Il promoter Eddie Hearn: “L’Arabia non è interessata al rugby, ma è interessata a Henry Pollock”
Il giovane e controverso talento inglese ha firmato con una delle più grandi agenzie di promozione di eventi sportivi, che un giorno vorrebbe portare la palla ovale in medio oriente
Henry Pollock
Il famoso promoter Eddie Hearn, presidente di Matchroom Sport, una società britannica che organizza e promuove eventi sportivi a livello internazionale, ha messo sotto contratto anche Henry Pollock. Hearn, che ha organizzato in passato anche incontri con protagonista il celebre pugile Anthony Joshua, è stato rapito dalla personalità del controverso terza linea inglese: “Credo sinceramente che possa da solo dare nuova linfa a questo sport, e sono felice di accoglierlo nella famiglia Matchroom,” ha dichiarato Hearn in un comunicato che annunciava l’ingresso del 21enne.
Da allora, il promoter ha fatto il suo consueto giro mediatico, parlando con diverse testate dell’argomento Pollock, inclusa un’apparizione a The Big Jim Show con l’internazionale scozzese Jim Hamilton. Una delle domande poste a Hearn riguardava la possibilità che il rugby approdasse in Medio Oriente, dove il promoter ha già portato boxe, snooker e freccette e sostiene che sia uno sviluppo naturale per qualsiasi sport arrivare in quel Paese.
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“Non credo che i sauditi stiano pensando ‘Dobbiamo portare qui il rugby’. Probabilmente stanno guardando Henry Pollock e pensando ‘Dobbiamo portare Henry Pollock qui’. E noi forse possiamo creare un evento attorno a Henry Pollock” ha proseguito: “Abbiamo portato freccette e snooker in Arabia Saudita, e hanno costruito la Ronnie O’Sullivan Snooker Academy. È la cosa più incredibile che abbia mai visto. Un’istituzione per sviluppare giovani giocatori sauditi nello snooker guidata da Ronnie O’Sullivan, perché è una superstar”.
“Quando siamo andati lì con le freccette recentemente, era tutto ‘Littler, Littler, Littler’. E se ci andassimo con il rugby, sarebbe ‘Pollock, Pollock, Pollock’. Sarebbero più interessati a costruire qualcosa attorno a Henry Pollock piuttosto che al rugby in sé, perché capiscono numeri, algoritmi, le nuove generazioni, e guarderanno ai numeri di Pollock, ed è il tipo di persona che attirerà la loro attenzione. Se possiamo portare il rugby in Arabia Saudita e questo significa più soldi per i giocatori, perché no?”
A Hearn è stato anche chiesto cosa ne pensasse delle tante controversie che hanno riguardato il regno saudita: “Quando lo abbiamo fatto per la prima volta nel 2019 con Anthony Joshua contro Ruiz, la reazione era ‘Non posso credere che andiate in Arabia Saudita’. All’epoca c’erano già la WWE, il PGA Tour, la Formula E e il tennis. È come dire: ragazzi, noi facciamo boxe. È letteralmente un incontro con un premio in cui due uomini si affrontano per il massimo guadagno. Cosa pensate che farò? E tra l’altro, il cambiamento dal 2019 a oggi, non solo in termini di eventi sportivi, ma come Paese nel suo complesso, è stato incredibile: c’è grande vitalità da parte delle nuove generazioni, forse proprio grazie allo sport e all’intrattenimento”.
“La gente lo chiama ‘sportswashing’, e sono d’accordo, ma stanno usando lo sport per guidare il cambiamento. Ogni Paese ha ancora molto lavoro da fare, ma pensate davvero che tutti quei giovani che partecipano agli eventi sportivi, vanno ai concerti, le donne che frequentano le palestre di boxe… pensate che sia tutto falso? Io passo molto tempo lì, fidatevi, sta succedendo davvero. Il rugby non è ancora ‘caldo’, ma se me ne occupassi io, andassi da Turki Al-Sheikh (il potente consigliere saudita che sta dietro a tutti i grandi eventi in Arabia, ndr) e dicessi che voglio portare un grande evento di rugby in Arabia Saudita, penso che lo farebbe immediatamente”.