Un weekend di recriminazioni: cosa resta dopo la quinta giornata del Pro14

I tanti rimpianti del Benetton, i troppi errori delle Zebre (che pure hanno una buona difesa) e altre considerazioni sparse

edoardo padovani zebre 2019

ph. Luca Sighinolfi

Il fine settimana delle italiane in Pro14 si è chiuso all’insegna dei rimpianti, delle recriminazioni e dei più classici cosa-sarebbe-successo-se. Vale per il Benetton, naturalmente, ma in minima parte anche per le Zebre. I veneti sembravano sulla via di chiudere il trittico di trasferte settembrine in calando, salvo poi confermare quanto di buono fatto vedere nelle settimane precedenti per quanto riguarda tenuta fisica e mentale.

Mai come in quest’occasione, infatti, la sconfitta è arrivata puramente per ragioni tecniche-tattiche: le tante trasformazioni (la maggior parte delle quali angolate) sbagliate da Allan e McKinley e soprattutto la deficitaria difesa al largo da situazioni di prima fase, che tra l’altro rappresenterà un campanello d’allarme non da poco pure in chiave nazionale dato l’allenatore – Marius Goosen – in comune.

Con il passare dei minuti, la partita del Murrayfield era diventata una partita da vincere: non per il gap nel punteggio progressivamente chiuso dal Benetton in sé, ma perché i Leoni hanno dimostrato di essere una squadra più efficace di Edimburgo e con più armi nel proprio arsenale.

Non a caso, con appena il 32% del possesso totale il Benetton ha segnato una meta in più rispetto agli scozzesi, costruendo sempre situazioni interessanti in fase offensiva quando riusciva a dare continuità alla manovra. Sempre, tranne in un’occasione: in quell’ultima azione in cui McKinley ha inspiegabilmente tentato un calcetto a scavalcare la difesa a 90 secondi dal termine. Edimburgo è stato abile a sfruttare i problemi strutturali della difesa veneta in prima fase, ma nel corso del match ha fatto poco altro: i tre punti persi per strada, insomma, gridano vendetta.

Il what if di turno per le Zebre, invece, riguarda la gestione dei possessi avuti nel corso degli ottanta minuti. Cosa avrebbero potuto costruire i ducali se avessero tenuto il pallone per più di un paio di fasi? Vincere sarebbe stata ugualmente un’impresa proibitiva forse, ma avrebbe reso la vita decisamente più complicata a degli Ospreys cinici e senza fronzoli, che avevano l’obiettivo di allontanare le Zebre sul tabellino il prima possibile senza curarsi troppo della possibilità di marcare quattro mete.

I ducali sono usciti dal campo dopo aver perso ben 24 palloni: una marea. Alcuni molto banali, alcuni davvero inspiegabili e alcuni a causa della grande pressione esercitata dagli Ospreys sul portatore di palla e sui punti d’incontro. Nelle collisioni e nel breakdown, del resto, si è vista tutta la differenza di cilindrata e di competenze tra le due squadre, che comunque non giustifica l’esagerato numero di palloni persi in attacco dai parmigiani.

Un vero peccato, vista l’ottima difesa messa in piedi da Bradley e dallo staff tecnico, che nonostante le tre sconfitte in cinque partite rimane la quinta meno battuta del campionato. Il prossimo test a Glasgow ci darà qualche indizio in più sul livello raggiunto.

Gli altri temi del weekend

Cinque mete senza Ioane

La partita di venerdì sera è stata la prima del Benetton senza Monty Ioane, da quando l’australiano è sbarcato a Treviso lo scorso dicembre. Kieran Crowley ha rinunciato ad un “patrimonio” da 12 mete in 19 partite, senza contare i svariati difensori battuti e break creati. La splendida serata personale di Luca Sperandio, tuttavia, ha completamente ammortizzato l’assenza di Ioane. Il 22enne ha corso 4 volte palla in mano, segnando tre mete, creando 3 clean break, battendo 3 difensori e correndo per 43 metri: l’ala dei sogni per ogni squadra, soprattutto quando quella squadra tiene il pallone in mano per così poco tempo. La terza meta, poi, è un vero e proprio gioiello, non solo per la spettacolare finalizzazione in salto ma anche per il controllo dell’ovale dopo il primo placcaggio subito.

Fasi statiche da paura

E non in senso positivo, anzi. Le Zebre continuano ad essere in affanno sia in mischia sia in touche. In una partita con tanti in avanti, poi, ogni ingaggio in chiusa poteva rappresentare dolori seri per il pack ducale, che ha chiuso con un 4/5 di mischie vinte su propria introduzione. Gli Ospreys hanno mantenuto il 100% con 11/11. In rimessa laterale, sono stati ben 6 i lanci persi per un 66% totale davvero scarno e di basso livello. Troppo basso.

7×1, 3×4

Come già sottolineato in precedenza, gli Ospreys ad un certo punto non sono sembrati molto interessati a conquistare il bottino pieno di cinque punti, passando quindi per la realizzazione di quattro mete. I gallesi si sono fermati all’unica marcatura segnata da Morgan al 14′, per poi affidarsi sempre al piede di Davies. E’ bello pensare che la convincente difesa delle Zebre abbia contribuito a cambiare in corsa i piani degli ospiti, “costringendoli” a sbrigare la pratica in modo meno sbarazzino e più concreto. In altri tempi, con tutti quei regali concessi dalle Zebre in attacco, probabilmente la partita sarebbe stata un buon pretesto per ripassare la tabellina del 5. O del 7.

Un bentornato a Brex e Riccioni

Juan Ignacio Brex non giocava dal 7 aprile scorso, giorno della partita contro i Dragons; Marco Riccioni, molto atteso viste le aspettative attorno a lui, addirittura dall’11 febbraio contro gli Scarlets. Entrambi sono tornati in campo a Murrayfield venerdì sera: l’ex azzurro Under 20 da titolare, presentandosi con un bel grillotalpa al primo minuto di gioco e uscendo al 37′ secondo i piani dello staff tecnico (nessun infortunio dunque); l’argentino ha giocato tutto il secondo tempo con buona intensità. Tutti e due saranno elementi chiave nel sistema di Crowley e nei turnover che il Benetton adotterà nel corso della stagione, perché potranno garantire livello pari o superiore agli altri.

Daniele Pansardi

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