Dal rischio retrocessione alla finale di Top 14 e alla Challenge Cup vinta: l’incredibile rinascita di Montpellier
Nel giro di due anni è cambiato tutto: merito di un allenatore che conosceva l'ambiente, di alcuni acquisti azzeccati e di una mentalità diversa
Dal rischio retrocessione alla finale di Top 14 e alla Challenge Cup vinta: l'incredibile rinascita di Montpellier
Due anni fa Montpellier era a un passo dal baratro. Nel 2024 si era salvato solo in un drammatico playout contro Grenoble, rischiando concretamente di finire in Pro D2 dopo aver vinto il Top 14 solo due anni prima. Quello spavento enorme fu l’inizio della rinascita con l’arrivo di una nuova guida tecnica e con la volontà di ricostruire un’identità da zero: nel giro di due anni, Montpellier è passato dalla lotta per non retrocedere alla finale di Top 14, persa solo contro l’imbattibile Tolosa, vincendo anche la Challenge Cup dominando la finale contro Ulster 59-26.
Il cambio di passo è arrivato dopo la nomina di Joan Caudullo come capo allenatore e manager, affiancato da uno staff giovane ma profondamente legato al club. Caudullo era praticamente cresciuto a livello tecnico “dentro” il club: aveva giocato nel MHR e, prima di assumere la guida della prima squadra, aveva diretto il centro di formazione. Al suo fianco il club aveva scelto due figure altrettanto riconoscibili, Benoît Paillaugue, per anni mediano di mischia del Montpellier, e Geoffrey Doumayrou, cresciuto nel settore giovanile del club.
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La prima stagione era stata inevitabilmente di transizione: Montpellier aveva mancato di poco la qualificazione ai playoff e aveva un po’ buttato via la possibilità di andare fino in fondo in Challenge Cup, uscendo agli ottavi contro Gloucester in una partita che – rivista oggi – i francesi avrebbero potuto anche vincere (persero 21-17 gestendo male gli ultimi 20 minuti). Ma è stato comunque un primo passaggio: Montpellier aveva riscoperto cosa significava essere competitivi, giocarsi partite di peso e provare a vincerle.
Nella stagione 2025-2026 i francesi hanno fatto il salto definitivo: 17 vittorie e un pareggio in 26 partite di Top 14, con un dato ancora più significativo, quello del rendimento in trasferta. Montpellier ha vinto sei volte lontano da casa e ha ottenuto anche un pareggio, chiudendo con il miglior bilancio esterno del campionato. Alla fine la squadra di Caudullo ha rimontato tutti, chiudendo la stagione regolare al secondo posto davanti allo Stade Francais e alla sorpresa Pau, un po’ crollata nel finale, e guadagnando quindi l’accesso diretto in semifinale. Lì Montpellier ha battuto 25-15 lo Stade in una grande partita, tornando sul grande palcoscenico di Parigi da protagonista. E il 22 maggio a Bilbao è arrivato finalmente anche un trofeo, con Ulster dominato e battuto al San Mames nella finale di Challenge Cup.
Un altro elemento chiave è stata la volontà di riportare la formazione al centro del progetto. Caudullo conosceva personalmente molti dei giovani arrivati in prima squadra e ha cercato di ridurre la distanza tra il vivaio e il gruppo professionistico. Lenni Nouchi è diventato il simbolo di questa impostazione: cresciuto nel sistema del Montpellier, è stato responsabilizzato fino a diventare capitano e uno dei leader tecnici e caratteriali della squadra. Gli innesti di giocatori come Billy Vunipola e Jordan Uelese hanno poi aumentato la profondità, la “potenza di fuoco” e l’esperienza del gruppo.
Adesso, però, comincia la parte più difficile. Perché i fantasmi del 2024 sono ancora lì: due anni prima Montpellier aveva vinto il titolo e poi si era ritrovato ad affondare, complice anche diversi problemi di gestione economica. Florian Verhaeghe, seconda linea protagonista di una stagione di grande livello, lo ha detto chiaramente: “Saremo più attesi rispetto all’anno scorso, questo è sicuro. Spero che sapremo digerire meglio questa finale del 2026 rispetto all’ultima e spero che manterremo questa stabilità per continuare a costruire. Se il dopo sarà gestito bene, ho la sensazione che la stagione appena conclusa possa essere molto costruttiva”.