Inghilterra, battaglia legale sui traumi cranici: resta in bilico la maxi causa di centinaia di ex rugbisti
L’Alta Corte inglese si è riservata la decisione sulle richieste di archiviazione avanzate dalle federazioni dopo le ultime udienze
Inghilterra, battaglia legale sulle commozioni cerebrali: resta in bilico la maxi causa di centinaia di ex rugbisti - ph. S.pessina
Prosegue senza una decisione immediata la lunga battaglia legale sui traumi cranici nel rugby britannico. Dopo due giorni di udienze presso l’Alta Corte di Londra, il Senior Master Jeremy David Cook si è riservato di decidere se i ricorrenti abbiano rispettato gli obblighi imposti dal tribunale riguardo alla consegna della documentazione relativa agli accertamenti neurologici.
Il giudice non ha indicato una data entro la quale renderà nota la propria decisione. Dovrà valutare se vi siano state violazioni degli ordini del tribunale, se alcune cause debbano essere archiviate e quali eventuali provvedimenti adottare.
Traumi cranici nel rugby: le federazioni chiedono l’archiviazione di quasi 500 casi
La controversia coinvolge ex giocatori di rugby a 15 e rugby league che sostengono di aver subito danni neurologici a causa dei ripetuti impatti alla testa durante la carriera agonistica. Secondo i ricorrenti, gli organismi di governo non avrebbero adottato misure adeguate per proteggerli. Le accuse sono respinte da World Rugby, Rugby Football Union (RFU), Welsh Rugby Union (WRU) e Rugby Football League (RFL), che negano di aver violato il proprio dovere di tutela nei confronti degli atleti.
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I legali delle federazioni hanno chiesto l’archiviazione delle posizioni di 337 ex giocatori di rugby union e 153 di rugby league, sostenendo che la documentazione richiesta non sia stata prodotta integralmente e che ulteriori ritardi comprometterebbero il regolare svolgimento del procedimento.
Traumi cranici nel rugby: cambia il team legale dei ricorrenti
Nel corso dell’udienza è emerso anche un altro sviluppo significativo: l’avvocato Richard Boardman e lo studio Rylands Garth non rappresenteranno più gli ex giocatori. In una dichiarazione diffusa al termine dell’udienza, l’ex terza linea del Galles Alix Popham, tra i promotori dell’azione legale, ha spiegato che il cambio di rappresentanza è stato deciso per affrontare al meglio la complessità della causa e favorirne un avanzamento più rapido.
Il giudice Cook ha però osservato che il cambiamento potrebbe comportare ulteriori ritardi, sottolineando inoltre come la spiegazione fornita lasciasse “più domande che risposte”. Ha anche criticato la gestione della documentazione da parte della precedente rappresentanza legale, evidenziando la mancanza di un’assunzione di responsabilità rispetto alle contestazioni mosse dal tribunale.
Traumi cranici nel rugby, i ricorrenti: “Sarebbe un’ingiustizia”
Gli avvocati degli ex giocatori hanno sostenuto che sarebbe profondamente ingiusto archiviare soltanto alcune delle richieste di risarcimento lasciandone proseguire altre. Lo stesso giudice ha espresso comprensione per la posizione dei ricorrenti, utilizzando una metafora per spiegare il problema.
Il Senior Master Cook ha espresso solidarietà ai ricorrenti che rischiano di vedere respinte le proprie cause. “Abbiamo tre autobus pieni di passeggeri diretti verso la stessa destinazione – ha detto Cook. Sul primo autobus, l’autista li porta fuori strada facendoli precipitare da un dirupo e il risultato è che non arrivano a destinazione. Gli altri due invece arrivano a destinazione. Che cosa succede a quelli che erano sul primo autobus?” – ha concluso il giudice.
Traumi cranici nel rugby: tra i ricorrenti anche diversi ex atleti internazionali
Tra gli ex giocatori coinvolti nella causa figurano nomi di primo piano del rugby internazionale, tra cui i campioni del mondo inglesi Steve Thompson, Mark Regan e Phil Vickery, oltre agli ex nazionali gallesi Ryan Jones, Alix Popham, Gavin Henson, Colin Charvis e Lee Byrne.
L’azione legale, avviata nel 2020, rappresenta uno dei procedimenti più rilevanti nel panorama sportivo internazionale sul tema delle conseguenze a lungo termine dei traumi cranici. La prossima decisione dell’Alta Corte sarà determinante per capire come proseguirà una vicenda giudiziaria che dura ormai da sei anni.