Italia, Alyssa D’Incà: “L’inizio del Sei Nazioni una doccia fredda, ma con la Scozia ha parlato il campo”

La trequarti azzurra: "Vorrei giocare tutta la vita con Michela Sillari, anche se so che non sarà possibile. L'esperienza in Francia mi sta dando più maturità e consapevolezza"

Italia, Alyssa D'Incà:

Italia, Alyssa D'Incà: "L'inizio del Sei Nazioni una doccia fredda, ma con la Scozia ha parlato il campo" (ph. Sebastiano Pessina)

L’Italia arriva al giro di boa del Sei Nazioni femminile dopo una prima parte di torneo tra alti e bassi. La grande vittoria sulla Scozia ha rimesso in carreggiata le Azzurre, che avevano fatto fatica nelle prime due sfide contro Francia e Irlanda. Di fronte, adesso, c’è l’Inghilterra, l’avversaria più tosta, prima della chiusura a Cardiff contro il Galles in un’altra partita già segnata col circoletto rosso.

“Le prime due partite di questo Sei Nazioni sono state una bella doccia fredda” spiega Alyssa D’Incà, centro-ala dell’Italia e del Blagnac, nel primo incontro stampa della settimana: “Dalla partita contro la Francia potevamo aspettarci qualcosa di più, mentre contro l’Irlanda abbiamo subito un parziale molto pesante, anche se siamo comunque riuscite a raggiungere il bonus offensivo. Contro la Scozia sapevamo di avere una grande opportunità di tornare a vincere dopo tanto tempo, se togliamo la vittoria col Brasile al Mondiale. E poi in casa e davanti a un grande pubblico è stato ancora più soddisfacente. Ci siamo strette ancora più vicine, ci siamo dette di seguire il piano di gioco che avevamo concordato e che alla fine avrebbe parlato il campo, e alla fine ha parlato in maniera chiara”.

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Quella contro l’Inghilterra è sempre la sfida più dura. Non si parte con ambizioni di risultato, per forza di cose, ma l’Italia può provare a offrire una prestazione convincente: “Contro la Scozia abbiamo fatto bene, anche se ci sono ancora tanti aspetti da migliorare, ma possiamo partire da questa vittoria per preparare la sfida all’Inghilterra. Come ci si prepara ad affrontare le campionesse del mondo? Ponendosi degli obiettivi interni, che riguardano la prestazione. E poi la cosa bella del giocare queste sfide è il non avere nulla da perdere, la pressione è tutta su di loro. Noi possiamo tirare fuori una prestazione convincente e rendere fiero il pubblico di casa, come abbiamo fatto contro la Scozia” prosegue D’Incà.

Sull’esperienza in Francia: “Credo di essere maturata molto nell’ultimo anno, non solo come giocatrice ma come persona. Inizio ad avere un’età in cui non sono più giovanissima, anche se non sono una veterana. Dall’esperienza francese mi porto dietro una maturità e una consapevolezza diversa, che poi credo si rispecchi anche in ciò che faccio in campo”.

A Blagnac D’Incà sta giocando principalmente secondo centro, così come nelle prime due partite di questo Sei Nazioni, poi contro la Scozia la scelta di schierare contemporaneamente i tre centri titolari azzurri (la stessa D’Incà, Mannini e Sillari) ha portato Roselli a schierarla ala, con una prestazione molto convincente: “Mi sento un po’ Balto (il cane-lupo dell’omonimo film d’animazione, ndr), non sono né un cane né un lupo, e forse questa cosa mi piace perché non mi precludo nessuna possibilità. Da un lato voglio continuare a lavorare come secondo centro perché nel campionato francese mi sono sentita molto valorizzata in questo ruolo e mi ha dato la possibilità di crescere anche in quelli che ritenevo dei punti deboli, come l’aspetto difensivo. Dall’altra mi piace giocare ala e continuerò a lavorare per acquisire sempre più sicurezza. So quanto sia importante però crescere come centro: vorrei giocare per tutto il resto della mia carriera con Michela Sillari al mio fianco, ma mi rendo conto che non sarà possibile perché le atlete non sono eterne, quindi so che in futuro potrei essere maggiormente impiegata in questo ruolo”.

Francesco Palma


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