Giappone: Kenki Fukuoka dice basta

Si ritirerà dopo le Olimpiadi, a soli 27 anni, uno dei giocatori di maggiore talento della nazionale giapponese

ph. Action Images via Reuters/Andrew Boyers

Kenki Fukuoka, uno dei talenti più cristallini del rugby nipponico, a soli 26 anni e con davanti a sé ancora molte stagioni da poter disputare ad altissimo livello, ha già annunciato la data di scadenza della sua carriera da rugbista. Nei piani futuri del trequarti ala giapponese c’è, infatti, la forte volontà di concentrarsi a pieno nel prosieguo degli studi per provare ad entrare in una prestigiosa Università di medicina, allo scopo di realizzare il suo sogno di diventare medico, decisione che non lascia più spazio per la palla ovale.

Fukuoka ha iniziato a giocare a rugby all’età di 5 anni per volere del padre, a sua volta giocatore ai tempi del liceo e dell’università, ed allenatore della squadra di bambini in cui il figlio muoverà i primi passi.

Fukuoka mostrerà fin da subito qualità fuori dall’ordinario, velocità, agilità e soprattutto un grande fiuto per la meta. Titolare inammovibile della nazionale nipponica sin dal suo esordio nel 2013, e con cui ha disputato il leggendario mondiale del 2015, è anche uno dei pilastri della nazionale Sevens dal 2014 e con essa ha preso parte al primo torneo olimpico di rugby a sette nel 2016.

La sua drastica decisione, arrivata abbastanza inaspettatamente, prevede che la Coppa del Mondo che si disputerà tra 2 mesi proprio in Giappone sia il suo ultimo impegno nel rugby a 15 con la maglia del suo Paese. Dopodiché continuerà per ancora una stagione con i suoi Panasonic Wild Knights e con i Sunwolves allo scopo di concludere la carriera con l’altro importantissimo appuntamento che attende il Giappone l’anno prossimo, ovvero le Olimpiadi di Tokyo 2020.

“Mio padre è un dentista e mio nonno era medico, ho sempre desiderato essere come loro, specialmente come mio nonno di cui ho un grande rispetto. Ai tempi del liceo inoltre ho subito un brutto infortunio, ma fortunatamente ho incontrato un medico che stimo moltissimo che mi è stato di enorme aiuto. Forse è proprio in quel momento che ho deciso che sarei voluto essere un uomo di quel tipo, una persona che può essere veramente d’aiuto per chi ne ha bisogno. mi piacerebbe diventare ortopedico e lavorare con gli sportivi, in quel campo potrei far valere la mia esperienza da giocatore, ma il percorso sarà lungo, quindi tutte le porte sono ancora aperte.”

Il giocatore conclude poi dicendo: “una delle cose di cui sono più orgoglioso è che dalla coppa del mondo 2015, e in particolare da dopo la partita con il Sudafrica, tutti hanno iniziato a giocare partite vere con noi, hanno smesso di sottovalutarci”.

Roberto Neri

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