Rugby Championship 2018: le parole del dopo-partita

Erasmus non del tutto contento dei suoi, mentre Hansen applaude. Cosa hanno detto i quattro head coach dopo la prima giornata

ph. David Gray/Action Images

Dopo la furia degli ottanta minuti di battaglia, quando la polvere inizia a posarsi ma gli animi sono ancora ben caldi rispetto a quanto accaduto, agli allenatori è chiesto l’arduo compito di presentarsi in sala stampa, per rendere conto dell’operato proprio e della propria squadra. Ognuno dei quattro head coach ha avuto qualcosa su cui lavorare la prossima settimana, da Hansen a Ledesma, ma gli umori sui volti di ciascuno di loro sono assai diversi.

Hansen applaude i suoi

Nonostante una Nuova Zelanda in chiara difficoltà per i primi 39 minuti del primo tempo, Steve Hansen si è seduto davanti ai giornalisti per tributare un soddisfatto ringraziamento ai suoi.

D’altronde per l’head coach degli All Blacks l’aveva detto chiaro: per lui, i favoriti alla vigilia del match di Sydney erano i Wallabies. E dopo il primo quarto di partita, in diversi hanno cominciato a pensare che non avesse tutti i torti.

“L’Australia ha probabilmente avuto la meglio nei primi venti minuti e ci ha fatto fare un sacco di placcaggi. Quindi è stato il nostro turno e anche se non abbiamo capitalizzato come avremmo voluto, li abbiamo sicuramente costretti a lavorare duro.”

“Siamo riusciti a segnare una meta subito prima dell’intervallo e al ritorno in campo siamo tornati a segnare e questo grazie al duro lavoro fatto nella seconda metà del primo tempo.”

Poi Hansen ha voluto accennare al dominio in rimessa laterale e alla grande partita di Brodie Retallick, al suo ritorno in nazionale: “[Metterli in difficoltà in touche] era qualcosa che volevamo fare e il piano ha funzionato bene, quindi i ragazzi dovrebbero prendersi i meriti di ciò. [Retallick] è un giocatore fantastico e quando riesci a mettere in ombra un ragazzo come Sam Whitelock, che penso sia altrettanto fantastico come giocatore, è qualcosa di piuttosto speciale. Averli tutti e due nella stessa squadra è meraviglioso.”

Attenzione alle fasi statiche

Dopo una partita dove mischia e touche sono andate male, incomincia il gioco delle responsabilità. Puntare il dito contro non è mai una saggia cosa da fare, e un allenatore esperto come Michael Cheika non si fa certo trarre in inganno.

“Non è che [Tatafu Polota-Nau] sia arrivato oggi, è stato qui per due settimane, ha fatto un sacco di allenamento” esordisce Cheika riguardo alle critiche al proprio tallonatore, secondo alcuni reo di essersi aggregato al gruppo australiano all’ultimo, peccando quindi per questo di precisione al lancio.

“Non è stato solo lui, anche Tolu Latu ha fatto errori nelle rimesse laterali. Penso anzi che abbia fatto abbastanza bene, era la sua prima partita della stagione, e lui c’era dentro.”

“Lo capisco, è un fatto davvero importante che dobbiamo risolvere per assicurarci il possesso, ma non possiamo usarlo come una scusa, perché alcuni giorni è semplicemente quello che accade. Dobbiamo continuare a tornare indietro e a mettere i nostri corpi sulla linea per difendere, e riprenderci il pallone in un altro modo, attraverso il turnover o la difesa aggressiva.”

“Spesso quando le rimesse laterali vanno così ci sono una o due cose sbagliate in differenti aree che si accumulano. Penso che siamo stati un po’ lenti a organizzarci e lanciare.”

Per quanto riguarda la mischia chiusa, invece, Cheika si rifugia in un gioco sperimentato più volte: “Non so perché le chiamate arbitrali sono andate tutte contro di noi: la mischia crollava, avrebbe potuto essere responsabilità di chiunque.”

Erasmus non è soddisfatto

Quello che distingue un allenatore ambizioso dagli altri è la voglia di migliorarsi sempre, anche dopo una vittoria come quella ottenuta dal Sudafrica sull’Argentina, con 6 mete messe a segno davanti al pubblico di casa.

“Solo i primi trenta minuti del secondo tempo sono stati positivi. E’ stato l’unico rugby decente che abbiamo giocato” sentenzia l’ex tecnico del Munster.

“Mi aspettavo che potessimo non produrre un gioco completamente fluido, ma nel primo tempo è stato peggio di quello che pensavo. Per fortuna Siya e i ragazzi si sono ripresi dopo l’intervallo. Abbiamo perso qualche rimessa laterale importante e ci sono stati errori tecnici, ma alla fine è stata una performance dominante, anche se non la più brillante. Tecnicamente e tatticamente siamo stati sotto il par.”

Erasmus predica attenzione, perché l’Argentina non sarà la stessa il prossimo fine settimana, in terra sudamericana: “Sanno quello che facciamo adesso, e faremo qualche cambiamento alla squadra, quattro o cinque cambi, per affrontare il massiccio assalto fisico che ci aspettiamo. Sono furiosi.”

La prima di Ledesma

“E’ stato molto speciale per me, però è difficile goderselo quando si perde e non si gioca molto bene. E’ sempre stato un sogno fin da quando ho incominciato ad allenare e uno vive per i propri sogni.”

Queste le parole di un franco Mario Ledesma dopo la prima partita come allenatore della nazionale argentina. Una sconfitta netta, quella dei suoi, più di quanto alcuni parziali abbiano dimostrato: “Eravamo sotto 27 a 21 con 10 minuti da giocare ed eravamo quindi nella posizione di vincere la partita, anche se non lo avremmo meritato.”

“Hanno tenuto la palla loro per il 70 o l’80 per cento della partita. Difendendo tutto il match, per quanta voglia tu ci possa mettere, quando non ottieni i tuoi palloni e tutto il tempo il gioco rimane disordinato, prima o poi la diga si rompe. ”

“Con i pochi palloni che abbiamo avuto siamo stati pericolosi. E non abbiamo mai rinunciato, cosa che è sempre positiva.”

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