Italrugby, le convocazioni premondiali: una analisi

Uno sguardo alle scelte fatte da Conor O’Shea e qualche considerazione su quelle che dovrà compiere

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ph. Sebastiano Pessina

Conor O’Shea ha diramato i 44 nomi degli Azzurri che comporranno il raduno premondiale a partire dall’inizio del prossimo mese di giugno, e che si daranno battaglia per staccare uno dei 31 biglietti che valgono la Rugby World Cup in Giappone il prossimo settembre.

La maggior parte dei nomi presenti nel listone che il coaching staff della nazionale ha diffuso martedì pomeriggio era ampiamente prevedibile. Nondimeno, come ogni volta che ci si trova ad avere a che fare con delle scelte, anche in questo caso ci sono inclusi ed esclusi, presenti e assenti sui quali vale la pena fare una riflessione.

I presenti

Fra i presenti ci sono i due lungodegenti usciti malconci dal Sei Nazioni 2019, Leonardo Ghiraldini e Tommaso Castello, e il mediano di mischia Marcello Violi, nonostante la ricaduta alla spalla. La loro presenza non è una grande sorpresa: Conor O’Shea aveva già annunciato come si sarebbe comportato con tre giocatori che sono sempre rientrati nelle sue scelte.

Le condizioni di incertezza che riguardano Ghiraldini e Violi hanno spinto l’head coach a convocare al raduno un quarto giocatore per ognuno dei due ruoli, dato anche il fatto che si tratta di posizioni da specialisti, al contrario di quella in cui si disimpegna Castello. Ecco quindi Engjel Makelara e Callum Braley in gruppo, due giocatori con zero presenze accumulate con la maglia azzurra, anche se entrambi avevano figurato come quarta scelta nel ruolo in precedenti raduni della nazionale.

I due partono sicuramente come sfavoriti nel pronostico per guadagnarsi un posto in Giappone, soprattutto se il recupero degli infortunati dovesse proseguire senza intoppi. La chiamata di Makelara, quarta scelta al Benetton, denuncia comunque un po’ i limiti della profondità delle scelte nel ruolo.

Le altre scelte più curiose, per così dire, O’Shea le ha fatte in prima linea: ha convocato 8 piloni, quattro per ogni lato della mischia, e molto probabilmente diventeranno sei al momento delle convocazioni finali. A sinistra c’è Federico Zani: il giocatore del Benetton ha 7 convocazioni all’attivo nell’era O’Shea, ma è stato lontano dai campi per tutta la stagione a causa di un infortunio. L’esperienza del 30enne pilone è stata comunque preferita a una chiamata di uno fra Derrick Appiah e Daniele Rimpelli.

A destra invece arriva la convocazione per Marco Riccioni: dopo una stagione senza mezzi termini stellare con il club di Treviso, l’ex nazionale under-20 arriva finalmente dove gli compete. Seppur cedendo due caps al collega delle Zebre Giosué Zilocchi, Riccioni potrebbe riuscire a conquistare il proprio posto alle spalle della affermata coppia di compagni di squadra formata da Ferrari e Pasquali. E chissà, forse anche a insidiarne la maglia.

Gli assenti

I nomi degli esclusi non fanno particolare clamore, ma meritano di essere citati. Come ha sottolineato O’Shea al sito ufficiale della FIR: “Abbiamo già dovuto fare alcune scelte difficili e altre ancora più dure dovremo farne nel corso dell’estate. Disputare un Mondiale è il sogno di ogni giocatore.”

Nel pacchetto di mischia sono assenti soprattutto tre nomi. Non ci sarà Johan Meyer, il terza linea delle Zebre equiparato nel corso della stagione e che ha accumulato 4 presenze nel corso dello scorso novembre. La sua convocazione, in un reparto florido come quello di terza linea, sarebbe in effetti sembrata superflua. Prima di lui in gerarchia sarebbe potuto esserci Marco Barbini, che dopo la grande stagione vissuta a Treviso può forse essere considerato l’escluso più illustre del gruppo, anche se un fine di stagione in calo si è sommato al non essere mai stato molto in alto nei ranghi dei flanker azzurri. Ultimo dei tre è George Biagi: il veterano zebrato è finito fuori dal giro da un po’ di tempo a questa parte, ma nel corso dei tre anni di Conor O’Shea alla guida della nazionale è stato una delle seconde linee più utilizzate (e su di lui è uscita oggi una statistica interessante).

Non ci sarà Edoardo Gori, anch’egli finito ai margini delle scelte di O’Shea nonostante sia il mediano di mischia più convocato dal tecnico irlandese (19 convocazioni su 33 partite), e non ci sarà Leonardo Sarto, ancora alla ricerca di un ritorno ai massimi livelli.

Fra coloro che potevano invece aspettarsi di lottare per ritagliarsi il proprio posto sono rimasti fuori Tommaso Boni e Luca Sperandio. Con Castello infortunato, la chiamata di Boni avrebbe avuto il senso di offrire ulteriori alternative nel ruolo di primo centro, un po’ come fatto per gli spot di tallonatore e mediano. Sperandio invece paga il fatto che la sua abilità di ricoprire tutte le posizioni del triangolo arretrato sia condivisa anche da Matteo Minozzi e da Edoardo Padovani.

Alcune domande

Nel prossimo mese di giugno le domande che si farà lo staff tecnico azzurre, e di conseguenza anche gli appassionati e gli addetti ai lavori, riguardano quelle decisioni che sono particolarmente delicate quando si costruisce una rosa per la Rugby World Cup: come dividere i reparti? quanto specialisti portare per ogni ruolo?

Come raccontato da O’Shea nella lunga intervista che ci ha concesso in aprile: “Abbiamo chiari più o meno 25/26 nomi fino ad adesso, ci mancano gli ultimi quattro o cinque, e dobbiamo decidere come dividere la squadra: se portare 18 avanti e 13 trequarti, o 17 avanti e 14 trequarti.”

“Questo potrebbe avere a che fare con gli infortuni, con il recupero di Leo [Ghiraldini]. Decisiva sarà la capacità di essere multitasking, quindi di poter essere impiegati in più di un ruolo: se puoi essere sia ala che centro, se puoi giocare estremo e mediano di apertura.”

Andando a vedere la rosa dell’Italia, sembrano maggiori le probabilità che l’Italia scelga la configurazione a 17 avanti e 14 trequarti, perché ci sono più giocatori multiruolo nel pacchetto di mischia che nel reparto arretrato. Budd, Sisi, Ruzza e Zanni (ovvero i principali candidati ad essere i convocati in seconda linea) possono tutti disimpegnarsi in terza linea, mentre fra i trequarti solo Benvenuti e Bisegni possono ricoprire sia il ruolo di centro che quello di ala.

Se dovesse essere così, sarebbero probabilmente solo 4 le terze linee selezionate dal lotto dei convocati, lasciando sicuramente a casa giocatori di discreto rilievo per la nazionale. Potrebbero fare le spese di questa decisione Renato Giammarioli, Jimmy Tuivaiti, Maxime Mbanda e Giovanni Licata: l’intero reparto delle Zebre, insomma.

Questo ragionamento scende a cascata dalla probabile scelta di portare tre giocatori per ogni ruolo specialistico: tre piloni sinistri, tre tallonatori, tre piloni destri, tre mediani e tre numeri 10. Una scelta estrema per ribaltare questa situazione sarebbe lasciare a casa uno fra Carlo Canna e Ian McKinley per rispolverare Edoardo Padovani come terza scelta, di emergenza, a mediano d’apertura.

Un’ultima considerazione la merita il reparto arretrato: dovrebbero essere 8 i giocatori in grado di ricoprire i ruoli che stanno fra il numero 11 e il numero 15. Jayden Hayward, Matteo Minozzi e il suddetto Padovani dovrebbero essere piuttosto certi della chiamata, e sembra difficile lasciare a casa uno come Mattia Bellini. Come centri rimangono solide le candidature di Luca Morisi, Tommaso Castello e Michele Campagnaro. A questo punto la scelta dello staff tecnico dovrà essere fra un centro in più (Zanon), un’ala in più (Esposito) o un giocatore che sappia fare entrambe le cose (Benvenuti, Bisegni).

Lorenzo Calamai

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