La nuova vita di Jacopo Sarto a Colorno

Dopo essere stato tagliato dalle Zebre, il terza linea è sceso di categoria per insguire la sua grande passione: la cucina

jacopo sarto

ph. Sebastiano Pessina

Dal rugby professionistico del Pro14 si è ritrovato in Serie A, due categorie più in basso nella piramide italiana, ma per Jacopo Sarto tutto questo si è trasformato in un’opportunità. Non solo per la sua vita al di fuori dal rugby, come ci racconterà, ma anche nel riscoprire un mondo ovale diverso da quello a cui era abituato.

Quando lo chiamiamo per l’intervista, il flanker si sta dirigendo al campo per allenare i bambini della squadra travestito per Halloween, a dimostrazione di quanto si senta coinvolto nel progetto e nelle iniziative del Colorno. Per la sua nuova avventura con i Diavoli Rossi, del resto, Sarto spende solo parole positive. “Qua mi sto trovando veramente bene. Ho ritrovato l’altro lato del rugby che non vivevo da molti anni. La società ti segue, ti conosce, ti chiede come va… La città è piccola e sa che giochi, capita che il macellaio ti chieda informazioni sulla prossima partita”.

– Leggi anche: tutti i risultati e le classifiche di Serie A, anche su OnRugby

“Per essere la Serie A è alto livello, però mi sembra di essere tornato all’Under 20, dove eravamo un gruppo di giocatori diventati molto amici. Solo che questa volta sei più grande, e ti accorgi di più di certe sfumature – ci dice – L’ambiente del rugby poi è sempre quello, a prescindere dalla categoria. È sempre facile creare nuove amicizie e condividere valori veri, secondo me. Rispetto alle Zebre spendiamo meno tempo in campo, ma ci si trova sempre per pranzo e si fanno anche più serate (ride, ndr). È più facile bersi una birra in più”.

Il Colorno, in ogni caso, punta decisamente in alto. La società ha ambizioni di promozione da diversi anni, e quest’anno sembra una delle grandi favorite per il passaggio in Top 12 visti anche gli arrivi dello stesso Sarto – che è pure capitano – e di un altro atleta notevole come Faialaga Afamasaga sempre dalle Zebre.

“Sicuramente si vede che ci sono degli ottimi progetti, che è anche uno dei motivi per cui l’ho scelta. C’è un progetto di fondo, si vede anche dal fatto che i ragazzi della prima squadra danno una mano per gli allenamenti delle giovanili. Abbiamo due tecnici di primissimo ordine, come Roland e Cristian – continua Sarto – Potrebbero allenare quaunque squadra di Top 12. La società mette tanto a disposizione ed è super pronta. È stata una bella sorpresa, perché so che tante squadre di Serie A non hanno tutte queste fortune”.

In effetti, no. Ad esempio, non tutte possono permettersi un Director of Rugby della caratura di Nick Scott, uno che per vent’anni ha lavorato nella Federazione inglese. “Lui vive qui a Colorno ed è un altro dei personaggi incredibili che sono qui e di altissimo professionismo. Respira questa realtà, ma si è già messo a studiare italiano e si sforza sempre di parlarlo. È a Colorno h24: se la mattina vado a prendere un caffè al bar, c’è lui. Vado al campo a fare degli extra, c’è lui. Finisco tardi la domenica, c’è lui”.

“Il suo compito è di portare una mentalità un po’ diversa – spiega Sarto – Conosce le realtà della Premiership e cerca di trasferirci valori e identità che lì sono assodati da anni, mentre in Italia si fa fatica ad averli. Sta cercando di farlo con noi”.

Nel breve termine, invece, il prossimo obiettivo davanti al Colorno si chiama Noceto, per un derby emiliano che vale la vetta solitaria del Girone 2. Entrambe le squadre al momento sono a quota 15, dopo tre vittorie su tre. “Tanti ragazzi, compreso io, hanno avuto i loro derby personali. Ognuno si ricollega a quelli che ha già vissuto, ma io vivrò questo contro Noceto come ho vissuto quelli contro Rovigo, quando ero al Petrarca, e Benetton, quando ero alle Zebre. Tutti avranno qualcosa da dimostrare”.

A proposito di Serie A, chiediamo a Sarto che campionato sta trovando e che aspettative aveva all’inizio di questa stagione. “Per quanto riguarda noi, stiamo proponendo un gioco molto votato all’attacco ma con buona aggressività pure in difesa, e che mi ricorda molto quello che ha imposto Michael Bradley alle Zebre, ovviamente con i dovuti aggiustamenti. Vogliamo proporre un rugby bello da vedere e soprattutto da giocare”. Un rugby già pronto per il livello superiore, insomma. “Non è un segreto per nessuno che il Colorno stia cercando da diversi anni la promozione. Perché no”.

Giocare in Serie A non sembra poter riservare grandi difficoltà ad un terza linea capace di esprimersi a buoni livelli anche in Pro14, ma Sarto ci tiene a puntualizzare alcuni particolari. “Il rugby è sempre uno sport di contatto. È una battaglia. Non penso ci siano rugbisti che si lasciano impressionare perché un altro arriva da una serie diversa. È sempre una lotta. Per me la sfida è quella di mantenere sempre un certo standard fisico, quindi cerco di dedicarmi al rugby il più possibile visto che ancora ho del tempo libero. Le botte sono botte, in ogni caso. Dopo un certo numero di placcaggi, le spalle fanno male lo stesso”.

Oltre il rugby

Quando Jacopo Sarto parla del tempo libero ancora a sua disposizione, il riferimento è alla scuola di cucina (l’ALMA, con sede proprio a Colorno, una delle più importanti d’Italia) che inizierà il prossimo anno, nel novembre 2019 (per il momento “si pelano grandi patate e si sucgrandi cipolle nelle cucine di Parma”, scherza lui). “Il progetto è arrivare preparati per quando dovrei iniziare il corso”.

Inevitabile un excursus su come sia nata la sua passione per la cucina e come si è sviluppata l’idea di iniziare l’ALMA. “Le Zebre mi avevano tagliato e mi sono trovato in quella situazione in cui uno deve reinventarsi. Ho sempre avuto questa passione, tant’è che avrei voluto frequentare l’alberghiero alle superiori, invece di andare al liceo scientifico. Non è stato possibile poi per via degli allenamenti”.

“Per l’ALMA mi ero già informato anni fa, quando ero alle Zebre, ma era impossibile conciliare le due cose – continua Sarto – Quando non sono stato riconfermato ho preso in considerazione diverse opzioni, tra cui la cucina, e quando sono riuscito ad accordarmi con il Colorno e ho visto che gli allenamenti sono serali ho pensato di buttarmi, insomma”.

“Il mondo della cucina poi sembra simile a quello del rugby. Per quanto possa essere piccola, il lavoro è di squadra. Se ci si dà una mano l’uno con l’altro, si spende decisamente meno tempo. Nel rugby si serve lo spettacolo, in cucina dei piatti. Ci sono squadre di diverso livello in entrambi gli ambiti”.

Lo stesso Sarto, poi, prova a dare una spiegazione alla sua metafora. “Magari la vedo io così, perché forse è più facile affrontare una cosa rapportandola a una cosa che già si conosce. Faccio rugby da vent’anni, la cucina la conosco da poco. Quindi per non traballare troppo mi son trovato queste similitudini”.

Preferisce non rispondere alla domanda sul piatto forte della casa, ma ci rivela invece il nome di un suo giudice d’eccezione: Leonardo, il fratello. “Un giudice severissimo. Ha un palato incredibile pur non sapendo far niente (ride, ndr)”.

Per l’ultima domanda, però, ritorniamo sul rugby. E chiediamo a Sarto se conserva qualche rimpianto della sua esperienza ad alto livello con la palla ovale. “Ho sempre cercato di fare tutto quello che potevo. Lo rifarei tutto uguale. Sarebbe stato bello ovviamente passare più tempo in Nazionale, ma ho fatto le mie esperienze. Ho girato un po’ il mondo, ho conosciuto gente magnifica e culture diverse. Mi son divertito tanto. Non direi di avere grandi rimpianti, sono contento di quello che ho fatto”.

Daniele Pansardi

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