Plinio Sciamanna: “La mia Italia? Attacco, profondità e un pizzico di follia. E sul ruolo di Rigoni…”
Il nuovo allenatore delle Azzurre a OnRugby: "Non smetteremo di prenderci dei rischi, è il DNA di queste ragazze. E chi gioca all'estero può portarci qualcosa di nuovo"
Plinio Sciamanna: "La mia Italia? Attacco, profondità e un pizzico di follia. E sul ruolo di Rigoni..." (ph. Federugby)
Sta per cominciare l’avventura di coach Plinio Sciamanna sulla panchina dell’Italia: dopo 5 anni da assistente allenatore l’ex tecnico di Colorno è stato promosso al timone della Nazionale azzurra in sostituzione di Fabio Roselli. Un impegno importante, che Sciamanna ha intenzione di ricoprire dando continuità al lavoro già fatto come assistente dei tre tecnici precedenti (Di Giandomenico, Raineri e Roselli) e inserendo delle novità a livello tattico, coadiuvato dall’allenatore della difesa Francesco Iannucci e dal nuovo assistente Francesco Mazzariol. Si parte con le WXV Global Series: 4 test match contro Giappone e Sudafrica in casa e poi Stati Uniti due volte, in trasferta: “In questa serie di partite, più che i risultati, il nostro obiettivo sarà dare minutaggio a più giocatrici possibili e allargare la rosa, quindi non giocheremo questo WXV con una formazione fissa, pur cercando ovviamente di schierare sempre una formazione competitiva, per quanto diversa di volta in volta” spiega Sciamanna nella prima parte dell’intervista a OnRugby, dedicata principalmente all’attacco e al ritorno di Beatrice Rigoni.
Partendo dell’attacco, in questo ultimo Sei Nazioni abbiamo visto un’Italia che attacca molto gli spazi – pur cercando l’ampiezza del campo in maniera meno ossessiva rispetto al passato – e che prova spesso ad allargare le maglie avversarie in mezzo al campo alla ricerca del break. Si riparte da qui? Cosa cambierà?
“Da una parte vogliamo dare continuità a quello che è stato fatto nell’ultimo anno e mezzo, quindi non stravolgeremo il nostro gioco. Dall’altra parte cercheremo di portare qualcosa di nuovo, modificando alcuni dettagli. Abbiamo iniziato a lavorarci da pochissimo tempo ma già contro il Giappone proveremo a far venire fuori qualcosa, ma sicuramente è un progetto che si sviluppa nel lungo periodo e con una certa continuità rispetto al recente passato”.
Leggi anche: Italia Femminile: le 32 convocate in preparazione di Italia-Giappone
Quello azzurro è un sistema di gioco imprevedibile, spesso efficace ma rischioso, perché porta a tante palle perse ed errori di handling. Pensa di andare verso un’idea più conservativa?
“No, vogliamo continuare ad accettare questo rischio, soprattutto in questo momento della stagione. Dobbiamo spingere la squadra ad esprimersi al meglio e a sbagliare il meno possibile ovviamente, ma vogliamo farlo valorizzando quelle che sono le nostre caratteristiche: quindi attaccare, giocare tanto, creare opportunità, e per farlo è importante che le giocatrici siano libere di esprimersi e che vengano fermate da un’idea di gioco troppo restrittiva o da qualche errore che può capitare. C’è un’organizzazione di base, ma poi le ragazze devono essere libere di giocare. Voglio che nel nostro gioco rimanga sempre quel pizzico di follia che fa parte del DNA dell’Italia femminile e che la rende imprevedibile, con la sua capacità di sfruttare ogni tipo di situazione: anche questa è una base dalla quale partire”.
Nel reparto trequarti c’è tanta profondità in alcuni ruoli. In particolare ai centri con il ritorno di Beatrice Rigoni arriviamo praticamente a 4 potenziali titolari per 2 posti, anche se D’Incà può spostarsi all’ala e Mannini può fare sia “l’ariete” che il secondo play. Come gestirà quest’abbondanza?
“Come detto, in questo WXV il problema non si porrà perché vogliamo dare minutaggio a tutte le ragazze, anche quelle che hanno giocato meno. Tutto questo ci aiuterà – insieme alle prestazioni delle ragazze con i club – ad avere delle valutazioni più chiare per il prossimo Sei Nazioni. Adesso ci interessa provare delle cose nuove e alternare le ragazze. Abbiamo tante giocatrici con caratteristiche diverse e con grandi abilità che possono alternarsi anche in base al tipo di partita che vogliamo fare, per cui anche quando al Sei Nazioni magari avremo un XV più continuo tra una sfida e l’altra potremo prendere delle decisioni in base alle nostre esigenze tattiche e avere un’Italia in grado di cambiare pelle a seconda della partita. Queste sfide servono anche a questo, a capire quante opzioni abbiamo a disposizione in ogni partita”.
Beatrice Rigoni tornerà in Nazionale dopo un anno di assenza. Quale sarà il suo ruolo, sia in gruppo che in campo? Come verrà reinserita in squadra?
“È una giocatrice di indubbie qualità ed è apprezzata dal gruppo. Quando sono stato nominato capo allenatore ho parlato con lei in maniera chiara: inizialmente la sua convocazione non era nei piani perché in questo WXV volevamo dare continuità alle più giovani e valutare il loro percorso di crescita, anche perché di certo Beatrice Rigoni non è una giocatrice che ha bisogno di essere provata o di fare minutaggio. Poi però abbiamo avuto degli infortuni e quindi si è presentata l’opportunità di farla rientrare prima. Per quanto riguarda il futuro, è fuori da un anno ma è una giocatrice che porta sempre qualcosa all’interno del gruppo: ho parlato con lei in maniera chiara, il piano era di rivalutarla in futuro anche in base alle prestazioni che farà in campionato, quindi non c’è nessuna esclusione a priori, semplicemente volevamo dare continuità alle più giovani in questo WXV, ma quando si è presentata l’occasione di convocarla l’abbiamo colta”.
Sempre parlando di attacco, per il tipo di gioco che propone l’Italia ha bisogno di avere sempre palloni di qualità, e questo è avvenuto solo a tratti ultimamente. In che modo lavorerete per migliorare questo aspetto?
“Non sono del tutto d’accordo perché nell’ultimo Sei Nazioni abbiamo ottenuto oltre il 90% dalla conquista in touche contro l’Inghilterra e il 100% contro il Galles. Poi sicuramente ci sono delle criticità perché storicamente abbiamo bisogno di più tempo per performare a questo livello, abbiamo bisogno di passare del tempo insieme e quindi tendiamo a faticare un po’ di più nelle prime partite. Poi quando arriviamo alla terza settimana del Sei Nazioni iniziamo ad essere sempre più performanti davanti. Credo sarà così anche in questo WXV: nelle prime partite potremo perdere qualcosa nelle fasi statiche, ma le ragazze lavorano talmente tanto – e bene – durante la settimana da riuscire sempre a recuperare, quindi sono certo che anche in questi test faremo vedere cose importanti in questo aspetto del gioco”.
Ha parlato prima di profondità e di scelte che in futuro verranno fatte anche in base alle prestazioni nei club. In questo senso come lavorerà per monitorare le tante atlete che si trovano all’estero?
“Insieme allo staff seguiamo sempre tutte le partite dei tre campionati che ci interessano: italiano, francese e inglese, quindi abbiamo la possibilità di monitorare le ragazze tutte le settimane. Inoltre daremo continuità ai rapporti e ai collegamenti costruiti da Fabio Roselli con gli staff delle varie squadre, e ne apriremo di nuovi con gli allenatori delle nuove squadre di alcune ragazze. Per noi è importante avere un contatto costante per capire quali sono le necessità individuali di ogni giocatrice e lavorare insieme per permettere a ognuna di loro di crescere sia nel club che in Nazionale. Poi chiaramente dopo le prestazioni di club bisogna passare al livello successivo e valutarle in un contesto internazionale, ed è il motivo per cui in questo WXV vogliamo fare tante rotazioni, proprio per avere le idee sempre più chiare”.
Secondo lei avere così tante ragazze in Francia e Inghilterra è più un vantaggio o uno svantaggio?
“Le ragazze devono sentirsi libere di fare le loro esperienze, e se queste esperienze poi contribuiscono alla crescita del gruppo della Nazionale ancora meglio, anche perché quando una ragazza che magari è titolare in Italia va all’estero libera un posto per un’altra emergente che può giocare di più nel suo club in Serie A Elite, facendo crescere tutto i movimento. Dall’altra parte è anche vero che avere così tante giocatrici fuori può avere un peso sulla qualità del nostro campionato, ma come detto è anche un’opportunità: sia per chi rimane, sia per chi va all’estero in contesti dove il rugby è al centro di tutto e può portare qualcosa di nuovo anche a noi”.
Lei è stato assistente in Nazionale dal 2021, ha lavorato con Di Giandomenico, Raineri e Roselli. Ci dice cosa ha preso da ognuno di loro?
“Tante cose, anche se non posso minimamente avvicinarmi a loro, ma cercherò sicuramente di portare nel mio lavoro tutto quello che ho imparato. Ho molta stima di tutti e tre: da Andrea Di Giandomenico ho imparato tanto sia dal punto di vista della metodologia, della conoscenza del gioco, della comunicazione, è stata una persona che mi ha ispirato a 360 gradi. Di Nanni Raineri ho sempre apprezzato la sua dedizione al lavoro e la sua passione, mentre da Fabio Roselli ho imparato cose nuove a livello di metodologia, venendo lui da un contesto di alto livello come quello delle Zebre. Ho cercato di prendere il meglio da ognuno”.
Francesco Palma