Etzebeth: “La semifinale del 2015 fu il giorno più brutto della mia vita”. Poi l’elogio a Rassie Erasmus

Il seconda linea degli Springboks ripercorre la delusione del Mondiale in Inghilterra e spiega come il ct abbia trasformato la mentalità del Sudafrica

Sudafrica Eben Etzebeth

Etzebeth: “La semifinale del 2015 fu il giorno più brutto della mia vita”. Poi l’elogio a Rassie Erasmus - ph. Sebastiano Pessina

Con 141 presenze in maglia Springboks e due Coppe del Mondo vinte, Eben Etzebeth è ormai una delle grandi leggende del rugby sudafricano. Eppure, ripensando alla sua lunga carriera internazionale, il seconda linea individua senza esitazioni il momento più difficile vissuto con la nazionale.

Intervenuto nel programma Boks Unpacked, il 34enne ha ricordato la semifinale del Mondiale 2015 persa contro gli All Blacks per 20-18, una sconfitta arrivata a un passo dalla finale. “Dopo quella partita contro la Nuova Zelanda andai a sedermi in uno dei bagni dello spogliatoio. Probabilmente è stato il giorno peggiore della mia vita”.

Etzebeth ha precisato che nella sua vita ci sono stati anche momenti difficili lontano dal rugby, ma quella sconfitta resta la delusione sportiva più grande. “Lavori quattro anni per arrivare a quel momento e in un attimo è tutto finito”.

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La promessa mantenuta di Eben Etzebeth

Il gigante degli Sharks ha raccontato di aver parlato durante il viaggio di ritorno con l’allora capitano Jean de Villiers, facendo una promessa a sé stesso. “Gli dissi che non avrei mai più voluto provare quella sensazione. Mi sarei allenato ancora più duramente e anche i miei compagni avrebbero fatto lo stesso”.

Per Etzebeth quella sconfitta ha rappresentato un punto di svolta. “La cosa che mi è rimasta è la delusione di essere arrivati così vicini. Perdi di due punti e sei fuori. Non puoi recuperare quel momento: devi aspettare altri quattro anni”. La rivincita sarebbe arrivata nel 2019 in Giappone e poi ancora nel 2023 in Francia, con due titoli mondiali consecutivi conquistati dal Sudafrica.

Eben Etzebeth: l’arrivo di Rassie Erasmus ha cambiato tutto

Gran parte della rinascita degli Springboks, secondo Etzebeth, porta la firma di Rassie Erasmus, arrivato alla guida della nazionale nel 2018 dopo il difficile periodo successivo al Mondiale inglese.

Il seconda linea ha spiegato che il cambiamento non è stato tanto tecnico quanto culturale. “Il gruppo era rimasto in gran parte lo stesso, ma Rassie è riuscito ad allineare tutti facendoci credere nel progetto. Non si trattava di stabilire quale fosse il piano migliore: tutti hanno semplicemente sposato la stessa idea”.

Uno degli aspetti che più colpiscono Etzebeth riguarda il modo in cui Erasmus costruisce la squadra. “Dice sempre che puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma non per forza quello giusto per quella squadra in quel momento”.

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Sudafrica: il posto in squadra va meritato

Per l’ex capitano degli Sharks, Erasmus ha riportato gli Springboks a essere una squadra disposta a sacrificare tutto pur di vincere. “Siamo tornati a essere speciali. Eravamo pronti ad andare nei posti più bui pur di ottenere una vittoria. Prima sembrava quasi che bastasse essere uno Springbok per sentirsi arrivati”.

Il tecnico, ha spiegato Etzebeth, ha imposto una cultura della meritocrazia nella quale il nome conta meno del contributo al gruppo. “Se non sposi il progetto, non importa chi sei. Non riceverai una multa: semplicemente non verrai convocato. E per un sudafricano giocare negli Springboks è il massimo a cui si possa aspirare”. Una filosofia che, secondo il seconda linea, ha alimentato nuovamente fame, entusiasmo e spirito competitivo all’interno dello spogliatoio.

Springboks: lo sguardo verso il Mondiale 2027

Le parole di Etzebeth arrivano mentre il Sudafrica si prepara a inaugurare il Rugby’s Greatest Rivalry Tour contro gli All Blacks. Dopo aver conquistato i Mondiali del 2019 e del 2023, gli Springboks inseguono un obiettivo senza precedenti: vincere tre Coppe del Mondo consecutive nel 2027.

Per il veterano sudafricano, il percorso iniziato con la delusione del 2015 e proseguito con l’arrivo di Erasmus ha trasformato una generazione di giocatori in una squadra capace di costruire una delle epoche più vincenti della storia del rugby internazionale.

Simone Zivillica

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