Benetton, Pivac si presenta: “Voglio un gioco divertente e inclusivo, dall’estremo ai piloni”

Le prime parole del coach biancoverde in vista della nuova stagione

Benetton Rugby: Wayne Pivac traccia le prime linee del suo lavoro

Benetton, Pivac si presenta: "Voglio un gioco divertente e inclusivo, dall'estremo ai piloni" (ph Sebastiano Pessina)

La nuova stagione del Benetton Rugby ha preso ufficialmente il via. I giocatori biancoverdi, fatto salvo chiaramente per quelli impegnati in Nazionale, si sono ritrovati alla Ghirada per dare il via a quella che sarà l’annata 2026-2027. A guidarli c’è Wayne Pivac, tecnico neozelandese di 62 anni con alle spalle lunghe esperienze in patria e in Galles.

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Benetton, Pivac si presenta: “Voglio un gioco divertente e inclusivo, dall’estremo ai piloni”

Lo stesso Pivac ai microfoni di BenTV ha parlato proprio dell’avventura che lo attende, facendo trasparire grande entusiasmo e una chiara volontà, sia a livello di gioco, che da un punto di vista di crescita dei propri atleti.

Prime Impressioni:È un’opportunità fantastica. Ho iniziato a incontrare il resto degli allenatori dello staff e alcuni giocatori. Questa è una sfida che sto davvero attendendo con trepidazione, in una parte meravigliosa del mondo. Sono stato a Treviso molte volte quando allenavo gli Scarlets. E sono venuto in Italia quando allenavo il Galles. Ho apprezzato ogni occasione: non vedo l’ora di lavorare con lo staff per tutta la stagione e di conoscere i tifosi che sono una parte fondamentale del club“.

Nuovi arrivi e prime settimane di lavoro:Alcuni dei nuovi giocatori sono già arrivati, altri invece sono ancora impegnati in nazionale. Li aspetteremo così da ritrovare tutta la squadra insieme. I nuovi giocatori che ho incontrato sono molto entusiasti. In questa fase sono stati tutti incontri introduttivi. Ho incontrato il presidente Antonio Pavanello, che conoscevo già all’epoca in cui allenavo gli Scarlets e lui giocava con il Benetton. Sto conoscendo tutte le persone nei vari ruoli del management e sono felice di poter lavorare con i giocatori. E’ stato un inizio davvero buono, tutti sono molto positivi”.

Perché ha accettato il Benetton: “Mi definiscono allenatore esperto. Sono head coach da quasi 30 anni. Questa è una nuova sfida in un’altra parte del mondo. Tornare in Europa è una fantastica opportunità. In primis, per il rugby, poi, per immergermi completamente in una nuova cultura e adattarmi al posto in cui vivrò. Oggi il Benetton Rugby ha costruito un’identità forte”.

Identità Benetton, cosa preservare e cosa cambiare:Quando entri in una squadra nuova è importante capirne la storia. Qui c’è una storia di cui essere molto orgogliosi. Ho guardato le stagioni recenti del Benetton e ho cercato di capire come posso aggiungere valore da head coach. E poi come l’intero gruppo di allenamento possa aggiungere valore. Quindi analizzeremo come attaccare, come difendere, quali sono le funzioni dell’attacco. Dovremo dare priorità ad alcune aree del nostro gioco, in modo da essere più competitivi. Se siamo competitivi in partita possiamo avere una maggiore opportunità di vincere. Quando inizi a vincere, guadagni confidenza e da lì puoi crescere. Voglio capire cosa ha funzionato bene e cosa no e lì dovremo concentrare il nostro tempo e l’energia”.

Filosofia di gioco:È un rugby molto inclusivo: mi interessa vedere la crescita dei giocatori durante il percorso. Voglio fare il meglio possibile a livello di risultati, ma la cosa più importante è veder crescere gli allenatori e lo sviluppo dei giocatori. Ogni giocatore avrà un obiettivo individuale che vuole raggiungere e io voglio aiutarli. La mia filosofia, in termini di modo di giocare, prevede l’utilizzo di tutto il campo in ampiezza. Tutti hanno qualcosa da offrire al nostro gioco, a partire dai piloni fino all’estremo. Assicuriamoci di produrre un gioco che gli spettatori apprezzino, che i nostri tifosi pian piano inizino ad amare: il nostro intento è quello di portare nuovi spettatori. E dobbiamo giocare con il sorriso, voglio che ai giocatori piaccia venire all’allenamento e scendere in campo“.

Quali caratteristiche servono: “E’ davvero importante che la squadra per prima cosa getti le basi del suo gioco. Dobbiamo avere una struttura solida. Se non riusciamo a reggere in mischia, se la nostra rimessa non lavora a dovere, se non possiamo fermare la maul avversaria, allora diventa molto difficile vincere. Quindi dobbiamo sviluppare le basi del nostro gioco in maniera convincente.  Una volta che abbiamo formato il nostro nucleo di partenza, vogliamo costruire e praticare un gioco che sia divertente da guardare e da giocare. Dobbiamo essere solidi e difensiviLa maggior parte dei team vuole giocare con la palla. Non penso che sia un problema per noi, ma dobbiamo mostrare uno spirito difensivo encomiabile, sicuramente poi avremo un buon ritmo di gioco“.

Obiettivi stagionali: In ogni competizione cercheremo di andare più avanti possibile. Vogliamo darci un’opportunità per vincere grandi partite. Nella Challenge Cup cercheremo di migliorare partita dopo partitaPer questo motivo dobbiamo farci trovare pronti e concentrati. Vogliamo fare bene, ma per fare bene dobbiamo avere un punto di partenza e da lì costruire. Sarà un viaggio interessante e dovremo coinvolgere tutti. Vedremo nel corso dell’URC come trascorrerà la stagione. Ovviamente, la Challenge Cup è molto importante”.

Ingrediente fondamentale: “Penso che ci siano alcuni punti chiave che dirò alla squadra e quelli rappresentano lo standard da mantenere. L’etica del lavoro per me è imprescindibile. È molto, molto importante cercare di raggiungere il giusto equilibrio tra la nostra forza fisica, la nostra forza tecnica e tattica e poi la nostra forza mentale, che vogliamo costruire durante la stagione. Dobbiamo essere pronti a lavorare duramente. Se non lavoriamo più forte del nostro avversario, sarà molto difficile”.

Un messaggio ai tifosi biancoverdi: Vorremmo giocare un rugby divertente, che piaccia ai nostri giocatori e con i tifosi entusiasti di vederci giocare. Faremo il nostro meglio e ovviamente cercheremo di vincere le partite. I tifosi saranno il nostro 16esimo uomo: vogliamo che i tifosi, in particolare a Monigo, rendano la situazione molto difficile per l’avversario. Ci piace la passione, ci piace gioire delle nostre mete e produrre un bel gioco. Vogliamo che Monigo sia un posto scomodo per gli avversari e i tifosi possono aiutarci da questo punto di vista“.

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