L’ultimo novembre di Sergio Parisse? “Molto probabilmente sì”

Sul Test Match contro la Georgia: “Vincerà la squadra con più determinazione. E non vedo come i georgiani possano avere più voglia di noi”.

sergio parisse

ph. Sebastiano Pessina

MILANO – A Sergio Parisse, dopo la conferenza stampa di presentazione dei Test Match, viene chiesto senza giri di parole se contro la Georgia l’Italia non si gioca anche la faccia, visto il significato intrinseco della partita. Il capitano sorride e prova a smorzare i toni: “Non è che cade il mondo se non vinciamo con la Georgia. Certo, non fa parte dei nostri piani. Sarà un Test Match molto difficile. Loro arriveranno molto motivati, ma noi non saremo da meno“. Parlando dei pregi di questo gruppo azzurro, il capitano loda soprattutto “l’ambizione, la fame di vittorie e di raccogliere i frutti del lavoro. Speriamo di riuscirci nelle prossime settimane, se lo meritano tutti”.

A chiudere il mese di novembre, invece, sarà la partita altrettanto iconica contro gli All Blacks, che evoca in Parisse i ricordi del suo esordio in nazionale avvenuto nel 2002 proprio in Nuova Zelanda, a 19 anni. “È una grande opportunità per il nostro sport, per tutte quelle persone che magari capiscono poco di rugby ma che conoscono gli All Blacks e l’haka. Possono avvicinarsi al rugby e vivere quelle emozioni che sono un incentivo per i ragazzi a praticare questo sport”.

Da quella prima volta nella terra dei più forti al mondo, intanto, sono passati sedici anni. Il tempo passa, le primavere sono ormai 35 e la ricerca dell’erede designato per la maglia numero otto è più che mai aperta. “Ma nessuno deve copiare nessuno. In terza linea abbiamo tanti giovani di qualità, ma sono molto tranquillo e sereno”.

A Chicago, il posto di Parisse sarà preso da Renato Giammarioli, reduce da una prima parte di stagione molto positiva con le Zebre: “È un ragazzo che sta facendo molto bene. È stato un po’ sfortunato per qualche piccolo infortunio, ma si impegna tantissimo e sono convinto che in Nazionale giocherà a lungo. Sarà un grandissimo numero otto. Da veterano, è anche compito affiancare i giovani nel loro percorso di crescita – continua Parisse Mi piace molto parlarci, poterli aiutare nel loro percorso di crescita”.

Scendendo nei dettagli, OnRugby ha chiesto poi a Parisse come la nazionale sta cercando di scendere a patti con i cronici problemi in difesa e sui punti d’incontro. “Sono situazioni di gioco che lavoriamo in allenamento, ma che poi in partita, contro avversari di vario tipo, possono essere molto diverse. Ogni match è un test a sé per la difesa”.

Contro la Georgia, invece, l’attesa sarà soprattutto per il confronto in mischia: da una parte, il pack italiano ha spesso balbettato nell’ultimo Sei Nazioni e nei Test Match di giugno, mentre quello georgiano con Nariashvili e Chilachava è senza dubbio uno dei più consistenti al mondo. In più, nello staff tecnico è arrivato pure Graham Rowntree, ex assistente dei British & Irish Lions. Cosa aspettarsi?

“Una squadra forse più organizzata in touche e in difesa. Poi un capo allenatore o un assistente non fa magie. Conosciamo i giocatori georgiani e le loro caratteristiche, ma noi come squadra stiamo pensando più ai nostri punti di forza – spiega Parisse – Il nostro rugby, specie in attacco, è migliorato tantissimo rispetto agli anni scorsi, quando facevamo un gioco molto più conservativo senza creare grandi pericoli alle difese”.

“Sarà importante avere il possesso e dare ritmo, perché siamo molto più preparati fisicamente per giocare partite ad alta intensità”. Bisognerà farli correre, insomma. “Sicuramente se impostiamo un gioco lento e statico andiamo a stimolare i loro punti di forza. Bisognerà tenere conto anche delle condizioni climatiche, perché se a Firenze pioverà dovremo adattarci. Che sia un gioco veloce o lento, in ogni caso, vincerà la squadra con più determinazione – chiude il capitano – E in questo senso non vedo come i georgiani possano avere più voglia di noi”.

Ma per Sergio Parisse, alla fine, questi saranno gli ultimi Test Match autunnali della carriera? “Molto probabilmente sì”.

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