coronavirus-e-rugby-che-succede-in-inghilterra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ancora in sospeso</a>: non si sa se e quando riprenderà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia, per far fronte alla situazione, quasi tutti i club del massimo campionato, compresi i Wasps dove lavoro, hanno messo i loro dipendenti in una condizione più o meno equivalente alla cassa integrazione italiana, chiamata </span><i><span style="font-weight: 400;">furlough. </span></i><span style="font-weight: 400;">Per farla breve, da una settimana circa, i club hanno tagliato gli stipendi di giocatori e staff del 25% fino alla conclusione di questa situazione, periodo dopo il quale torneranno a pieno regime. La ricezione di queste misure è stata accettata senza polemiche: ognuno si è reso conto della grandezza del problema e si è messo a disposizione per supportare i propri club e le persone che ci lavorano anche negli ambiti extrasportivi.</span></p>
<p><b>Continuare ad essere presenti</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa particolare condizione, sulla carta, impedisce ai dipendenti l’utilizzo di tutto ciò che è legato al proprio posto di lavoro, come ad esempio l’indirizzo email del club, <em>laptop</em> professionali e qualsiasi tipo di rapporto lavorativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia noi tecnici dell’Academy ci stiamo comunque adoperando per mantenere un contatto con i giocatori. Niente che contravvenga alle disposizioni: ci sentiamo telefonicamente, per informarci sulla loro situazione e farci sentire presenti in un periodo così complicato. In più, per tenerli collegati al rugby, ma anche per dar loro un momento di svago, abbiamo dato loro alcuni compiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo partiti dall’analizzare la partita fra Crusaders e Sunwolves del Super Rugby. I ragazzi hanno dovuto studiare nei dettagli l’attacco e la difesa di ciascuna delle due squadre e poi hanno provato a sviluppare un </span><i><span style="font-weight: 400;">game plan </span></i><span style="font-weight: 400;">come se avessero dovuto affrontare una delle due nel fine settimana, sottolineando i punti deboli da attaccare e una serie di giocate da utilizzare. Il compito per questa settimana, dopo aver creato il <em>game plan</em>, è quello di progettare un’intera settimana di allenamento con lo scopo di preparare al meglio la squadra, sia tecnicamente che tatticamente, in vista della partita contro Crusaders o Sunwolves.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo è quello di stimolare i nostri giocatori, di dar loro l’occasione di staccare un po’ dalla monotonia nella quale sono costretti. Anche perché parliamo di atleti che sono abituati ad avere una routine molto piena, giornate in cui quasi tutto quello che fanno è prestabilito.</span></p>
<p><b>La stagione della Academy dei Wasps</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La stagione della Academy under 18 si è conclusa a fine febbraio. Adesso noi dello staff siamo focalizzati sui giocatori in transizione dall’under 18 alla Senior Academy e da quest’ultima alla prima squadra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per la under 18 è stata una stagione molto soddisfacente, anche se per un paio di sconfitte arrivate in maniera un po’ sciocca non siamo riusciti a qualificarci per la finale del campionato. Ciononostante, anche quest’anno siamo stati il miglior attacco della competizione, la squadra che ha segnato più punti, più mete e più <em>linebreaks</em> durante la <em>regular season</em>.</span></p>
<p align="center"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/2jy-lVdaCUI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella Senior Academy ci sono alcuni giocatori che passeranno in prima squadra, altri che ci rimarranno per un altro po’ (alcuni giocatori possono rimanere anche 3-4 anni) e altri ancora che verranno rilasciati. Mentre per la under 18 la stagione è ormai chiusa, per la Senior Academy tutto è congelato per le prossime tre, forse quattro settimane. L’eventuale ripresa della stagione di Premiership, infatti, implicherebbe una ripresa anche delle attività dei più giovani in supporto alla prima squadra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fra i tanti profili interessanti emersi ce ne sono due che vi suggerisco di appuntarvi per il prossimo futuro: uno è Alfie Barbeary, tallonatore, uno dei migliori giocatori che ci sono a livello giovanile in Inghilterra. Credo che abbia davvero le possibilità per diventare un giocatore internazionale. Non solo perché ha delle grandi abilità e potenzialità fisiche, ma anche perché ha la testa giusta per poter essere un giocatore di altissimo livello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella under 18, invece, quest’anno è emerso Charlie Atkinson, un mediano di apertura che ho avuto la fortuna di seguire da quando aveva 15 anni. Ha delle doti davvero impressionanti, tanto che potrebbe essere direttamente messo sotto contratto dalla prima squadra, saltando la Senior Academy, una cosa più unica che rara.</span></p>
<p><b>Sfruttare il tempo a casa: pianificazione e miglioramento</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per me, quest’anno, è arrivata una soddisfazione personale: dalla prossima stagione passerò ad essere il responsabile della Senior Academy. Una promozione che mi consentirà, fra le altre cose, di avere a che fare almeno due volte a settimana con gli allenamenti della prima squadra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che allora sto sfruttando questo periodo di stallo utilizzando il mio tempo per pianificare il prossimo futuro lavorativo e pensare allo sviluppo personale. Per quanto riguarda il lavoro mi sono già messo all’opera per impostare tutte quelle attività che rientrano nella struttura della prestazione, quindi, ad esempio, un calendario di massima con i focus tecnici degli allenamenti, le varie attività, le riunioni da organizzare con staff, giocatori e personale, i corsi formativi che offriamo ai nostri giocatori, le attività </span><i><span style="font-weight: 400;">social</span></i><span style="font-weight: 400;"> e di </span><i><span style="font-weight: 400;">team building</span></i><span style="font-weight: 400;">. Tutto questo nonostante una situazione ancora un po’ incerta, visto che non sappiamo chi sarà il prossimo </span><i><span style="font-weight: 400;">director of rugby </span></i><span style="font-weight: 400;">del club. A metà stagione, infatti, <a href="https://www.onrugby.it/2020/02/12/dai-young-non-e-piu-lallenatore-di-minozzi-e-dei-wasps/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dai Young ha lasciato l’incarico</a>. Dai è una persona che rispetto tantissimo e con la quale mi sono sempre trovato benissimo, ma probabilmente il suo tempo ai Wasps era finito. Si è chiuso così un ciclo, e in tutto il club si respira l’aria di un nuovo inizio. Lee Blackett, l’ex allenatore dell’attacco che è subentrato nel ruolo ad interim, ha subito tenuto a rafforzare la collaborazione con la Academy, ma la sua conferma non è ancora certa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A fianco della pianificazione del prossimo anno mi sto dedicando a cercare di migliorare il mio bagaglio di competenze. Prima di tutto mi sono iscritto a un paio di corsi online tenuti dalla Yale University, uno di comunicazione e uno di scienza del benessere. Poi, cerco di guardare almeno una partita al giorno analizzando nel dettaglio la filosofia delle squadre in campo, i loro sistemi di attacco e difesa, il breakdown, l’attacco da fasi statiche, l’utilizzo del gioco al piede, le </span><i><span style="font-weight: 400;">exit strategies</span></i><span style="font-weight: 400;">. Mi sono concentrato in particolare sul Pro14, un campionato che non conosco bene, dove giocano squadre che, senza l’assillo di evitare la retrocessione, predicano un rugby nel quale si prendono qualche rischio in più dal punto di vista del gioco. Inoltre, se andiamo a vedere le statistiche, il campionato celtico è la competizione europea con il minutaggio più alto in termini di </span><i><span style="font-weight: 400;">ball in play</span></i><span style="font-weight: 400;">, il tempo in cui il pallone è effettivamente in gioco, si segnano tante mete, ci sono tanti </span><i><span style="font-weight: 400;">linebreaks</span></i><span style="font-weight: 400;">. Insomma, è un campionato molto interessante da studiare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi sto anche dedicando ad interagire con altri allenatori che occupano il mio stesso ruolo, confrontandoci sui metodi di lavoro. In questo senso, poi, una cosa molto positiva di cui si deve dar merito alla RFU è l’aver messo a disposizione degli allenatori delle conferenze </span><i><span style="font-weight: 400;">live </span></i><span style="font-weight: 400;">di circa un’ora tenute dai tecnici della nazionale maggiore. La settimana scorsa, ad esempio, il coach dell’attacco Simon Amor, che prima di aggregarsi allo staff di Eddie Jones è stato allenatore della nazionale di rugby a sette britannica che ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Rio, ha parlato del passaggio dal </span><i><span style="font-weight: 400;">sevens </span></i><span style="font-weight: 400;">al </span><i><span style="font-weight: 400;">rugby union</span></i><span style="font-weight: 400;">. Steve Borthwick, attualmente </span><i><span style="font-weight: 400;">skills coach</span></i><span style="font-weight: 400;">, ma ex grande seconda linea del Bath e dei Saracens, ha parlato proprio di come sviluppare giovani seconde linee. Poi sarà la volta di John Mitchell, che da allenatore della difesa dell’Inghilterra parlerà per l’appunto di sistemi difensivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel tempo libero mi dedico anche ad ascoltare dei podcast. Ascolto </span><i><span style="font-weight: 400;">The Talent Equation</span></i><span style="font-weight: 400;">, che riflette sui modi in cui genitori, allenatori e contesti possono dare il loro apporto per sviluppare un talento, e poi ascolto ovviamente anche podcast legati alla palla ovale. Ce ne sono tanti in lingua inglese dedicati al rugby, spesso anche con ospiti di grande spessore. Il mio preferito è </span><i><span style="font-weight: 400;">Off the ball, </span></i><span style="font-weight: 400;">prodotto dall’omonimo sito irlandese. Fra le voci che è possibile ascoltare compaiono spesso quelle di Ronan O’Gara e Brian O’Driscoll, ad esempio, ma anche di Stuart Lancaster, un personaggio che non mi stanco mai di sentir parlare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In definitiva, cerco di imparare il più possibile per farmi trovare pronto alle prossime sfide e per migliorare come allenatore. Senza nessuna pretesa, visto che ognuno di noi è quotidianamente bombardato di consigli su come passare il tempo, tenersi in forma o fare qualsiasi attività, ho voluto condividere il mio modo personale di mettere a frutto positivamente il periodo complicato che stiamo attraversando.</span></p>
<p><strong>Andrea Masi</strong></p>
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		<title>Il rugby alle sue radici: Andrea Masi ripercorre il Mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pansardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 07:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A bordo campo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Masi]]></category>
		<category><![CDATA[Rugby World Cup 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo appuntamento con la rubrica dell'ex azzurro, che ci offre il suo punto di vista sulla Rugby World Cup conclusa da poco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/11/14/il-rugby-alle-sue-radici-andrea-masi-ripercorre-il-mondiale/">Il rugby alle sue radici: Andrea Masi ripercorre il Mondiale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Da questa Rugby World Cup 2019 ci portiamo dietro un Sudafrica che ha impressionato per fisicità e solidità nelle fasi statiche: mischia, touche sono state estremamente competitive. Gli Springboks sono stati davvero cinici, giocando benissimo sui propri punti di forza, come il gioco il piede e la capacità di portare pressione soffocando gli avversari. Ho apprezzato il fatto che, nonostante fosse una squadra tecnica con qualità che gli avrebbero permesso di giocare un gioco espansivo simile a quello di Inghilterra e Nuova Zelanda, è rimasta ancorata a una precisa identità di squadra e non si è voluta snaturalizzare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Hanno una struttura difensiva che favorisce la copertura del campo, piuttosto che la velocità di salita, al contrario dell’Inghilterra che cerca di togliere qualsiasi tipo di opzione sprintando veloce fuori dalla linea. Il giocatore che più mi ha impressionato di più è stato sicuramente Faf de Klerk. È uno di quelli che qui chiamano </span><i><span style="font-weight: 400;">energizers</span></i><span style="font-weight: 400;">, un vero trascinatore. Sa guidare la squadra in modo incredibile, ha un ottimo gioco al piede ed è molto competitivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Inghilterra, invece, in finale non è riuscita a sfruttare l’ampiezza in fase offensiva come aveva fatto per esempio contro gli All Blacks. Il motivo è stato soprattutto la mancata fisicità in mezzo al campo, con i portatori di palla che non sono riusciti ad andare oltre la linea del vantaggio. Contro gli All Blacks, ogni volta c’era avanzamento e producevano ruck veloci. Invece il Sudafrica è stato incredibilmente fisico sul placcaggio ed è riuscito sempre a rallentare il pallone: questo ha fatto sì che gli Springboks avessero più tempo per riorganizzarsi in difesa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non credo che gli inglesi potessero fare qualcosa di molto diverso. A mio avviso la partita contro la Nuova Zelanda è stata la più bella di sempre, all&#8217;interno della quale l&#8217;Inghilterra è riuscita a giocare la partita perfetta in termini tecnico/tattici. Fisicamente hanno giocato al di sopra del proprio potenziale, spendendo moltissime energie emotive. Nella carriera di un professionista, forse succede 4 o 5 volte di giocare delle partite al di sopra delle proprie capacità. Prestazioni eccezionali come quella dell’Inghilterra richiedono un dispendio energetico emotivo incredibile. Ripetere una prestazione simile nella settimana successiva sarebbe stato praticamente impossibile. Dopo partite del genere c’è un forte senso di appagamento, ma allo stesso tempo si è completamente esausti emotivamente e fisicamente. Dopo aver visto quella partita, sapevo che la finale sarebbe stata molto difficile per l’Inghilterra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel complesso, la squadra di Eddie Jones è stata fenomenale in questo Mondiale per qualità di gioco espressa e per come ha preparato la Coppa. L’età media della squadra è piuttosto bassa: solo tre o quattro giocatori non giocheranno la prossima Rugby World Cup, ma il resto del gruppo è davvero molto giovane e sicuramente potrà arrivare al prossimo Mondiale con un bagaglio di grande esperienza. Hanno perso in finale, ma si può recriminare poco a questa squadra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non credo poi si tratti di una squadra che faccia fatica ad adattarsi a contesti diversi nel corso della partita. Loro basano molto gli allenamenti sui differenti scenari che possono capitare in un match, per cui avevano diversi piani di gioco. Ho letto inoltre molte critiche su Dan Cole e sulla sua prestazione in mischia chiusa: Cole è il miglior pilone in mischia dell’Inghilterra, per cui Sinckler avrebbe sofferto ugualmente se fosse rimasto in campo. E Cole ha dovuto giocare l’intera partita, e per un pilone destro è praticamente impossibile mantenere il proprio standard per più di 50-60 minuti. Col senno di poi, l’unica opzione che Eddie Jones avrebbe potuto adottare per vincere contro quel Sudafrica era quella delle mischie no contest, ma sarebbe stato un fallimento per l’immagine del rugby e sono felice che non l’abbia fatto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella costruzione di questa Inghilterra, inoltre, non dobbiamo dimenticare i meriti di Stuart Lancaster, nonostante l’eliminazione dalla fase a gironi nel Mondiale di casa. Ha fatto esordire dei giocatori molto giovani come Farrell, Ford o Watson, per esempio. Hanno accumulato delle esperienze fondamentali per il successo e la costruzione della squadra. Hanno vissuto il fallimento del 2015, ma hanno anche imparato moltissimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è anche un altro dato da sottolineare: 22 giocatori su 31 di questa Inghilterra provenivano dalle nazionali Under 20. Molti di loro stanno insieme da tanto tempo e alcuni di loro hanno giocato anche una finale mondiale con la nazionale juniores. Anche per questo sono sicuro che la prossima Rugby World Cup sarà ancora migliore per l’Inghilterra, in termini di gioco e di gestione della pressione. Nel frattempo, ci sono tanti altri buoni giocatori che stanno crescendo. Il lavoro che si fa nelle Accademie e nelle nazionali giovanili è incredibile e fa sì che questa nazionale sia così competitiva.</span></p>
<p><strong>Sorprese e delusioni</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda tecnica individuale e movimento della palla, per me il Giappone è forse stata la squadra migliore del torneo, ma gli è mancata la fisicità di altre squadre. E se soffri in mischia e sui punti d’incontro diventa difficile avere successo contro certe nazionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A proposito del Giappone: mi ha impressionato soprattutto la velocità nella circolazione del pallone, ma anche il fitness e il work rate di tutti i giocatori. Mi piace il fatto che muovono molto il pallone attraverso tanti passaggi corti o calci-passaggi, e c’è sempre la volontà di sfidare l’avversario sull’uno contro uno e mantenere vivo il pallone con offload. Per qualità tecniche è stata secondo me la miglior squadra del Mondiale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi mi ha deluso di più è stata sicuramente l’Irlanda. Un anno fa era imbattibile, ma ancora una volta è arrivata al Mondiale in pessime condizioni. L’Irlanda si prepara molto bene per il Sei Nazioni, perché tutte le franchigie hanno l’obiettivo di preparare al meglio i giocatori della nazionale. Fanno molti mini-raduni durante l’anno e stanno tanto tempo insieme, a differenza magari di altre squadre. Nella preparazione di un Mondiale, però, tutte le squadre possono stare insieme per tanto tempo e l’Irlanda forse perde questo vantaggio rispetto le altre. Non so se sia un caso o meno, non so quale possa essere la causa principale però le prestazioni sono state al di sotto dei loro standard.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fino all’anno scorso l’Irlanda sapeva giocare al meglio sui propri punti di forza. Portava avanti il pallone, calciava benissimo per portare pressione, riusciva a vincere nel gioco aereo&#8230; E tutto questo è mancato al Mondiale.</span></p>
<p><b>Arbitraggi</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Volevo anche spendere qualche parola anche sugli arbitri. Ho notato grande disparità tra gli arbitri francesi e tutti gli altri. Quando c’è un direttore di gara francese, ci sono molte più difficoltà nel breakdown perché non c’è quasi nessun tipo di comunicazione, rendendo il lavoro del giocatore molto più difficile soprattutto quando si è sotto pressione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno come Wayne Barnes comunica durante tutto il match, chiama per nome i giocatori e rende il match molto più facile e scorrevole.</span></p>
<p><b>Com’è andata l’Italia</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che nessuno possa essere davvero contento di come sia andato il Mondiale, perché tutti si aspettavano qualcosa di più. Si può dire che si sono costruite delle fondamenta interessanti, perché ci sono giocatori giovani di qualità in questa nazionale. Ora bisogna fare il passo successivo: organizzare un gioco migliore e cominciare a fare qualche risultato importante, perché all’esterno di questa nazionale c’è tanta negatività che sta penetrando anche all’interno. Se non arrivano risultati, è difficile che si possa invertire davvero la tendenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i giocatori più migliorati rispetto all’anno scorso c’è stato sicuramente Braam Steyn, mi ha davvero stupito. Ha giocato molto bene e mi ha impressionato per mole di lavoro e consistenza.</span></p>
<p><b>In conclusione</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rugby evolve costantemente, i giocatori sono sempre più tecnici e veloci, il gioco è sempre più analitico e studiato nei minimi dettagli, ma ancora una volta abbiamo avuto la testimonianza che il successo non può prescindere dai fondamentali: setpiece, gioco al piede, fisicità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Andrea Masi</b></p>
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		<title>La Rugby World Cup 2011 raccontata da Marco Pastonesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/08/07/la-rugby-world-cup-2011-raccontata-da-marco-pastonesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 06:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settimo appuntamento con le letture tratte dal libro "Ovalia. Dizionario erotico del rugby"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/08/07/la-rugby-world-cup-2011-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2011 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la prima sperimentale edizione del 1987, vinta dagli All Blacks, la Coppa del Mondo torna in nuova Zelanda e i padroni di casa, favoritissimi come (quasi) sempre, riescono a riconquistare quella Webb Ellis Cup che non hanno mai più vinto da allora. Anche la finale è déjà vu di quella dell&#8217;edizione inaugurale: Nuova Zelanda &#8211; Francia. Ma questa volta il risultato finale è ben più del stretto del 29 a 9 di 24 anni prima. Gli All Blacks vincono 8 -7 grazie al calcio di Stephen Donald che a pochi giorni dalla finale non faceva nemmeno parte della rosa dei tutti neri.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnH" target="_blank" rel="noopener">Galles 1999</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnL" target="_blank" rel="noopener">Australia 2003</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnR" target="_blank" rel="noopener">Francia 2007</a></strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/x3ce0eizEsc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La Rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 06:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 2007]]></category>
		<category><![CDATA[RWC2007]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continua il nostro viaggio attraverso la storia della Webb Ellis Cup con le letture della nostra prestigiosa firma  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/31/la-rugby-world-cup-2007-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La débalce dei favoritissimi All Blacks, la sorpresa Pumas &#8211; squadra che &#8220;vive da dilettanti e gioca da professionisti&#8221; &#8211; e poi gli Springboks &#8220;un&#8217;orchestra di potenza nella mischia e dinamite nei trequarti&#8221;. Questa la rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi in questo sesto episodio del viaggio attraverso la storia della Webb Ellis Cup.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnH" target="_blank" rel="noopener">Galles 1999</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnL" target="_blank" rel="noopener">Australia 2003</a></strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Dxe-rxekjac" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/31/la-rugby-world-cup-2007-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2007 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 2003 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 06:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Jonny Wilkinson]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 2003]]></category>
		<category><![CDATA[rwc2003]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quinto appuntamento le letture tratte dal libro "Ovalia. Dizionario erotico del rugby"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/24/la-rugby-world-cup-2003-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2003 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rugby World Cup 2003: &#8220;l&#8217;Inghilterra conquista in Australia e contro l&#8217;Australia la quinta edizione della Coppa del Mondo&#8221;. Questa la sintesi di quella Webb Ellis Cup nelle parole di Marco che sono quasi interamente dedicate alle due protagoniste della finale: i Wallabies padroni di casa e l&#8217;Inghilterra allenata da Sir Clive Woodward e trascinata anche nel drop decisivo (tra l&#8217;altro realizzato nel corso dei tempi supplementari)da Jonny Wilkinson.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnH" target="_blank" rel="noopener">Galles 1999</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/PDLx9kxjhuQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/24/la-rugby-world-cup-2003-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 2003 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 1999 raccontata da Marco Pastonesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/07/17/la-rugby-world-cup-1999-raccontata-da-marco-pastonesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 23:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 1999]]></category>
		<category><![CDATA[rwc1999]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la Coppa del Mondo si trasformò da "teatro per eroi dilettanti, a palcoscenico per attori professionisti".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/17/la-rugby-world-cup-1999-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1999 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarto appuntamento con le letture dedicate alla Coppa del Mondo tratte da &#8220;Ovalia. Dizionario Erotico del rugby&#8221;. Un viaggio attraverso le storie più significative e gli episodi più curiosi dell&#8217;edizione 1999 ospitata dal Galles (con alcuni match anche in Francia, Inghilterra, Irlanda e Scozia). Le squadre partecipanti diventano 20 e il rugby sta cambiando e da qualche anno in alcuni paesi è diventato uno sport professionistico. Marco esordisce con una citazione molto significativa di Gerald Davies che afferma &#8220;finora la Coppa del mondo era un teatro per eroi dilettanti, adesso lo è per attori professionisti&#8221;.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-KnC" target="_blank" rel="noopener">Sudafrica 1995</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/ltSVgMJGjYI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La Rugby World Cup 1995 raccontata da Marco Pastonesi</title>
		<link>https://www.onrugby.it/2019/07/10/la-rugby-world-cup-1995-raccontata-da-marco-pastonesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 22:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Mandela]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 1995]]></category>
		<category><![CDATA[RWC1995]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terzo appuntamento con le letture tratte dal libro "Ovalia. Dizionario erotico del rugby"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/10/la-rugby-world-cup-1995-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1995 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Coppa del Mondo 1995 fu un&#8217;edizione così piena di protagonisti e di episodi che solo la sapiente penna di Marco poteva riassumerli in poco più di 4 minuti. Partendo da Nelson Mandela che sembra ricevere la Webb Ellis Cup da Pienaar, anziché consegnargliela, passando per Marcello Cuttitta (cresciuto in Sudafrica) che segna la sua terza meta in altrettante edizioni della Coppa del Mondo fino ad arrivare alla &#8220;Montagna Umana&#8221;, quel Jonah Lomu che diventerà protagonista e simbolo del rugby.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a> &#8211; <a href="https://wp.me/p2KA6w-Knx" target="_blank" rel="noopener">Inghilterra 1991</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/q7SvaFXDeDc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/10/la-rugby-world-cup-1995-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1995 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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		<title>La Rugby World Cup 1991 raccontata da Marco Pastonesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Pessina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 15:51:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storta e la furba]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pastonesi]]></category>
		<category><![CDATA[rugby world cup 1991]]></category>
		<category><![CDATA[rwc1991]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall'exploit di Western Samoa al pugno di Pascal Ondarts, fino alla stella David Campese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/03/la-rugby-world-cup-1991-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1991 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo appuntamento con Marco Pastonesi e la lettura dei brani estratti dal suo libro &#8220;Ovalia. Dizionario erotico del rugby&#8221;. Questa volta Marco ci porta alla World Cup 1991 la prima disputata nel Vecchio Continente e, per usare parole sue, il rugby per la prima volta diventa business, anzi &#8220;rugbusiness&#8221;. Anche se non viene citato nel racconto, per aggiungere un po&#8217; di ulteriore mito al storia ma anche per testimoniare la folta presenza di pubblico di quel mondiale, abbiamo dedicato la foto di apertura a una indimenticata leggenda azzurra che fu protagonista di quell&#8217;edizione: Ivan Francescato.</p>
<p><strong>Le altre edizioni della Rugby World Cup raccontata da Marco Pastonesi le trovi qui: <a href="https://wp.me/p2KA6w-Kns" target="_blank" rel="noopener">Nuova Zelanda 1987</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/jlovrNYNPcs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.onrugby.it/2019/07/03/la-rugby-world-cup-1991-raccontata-da-marco-pastonesi/">La Rugby World Cup 1991 raccontata da Marco Pastonesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.onrugby.it">On Rugby</a>.</p>
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