Italia, Sciamanna: “Dal piede alle fasi statiche, ecco come lavoreremo per correggere i nostri difetti”

Seconda parte dell'intervista al nuovo capo allenatore delle Azzurre verso le WXV Global Series

Italia, Sciamanna:

Italia, Sciamanna: "Dal piede alle fasi statiche. Come lavoreremo per correggere i nostri difetti" (ph. Federugby)

L’Italia è stata la miglior squadra dell’ultimo Sei Nazioni femminile per turnover conquistati e la seconda per numero di placcaggi riusciti, ma ha concluso il torneo con 196 punti subiti, una media di 39,2 a partita. Una media alta, che non rende del tutto giustizia al grande lavoro fatto dalle azzurre in campo e che spesso ha portato a risultati importanti, come le vittorie contro Scozia e Galles. Dopo aver parlato dell’attacco e della volontà di dare continuità al tipo di gioco espresso dalle Azzurre, nella seconda parte dell’intervista rilasciata a OnRugby (qui la prima parte) il nuovo capo allenatore dell’Italia Plinio Sciamanna ha spiegato come lavorerà sulla fase difensiva e sui difetti ancora da correggere, in particolare per quanto riguarda il gioco al piede, con l’aiuto dell’allenatore della difesa Francesco Iannucci e del nuovo arrivato nello staff Francesco Mazzariol. All’orizzonte ci sono 4 sfide, quelle delle WXV Global Series: Giappone e Sudafrica in casa, poi due volte gli USA in trasferta.

Coach, l’Italia è stata la miglior squadra del Sei Nazioni per turnover vinti e la seconda per placcaggi riusciti, ma ha preso più di 39 punti a partite. Qual è la chiave per fare in modo che questa mole di lavoro coincida poi concretamente con una riduzione dei punti e quindi un miglioramento difensivo?

“Sicuramente trovare la giusta continuità nel poter difendere in questa maniera per tanto tempo e per tutte le partite. Come detto, tendiamo a terminare sempre i tornei in crescendo perché lavorando insieme riusciamo a creare i meccanismi di cui abbiamo bisogno, per cui spesso i numeri sono condizionati dal fatto che all’inizio tendiamo ad avere più difficoltà, poi sistemiamo le cose e facciamo molto meglio. Sicuramente ci serve più continuità. Vedo una crescita importante dal punto di vista dell’impatto fisico e questa è una chiave fondamentale per difendere meglio. Magari anche in questo WXV potremmo fare un po’ più di fatica all’inizio, ma mi aspetto un miglioramento costante”.

A livello difensivo l’Italia ha lavorato molto su una salita molto aggressiva, con l’obiettivo sia di impedire alle avversarie di prendere l’abbrivio avanzante e di sfruttare la loro superiorità fisica sia di evitare che potessero giocare a un ritmo non sostenibile da noi. Questo ha portato diversi benefici ma espone anche a dei rischi: ci saranno dei cambiamenti?

“Non cambieremo molto. Non diventeremo più conservative perché un’altra delle caratteristiche delle ragazze è proprio la capacità di essere così aggressive in difesa, di non mollare mai e di essere molto performanti nel punto d’incontro. Sono caratteristiche che dobbiamo sfruttare al meglio, un po’ lo stesso discorso fatto per l’attacco. Daremo quindi continuità a tutto il lavoro fatto in questi anni a livello difensivo, non andremo a modificare molto ma cercheremo anzi di essere ancora più aggressive in difesa. Francesco Iannucci, che si occupa della fase difensiva, sta facendo un grande lavoro in questo senso e ho grande stima del modo in cui lavora, per cui ci sarà grande continuità”.

Nel breakdown, uno dei punti di forza dell’Italia, si vedono spesso intervenire e conquistare turnover anche giocatrici fisicamente meno prestanti come Mannini, D’Incà, Sillari. Una mossa coraggiosa ma vincente, visti i risultati…

“Sì, alla fine si tratta di una sorta di ‘gara’. Nel momento in cui riesci a dominare il contatto e a portare subito a terra l’avversaria poi devi vincere la gara per andare a mettere le mani sul pallone, e quindi chi meglio di loro: giocatrici veloci e intelligenti che possono essere molto efficaci nel breakdown. Ovviamente per arrivare a questo c’è stato tanto lavoro dietro, anche extra, per migliorare sull’anticipo, sulla tecnica, sul resistere fisicamente alla pulizia quando si riesce a mettere le mani. Chiaramente queste ragazze hanno anche una predisposizione al lavoro nel breakdown, quindi diventa tutto più facile”.

Uno dei principali problemi difensivi dell’Italia riguarda la copertura nel gioco al piede: difficoltà nell’uscire dai propri 22 calciando, problemi nella copertura degli angoli del campo, mancanza di gittata delle proprie giocatrici. Rimane il vero tallone d’Achille delle Azzurre: come si risolve?

“C’è già stata una crescita importante dal punto di vista della copertura del triangolo allargato. Nell’ultimo anno e mezzo ci abbiamo lavorato molto e vedo molta più consapevolezza e conoscenza da parte delle ragazze, che come sempre imparano e migliorano molto velocemente. Sicuramente dal punto di vista del gioco al piede l’arrivo di Francesco Mazzariol (nuovo assistente allenatore, ndr) ci può dare una grande mano nel dare continuità a questo lavoro di crescita, anche perché il gioco al piede è un’abilità che richiede davvero molto tempo per essere sviluppata. Sicuramente ci proveremo e stiamo cercando di cambiare qualcosina. Sicuramente il calciare molto dal box col 9, quindi Stefan e Bitonci, ci ha permesso di risolvere alcuni problemi e di essere più efficaci nell’uscita, ma non possiamo accontentarci solo di questo perché abbiamo bisogno di più opzioni possibili, per cui con ‘Cocco’ Mazzariol lavoreremo molto da questo punto di vista”.

In questi anni di Nazionale qual è stata la sua soddisfazione più grande da assistente? Quale la delusione peggiore?

“Personalmente ritengo i quarti di finale raggiunti al Mondiale 2022 in Nuova Zelanda una grandissima soddisfazione, così come essere riuscito a dare un po’ più di stabilità alla fase di conquista in alcuni momenti. A un certo punto eravamo arrivati ad avere il 100% di conquista in mischia, ma non è il numero in sé a dare soddisfazione quanto vedere la fiducia e la stima da parte delle ragazze quando lavoravamo insieme, e questo ha fatto sì che potessimo migliorarci giorno dopo giorno. Le ragazze hanno sempre lavorato tanto, ed è la cosa che mi rende più orgoglioso. Per quanto riguarda la delusione, chiaramente rimane l’amarezza per com’è andato l’ultimo Mondiale, è stato un momento difficile”.

E a un anno di distanza l’Italia affronta di nuovo il Sudafrica. Quali emozioni le suscita?

“Magari ci saranno un po’ di pensieri e di emozioni, pensando alla delusione di un anno fa, ma dobbiamo ricordarci che adesso siamo in un altro momento, in una fase completamente diversa e all’inizio di un nuovo ciclo. E lo stesso vale per il Sudafrica. Sicuramente la sfida ci riporta a quello che è successo un anno fa, ma dobbiamo affrontarla con uno spirito diverso, mettere in campo quello che stiamo facendo dall’inizio di questo ciclo e divertici. Quello che è successo un anno fa non deve contare più”.

Ha parlato di crescita e rotazioni in questo WXV, ma ci sono anche degli obiettivi di risultato?

“Ovviamente si scende sempre in campo per vincere, ma non ci siamo poste alcun obiettivo di risultato per questi 4 test. Il nostro obiettivo è finire questa serie di partite a un livello più alto rispetto a quando l’abbiamo cominciata, quindi deve esserci un’evoluzione della nostra capacità di traslare in partita ciò che abbiamo fatto in allenamento, e contemporaneamente dare più minutaggio a chi ha giocato meno, in modo che ci sia una crescita collettiva. In questa fase di cambiamento non ha senso parlare di risultati: bisogna lavorare e vedere come vanno le cose partita dopo partita”.

Francesco Palma


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