Graham Henry: “Il Super Rugby non è la base per costruire una Nazionale di livello mondiale”

Lo storico allenatore degli All Blacks ha evidenziato forti dubbi sul campionato in Nuova Zelanda

Graham Henry dice basta: la leggenda All Blacks sta per chiudere una carriera infinita ph. Sebastiano Pessina

Graham Henry: "Il Super Rugby non è la base per costruire una Nazionale di livello mondiale"

Sir Graham Henry, allenatore leggendario degli All Blacks con cui ha vinto la Coppa del Mondo 2011, intervenuto al podcast DSPN di Martin Devlin, ha parlato del nuovo coach della Nuova Zelanda Dave Rennie ma soprattutto ha espresso dubbi sul campionato nazionale, il Super Rugby Pacific.

“Penso che abbiamo una grande profondità di rosa. Sono stupito dal numero di giocatori che Dave Rennie sceglierà. Direi che ora abbiamo più profondità di quanta ne abbiamo avuta da molto tempo”.

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Sir Graham Henry: “Possiamo fare il salto dal Super Rugby al rugby internazionale?”

L’ex allenatore dei Blues fra gli altri, dopo aver evidenziato le qualità del nuovo head coach dei Tuttineri, ha poi spostato la discussione sul Super Rugby Pacific evidenziando i suoi dubbi sulla competitività del torneo.

“Non credo che la competizione sia abbastanza forte, questa è la preoccupazione. Penso che il Super Rugby debba essere esaminato molto seriamente per capire come possiamo migliorarlo, perché non credo che sia la base per formare una squadra internazionale di livello mondiale. Spero di sbagliarmi, perché penso che abbiamo profondità di rosa, ma non mi piace la competizione: penso sia debole”.

Secondo Henry, uno dei problemi della Nuova Zelanda è l’isolamento sportivo dovuto anche alla “fuga” delle squadre sudafricane verso lo URC, attribuendo parte delle colpe a World Rugby.

“Credo che World Rugby stia attuando una politica di isolamento nei confronti del rugby neozelandese. Siamo già isolati geograficamente, e lo siamo anche dal punto di vista rugbistico, quindi il rugby giocato a livelli inferiori rispetto a quello internazionale ha pochissima visibilità internazionale. Non stiamo partecipando alle competizioni necessarie per diventare i migliori al mondo se giochiamo solo con l’Australia. Questa competizione non mi dà la sicurezza che riusciremo a far emergere giocatori di livello mondiale”.

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