“Ci rovinerebbe”: perché l’Inghilterra si rifiuta di convocare i suoi giocatori all’estero
Il caso di Jack Willis ha riacceso il dibattito sulle regole inglesi di eleggibilità
"Ci rovinerebbe": perché l'Inghilterra si rifiuta di convocare i suoi giocatori all'estero - ph. GEOFF CADDICK / AFP
Il caso del terza linea Jack Willis – che per le regole sull’eleggibilità rischia di non essere alla Rugby World Cup 2027, ha riportato in primo piano il dibattito sulle regole interne che l’Inghilterra si è data a proposito dei giocatori con contratti all’estero.
L’Inghilterra, infatti, è uno dei Paesi più stringenti per quanto riguarda i giocatori impegnati all’estero: non possono essere convocati. Punto e basta. Dopo il fallimento di Wasps, Worcester e London Irish la Federazione inglese aveva concesso una deroga ai giocatori rimasti senza contratto, permettendo loro di andare all’estero. Ma per il resto non ci sono alternative, come aveva ammesso lo stesso Willis in un’intervista nei giorni scorsi: “Le regole sono regole”.
Jack Willis resta però uno dei flanker più forti in circolazione, gioca per il Tolosa campione di Francia in carica e ha vinto per il secondo anno consecutivo il premio di miglior giocatore del Top 14. Rinunciare a giocatori come lui non è mica facile.
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In Inghilterra infatti non mancano le opinioni a favore di un allentamento della regola, come riportato da diversi media inglesi: “Quando alcuni dei migliori giocatori giocano in Francia, non vedo perché imporvi delle restrizioni”, ha dichiarato il seconda linea Courtney Lawes, che ha giocato in Inghilterra e in Francia. “Bisogna semplicemente avere a disposizione i migliori giocatori, con ogni mezzo necessario”.
Lawrence Dallaglio si è spinto oltre: “Jack Willis è cinque volte più forte di quando ha lasciato l’Inghilterra. È assurdo che il miglior giocatore inglese, che milita in Francia, non possa giocare per la nazionale quando oltretutto ha già indossato la maglia dell’Inghilterra”.
“Ci rovinerebbe”: perché l’Inghilterra si rifiuta di convocare i suoi giocatori all’estero
Chi prende le decisioni, però, non condivide questa visione delle priorità, a cominciare dai dirigenti dei club della PREM Rugby, il massimo campionato inglese. Secondo Alex Sanderson, director of rugby dei Sale Sharks, la PREM ne uscirebbe “rovinata. Penso che svaluterebbe eccessivamente il nostro campionato, che è un’ottima serie con squadre competitive, se ai giocatori fosse permesso di intascare lo stipendio, andare in Francia e tornare solo per allenarsi con la nazionale”.
Il timore di un esodo lo condivide anche Rob Baxter, degli Exeter Chiefs: “So che si parla di altri modelli, ma ci sono anche alcuni paesi che hanno vari tipi di limitazioni e non ci vedono alcun problema a fare a meno dei loro giocatori all’estero. L’Irlanda non ci vede alcun problema, la Nuova Zelanda altrettanto. Non dovremmo vederci alcun problema neanche noi”.
Nel tentativo di trattenere i suoi migliori giocatori sull’isola, in Inghilterra la federazione ha introdotto i cosiddetti contratti EPS (Elite Player Squad) nell’estate del 2025. Questo sistema consente ad alcuni giocatori di interesse nazionale di ricevere un importo fisso garantito, una specie di stipendio aggiuntivo, di circa 150.000-160.000 sterline all’anno, più 7.000 sterline per ogni partita internazionale disputata per i diritti d’immagine.