Azzurri d’esportazione, Fedrighi: “A Tolosa ti dicono che hanno due cose, Airbus e lo Stade! Il rugby è una religione”

Nel nostro consueto appuntamento con gli italiani in Francia, la seconda linea azzurra ci ha parlato del suo avvio di stagione e della realtà unica di Tolosa

Valeria Fedrighi

Valeria Fedrighi ph. Sebastiano Pessina

Non è stato un weekend fortunato per le ragazze italiane impegnate in élite 1 feminine, il massimo campionato transalpino. Per cause ormai note ed arcinote, infatti, sono state rinviate – anche per quanto concerne il quarto turno del torneo – ben due partite, entrambe con azzurre coinvolte. Niente domenica sul campo, dunque, per Francesca Sgorbini, Sara Tounesi e Marta Ferrari che con il loro Romagnat avrebbero dovuto giocare a Grenoble, in casa delle Amazones di Silvia Turani. Stessa sorte anche per lo Stade Rennais di Melissa Bettoni (ed Ilaria Arrighetti), che si è visto rimandare la trasferta di Rouen.

L’unica nazionale italiana a scendere in campo, dunque, è stata la seconda linea veronese dello Stade Toulousain Valeria Fedrighi (20 Caps), che dopo un’annata difficile, nel ’19/’20, sta rivestendo un ruolo importante in questo avvio di stagione (2 presenze da titolare su 3 sfide di campionato, 4 su 5, contando anche le amichevoli pre stagionali). Ieri ha giocato 55′, partendo da titolare, nel successo del team dell’Alta Garonna (secondo in classifica nella poule 2 a quota 14, ma con una gara in meno rispetto allo Stade Rennais, primo a 15) sullo Stade Francais 50-10.

“Sono molto contenta del minutaggio che sto mettendo assieme. In due mesi, praticamente, ho già giocato quanto in tutta la scorsa stagione. Nel ’19/’20 eravamo quattro straniere in rosa, e complici infortuni in certi ruoli – non nel mio – ed altre necessità, sono rimasta spesso fuori dalla distinta gara, dove c’è spazio solamente per due non francesi. Quest’anno, invece, non c’è questo problema burocratico (solo 2 stranieri presenti), e, paradossalmente, il reparto di seconda linea è pure martoriato da acciacchi fisici (sorride amaramente, ndr). Quindi, mai come ora, la mia presenza in campo – spesso per tutti e 80 i minuti – è di fondamentale importanza per il team”, racconta, raggiunta da OnRugby, Valeria Fedrighi, appena rientrata a Tolosa dopo la trasferta parigina, soddisfatta anche per la condizione fisica raggiunta, forse la migliore della sua vita.

“Nella quarantena ho lavorato alla grande. Non mi sono mai sentita così bene fisicamente. Me ne sto rendendo conto in campo, dove la stagione – sia della squadra, sia la mia a livello personale – sta andando alla grande. Ho trovato una bella stabilità rugbistica, ma sono consapevole che tutto potrebbe cambiare da un momento all’altro, con questa spada di damocle che pende sulla nostra testa e che sta già portando al rinvio di tante partite”, prosegue l’ex Saracens – club con cui vinse la premiership 2017/2018 -, che monitora con attenzione gli sviluppi covid, anche in ottica Italia.

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“Inutile girarci attorno, rende un’incognita anche l’autunno internazionale, che dovremmo iniziare tra meno di due settimane, con il raduno pre Irlanda – spiega Fedrighi -. Ma è difficile, ad oggi, dire se si riuscirà a portare a termine il tutto. Ovviamente prevale il nostro lato fiducioso, e contiamo di scendere in campo, ma siamo consce della situazione globale”.

Vivere un sogno nel posto dei sogni (ovali)

Per ora, in attesa del rientro nel belpaese, Valeria si gode la Francia e la Tolosa ovale: “Ho la fortuna di vivere la mia passione, ed inseguire i miei sogni (ovali), in un posto in cui la suddetta passione – il rugby – è un qualcosa di sacro, come una religione. C’è profondo rispetto, e grande sostegno morale verso chi pratica la nostra disciplina, ad alto livello – ma non solo -, da queste parti. A maggior ragione per chi gioca nello Stade. Per dare un’idea di quanto sia importante la nostra squadra a queste latitudini, quando l’allenatore venne a prendermi all’aeroporto, il primo giorno, mi disse: ‘A Tolosa abbiamo due cose, Airbus (enorme produttore europeo di aerei, ndr) e lo Stade!'”. Quando siamo in giro per la città con la felpa o la divisa della squadra, la gente ci ferma: qualcuno ci riconosce, altri comunque vogliono sapere se siamo giocatrici del club, e quasi si scusano per non essere così preparati sul contesto della femminile (a Tolosa e dintorni ci sono due grandi squadre, lo Stade e Blagnac, ndr). Tutti, ad ogni modo, ci incitano e ci fanno sentire un affetto pazzesco. Il team -campione di Francia in carica per quanto concerne gli uomini – è un’Istituzione, i maiuscola”.

Terra, quella transalpina, dove il movimento femminile è rigoglioso, probabilmente più che da ogni altra parte sul pianeta: “Ogni società, anche la più piccola, tende ad avere anche la sezione femminile, quasi sempre con tanto di settore giovanile sin dall’Under 14. C’è fermento”. Insomma, un posto dove godersi l’essere rugbista.

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