Sudafrica, Rassie Erasmus: “Ecco qual è la mia più grande paura”
L'head coach degli Springboks si racconta e svela un retroscena
Sudafrica, Rassie Erasmus: "Ecco qual è la mia più grande paura" (ph Sebastiano Pessina)
Il 2026 del Sudafrica è iniziato sicuramente con il piede giusto. Gli Springboks hanno vinto tutte e tre le partite disputate in casa nel neonato Nations Championship e ora sono chiamati ad affrontare sei test di altissimo livello. Il primo sarà sabato 8 agosto a Buenos Aires contro l’Argentina, che precederà il poker di sfide alla Nuova Zelanda, il Rugby’s Greatest Rivalry. Si chiuderà poi tutto domenica 27 settembre a Perth contro l’Australia.
Sfide molto complicate per i campioni del mondo, chiamati a dare ulteriori risposte, con Rassie Erasmus che tiene alta la guardia. L’head coach sudafricano ha deciso di dividere i suoi convocati tra Pumas e All Blacks e nel frattempo ha raccontato anche quella che è la sua più grande paura. “Ovvio che voglio sempre vincere, ma so che prima o poi una sconfitta potrebbe arrivare. Non è questa la paura che ho”, ha raccontato al podcast Rassie+.
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Sudafrica, Rassie Erasmus: “Ecco qual è la mia più grande paura”
“Odio perdere, voglio vincere ogni gara. Ma non è questa la mia paura più grande – spiega Erasmus – La mia paura maggiore è che quel senso di gioia che portiamo in tutto il paese venga a svanire, a mancare. Quando stiamo facendo bene le persone sono felici e tutti sorridono. So che perderemo, ci saranno dei cali… ho tanta paura che quelle sensazioni spariscano. Sto parlando di quando ti fermi alla stazione di servizio e ti salutano con gioia, le persone sono davvero felici. Ecco, sono così nervoso che quelle sensazioni spariscano… è quella la mia paura più grande, il mio incubo”.
Parole che fanno capire quello che è il legame tra il ct e l’intera nazione. “Perdere quella soddisfazione di come ci si sente ora e quella che è la gioia nelle persone che ci seguono e ci guardano”, conclude. Un pensiero compreso dal capitano Siya Kolisi, intervenuto anche lui al podcast: “So cosa vuol dire. Vedere posti vuoti allo stadio, nessuno che voleva guardare le partite. So come è stato: c’ero ed è stato molto doloroso. Quello che diamo alle persone ora… è qualcosa di renderle più che felici. Vedo sudafricani che vivono all’estero che camminano fieri e che parlano con orgoglio di ciò che stiamo facendo”.