Limite al dialogo con gli arbitri e solo 6 episodi valutabili: le nuove e assurde direttive di World Rugby

La Federazione Internazionale ha modificato radicalmente il rapporto tra arbitri e allenatori. Erasmus: "Non possiamo più nemmeno parlare con l'arbitro prima della partita"

Limite al dialogo con gli arbitri e solo 6 episodi valutabili: le nuove e assurde direttive di World Rugby

Limite al dialogo con gli arbitri e solo 6 episodi valutabili: le nuove e assurde direttive di World Rugby (ph. Sebastiano Pessina)

La squalifica di Gonzalo Quesada non ha aperto solo la discussione su cosa si può o non si può dire nei confronti degli arbitri, ma ha consentito agli addetti ai lavori di sollevare ulteriori polemiche su alcune storture del nuovo protocollo con cui World Rugby gestisce i rapporti tra arbitri, giocatori e allenatori, tra contatti molto più limitati rispetto al passato e un limite massimo di episodi analizzabili e tante altre stranezze, come l’obbligo di rendere pubbliche tutte le richieste di chiarimento.

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Come funziona il nuovo protocollo di World Rugby tra arbitri e allenatori

Con le ultime direttive, World Rugby ha posto dei limiti alle modalità con cui gli allenatori possono interagire con gli arbitri. Questo, sommato alla “stretta” sulle dichiarazioni, rischia di esacerbare ulteriormente gli animi. In particolare, sono due le cose che fanno storcere il naso.

Protocolli pre-partita: niente riunioni se un allenatore non è d’accordo

Prima allenatori e staff potevano sempre avere una riunione privata con l’arbitro prima della partita. L’esempio più lampante, rimanendo in Italia, è il famoso caso della Fox di Twickenham contro l’Inghilterra nel 2017, quando lo staff azzurro andò dall’arbitro Poite a spiegare cosa avrebbero voluto fare sfruttando una zona grigia del regolamento e chiedendogli se avrebbe permesso quel tipo di azione. Oggi non è più possibile: col nuovo protocollo gli allenatori possono avere un incontro pre-partita solo se anche l’allenatore avversario è d’accordo ed è presente. Se uno dei due non è d’accordo, nessuno può incontrare l’arbitro.

Questo ovviamente modifica tanto l’approccio: anche se la riunione si tenesse, come si può pensare che un allenatore possa parlare all’arbitro di quello che vuole fare in campo davanti all’allenatore avversario? In questo modo, alla fine, nessuno chiede agli arbitri come potrebbero interpretare una determinata situazione, i giocatori vanno in campo “al buio” e poi si assistono a partite da 15 falli per squadra, perché nessuno riesce a capire il metro della direzione di gara.

Il post-partita: numero di clip limitato e commenti pubblici

È cambiato anche il processo di revisione post-partita. Al di là delle dichiarazioni pubbliche, infatti, gli allenatori e le Federazioni al termine di ogni partita segnalavano le cose delle quali non erano convinti dal punto di vista arbitrale, ricevendo poi un feedback. Ad esempio, dopo Francia-Italia del 2024 terminata in parità, con il famoso piazzato di Paolo Garbisi non fatto ripetere nonostante il movimento dei francesi a meno di 10 metri dal piazzatore, l’allora presidente FIR Innocenti disse “Abbiamo fatto sapere il nostro pensiero a chi doveva saperlo”. E questo accadeva dopo ogni partita: le squadre chiedevano chiarimenti e ricevevano una risposta.

Ecco, anche questo sistema è cambiato. Dopo la partita ogni squadra può segnalare un massimo di sei clip al board, e non può nemmeno farlo privatamente: queste clip vengono poi caricate affinché tutti gli allenatori del mondo possano vederla. Se ci sono quindi più dubbi (e ad esempio, su All Blacks-Italia ci potevano essere ben più di sei clip da inviare per chiedere chiarimenti) bisogna scegliere, e su qualcosa quindi non si avrà mai una risposta.

La rabbia di Rassie Erasmus

In conferenza stampa Rassie Erasmus, che ha difeso Gonzalo Quesada dopo la squalifica, ha detto la sua su questo nuovo sistema che considera “assurdo”: “Non si può più comunicare direttamente con gli ufficiali di gara e non si può sempre avere una riunione con loro prima della partita” ha riportato SuperSport.

“Ora funziona così: l’arbitro designato per la giornata manda un’e-mail ad entrambi gli allenatori chiedendo se vuoi una riunione, e se entrambi gli allenatori non dicono di sì allora la riunione non si fa. Se entrambi dicono di sì allora si incontra l’arbitro insieme. In questo Nations Championship mi è capitato di non poter parlare con l’arbitro prima della partita perché uno degli allenatori avversari ha detto di no”

“Inoltre, ora se hai una domanda puoi caricare solo sei commenti nel sistema, e tutti possono vederli: tutti gli allenatori e gli arbitri. Ora è quasi impossibile criticare le decisioni di un arbitro, perché se hai 12 cose che ti danno fastidio dalla tua ultima partita o in vista della prossima non puoi segnalarle tutte. E comunque se vuoi parlarne devi andare dall’arbitro insieme all’altro allenatore, oppure caricare dei commenti che tutti possono vedere. Non capisco come tutto questo possa migliorare il rugby” ha concluso Erasmus.

Francesco Palma

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