Doping, la nazionale di Rugby della Georgia travolta da 36 anni complessivi di squalifiche
Sanzionati vertici del rugby georgiano in seguito all'inchiesta antidoping della WADA: coinvolto anche l'ex capitano Sharikadze
Doping, la nazionale di Rugby della Georgia travolta da 36 anni complessivi di squalifiche - ph. S. Pessina
Nuova puntata dello scandalo doping che aveva travolto il rugby georgiano lo scorso marzo: sei giocatori della nazionale e un membro dello staff medico hanno ricevuto squalifiche per un totale di quasi 36 anni dopo un’indagine congiunta di World Rugby e WADA. Al centro del caso, un sistema organizzato di scambio di campioni di urina e segnalazioni anticipate sui controlli antidoping. Il caso, senza precedenti nel rugby internazionale, racconta di sotterfugi operati da staff e giocatori della nazionale georgiana pre World Cup 2023, effettuati per cercare di nascondere uso di sostanze stupefacenti a scopo ricreativo.
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L’inchiesta, denominata “Operation Obsidian”, era stata avviata prima della Coppa del Mondo 2023 dopo che il programma di monitoraggio biologico di World Rugby aveva rilevato anomalie nei campioni di urina. Secondo la WADA, in almeno cinque occasioni i giocatori avrebbero sostituito i campioni per evitare di risultare positivi, mentre alcuni dipendenti dell’agenzia antidoping georgiana avrebbero avvisato in anticipo gli atleti dell’arrivo dei controlli.
Nella rassegna iridata del 2023 i georgiani non si sono qualificati al turno a eliminazione del torneo, perdendo tre delle partite disputate nel girone e pareggiando quella contro il Portogallo. Un’altra prestazione è al vaglio di World Rugby, proprio sempre contro il Portogallo: quella della finale dei georgiani nel Rugby Europe Championship, dove persero 19-17 proprio contro gli Os Lobos.
Scandalo doping nel rugby georgiano: chi sono gli squalificati
Le squalifiche non sono pesanti solo per l’ammontare complessivo delle stesse, ma anche per il peso dei protagonisti a cui sono inflitti: ci sono, infatti, membri di spicco sia dello staff tecnico che di quello medico, così come giocatori di primo rilievo della nazionale georgiana.
L’ex capitano della Georgia Merab Sharikadze è stato punito con una squalifica di 11 anni, la più pesante tra quelle inflitte. Il tallonatore Giorgi Chkoidze dovrà invece scontare sei anni di stop. Squalifiche di tre anni sono state comminate a Lasha Khmaladze, Otar Lashkhi e Miriani Modebadze, mentre Lasha Lomidze ha ricevuto una sospensione di nove mesi. Anche la responsabile medica della federazione georgiana, Nutsa Shamatava, è stata squalificata per nove anni secondo quanto riportato da diverse fonti vicine al caso.
Degli squalificati, non tutti hanno preso parte a pieno titolo della formazione che prese parte al mondiale 2023. Va ricordato, infatti, che il capitano Sharikadze, centro da 104 presenze con la nazionale georgiana e oggi lottatore di MMA, aveva preso parte solamente a tre delle quattro partite della fase a gironi. Coinvolti nella campagna mondiale anche l’estremo Khmaladze e le ali Modebadze e Lashkhi. Il tallonatore Chkoidze aveva invece lasciato il gruppo poco prima dell’inizio del torneo a causa di un infortunio, mentre il terza linea Lomidze non aveva partecipato alla fase finale della competizione.
L’amministratore delegato di World Rugby, Alan Gilpin, ha dichiarato: “Questo caso dimostra l’importanza di gestire un programma antidoping solido e guidato dalla scienza, con analisi coordinate dei profili biologici, controlli e sistemi di conservazione a lungo termine dei campioni. La nostra ampia indagine durata quattro anni ha contribuito a identificare una manipolazione del processo di controllo antidoping e invia un messaggio chiaro: World Rugby prende tutte le questioni legate all’antidoping estremamente sul serio ed è una sostenitrice inflessibile dello sport pulito.”
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Il comunicato di World Rugby sullo scandalo doping nel rugby georgiano
A seguito della più ampia indagine antidoping mai condotta nel rugby, World Rugby ha confermato che sei membri della nazionale maschile georgiana di rugby a 15 e una componente dello staff di supporto sono stati sanzionati per il loro coinvolgimento nella sostituzione di campioni di urina per un lungo periodo antecedente alla Coppa del Mondo di Rugby 2023. La sostituzione dei campioni (“manomissione o tentata manomissione”) è una pratica vietata dal Codice della World Anti-Doping Agency (WADA) e dal Regolamento Antidoping 21 di World Rugby.
Sono state inflitte sanzioni per violazione delle norme antidoping ai giocatori Giorgi Chkoidze (sei anni), Lasha Khmaladze (tre anni), Merab Sharikadze (11 anni), Miriani Modebadze (tre anni), Otar Lashkhi (tre anni), Lasha Lomidze (9 mesi) e alla dottoressa Nutsa Shamatava (nove anni). Le sospensioni sono retrodatate per includere i periodi di sospensione provvisoria già applicati al momento delle accuse e comportano l’esclusione totale da qualsiasi attività legata al rugby.
L’indagine parallela tra World Rugby e WADA è stata avviata quando il programma di monitoraggio del passaporto biologico degli atleti di World Rugby ha rilevato irregolarità nei campioni di urina, relative a un lungo periodo precedente al Mondiale 2023 in Francia. World Rugby ha immediatamente informato la WADA e le due organizzazioni hanno collaborato strettamente nel corso di indagini complesse e approfondite, che hanno incluso controlli mirati sui giocatori e analisi del DNA da parte di World Rugby, anche su campioni storici conservati attraverso il programma di archiviazione a lungo termine.
Nel corso della vasta indagine, l’ipotesi iniziale di World Rugby era che la sostituzione dei campioni di urina fosse stata effettuata per nascondere l’uso di sostanze dopanti in grado di migliorare le prestazioni. Tuttavia, l’inchiesta non ha trovato prove a sostegno di questa teoria. Parallelamente, sono invece emersi elementi credibili a supporto delle dichiarazioni dei giocatori, secondo cui le sostituzioni sarebbero avvenute per occultare l’uso di sostanze non dopanti, nello specifico cannabis e tramadolo.
Oltre alle accuse rivolte ai giocatori e allo staff per violazioni del Regolamento 21 di World Rugby, l’organismo internazionale ha commissionato anche un’indagine indipendente sulle azioni della Federazione Georgiana Rugby, per verificare un eventuale coinvolgimento dell’Unione nel sistema. Sebbene il rapporto indipendente abbia concluso che non vi fossero motivi per procedere contro la federazione ai sensi del Regolamento 21, il fatto che diversi giocatori e membri dello staff abbiano deliberatamente violato gli obblighi antidoping ha arrecato discredito al gioco secondo quanto previsto dal Regolamento 18.5.
Dopo aver esaminato le conclusioni dell’indagine, World Rugby ha contestato una violazione disciplinare alla Federazione Georgiana Rugby. La federazione ha accettato le accuse e concordato una sanzione che include una multa economica e l’obbligo di attuare un piano di riforme e misure nel campo della formazione e dell’educazione antidoping, con l’obiettivo di ridurre il rischio di futuri episodi simili. World Rugby ha accolto positivamente l’approccio collaborativo e trasparente mostrato dalla federazione nel supportare le indagini e nel definire misure preventive.
Simone Zivillica