Dobbiamo parlare di Ben Lam

L’ala degli Hurricanes ha segnato otto mete in cinque partite. E in molti già parlano di una convocazione negli All Blacks

ph. pagina Facebook Hurricanes

Fino a qualche settimana fa, di Ben Lam sapevamo poco o nulla. Era il nipote di Pat, ex allenatore del Connacht campione del Pro12 e ora a Bristol, un ottimo giocatore di Sevens con 83 presenze negli All Blacks, ma un’ala da rugby union di come se ne vedono tante in giro per la Nuova Zelanda. Il suo curriculum, del resto, era piuttosto scarno: 11 presenze spalmate in cinque stagioni nel Super Rugby, 41 nello stesso lasso di tempo in MItre 10 Cup, il campionato provinciale.

Dopo cinque giornate e otto mete segnate con gli Hurricanes, invece, Lam è molto di più. È il miglior metaman del torneo, con una marcatura ogni 43 minuti di media, è la nuova arma a disposizione di una squadra già straordinaria tra i trequarti e, soprattutto, sembra essere entrato nei radar di Steve Hansen per una possibile convocazione negli All Blacks.

A 26 anni, Lam sta vivendo la miglior stagione della sua carriera, anche se in uno dei ruoli più affollati ai massimi livelli nazionali, con Rieko Ioane già padrone indiscusso della maglia numero 11 e un numero davvero impressionante di giocatori capaci di giocare in quel ruolo, o di adattarvisi: Ben Smith, Julian Savea, Waisake Naholo, David Havili, Matt Duffie, Nehe Milner-Skudder, Vince Aso… La sua candidatura, al momento, è comunque assolutamente credibile.

Il mestiere di finalizzare

Negli anni passati, Lam è stato tormentato da diversi infortuni alle ginocchia che hanno richiesto interventi chirurgici che, oltre al tempo trascorso nel rugby seven, lo ha tenuto lontano dai palcoscenici più importanti. Recuperata la forma migliore, Lam ha potuto mostrare definitivamente tutte le sue qualità fisiche, atletiche e tecniche, che lo rendono il miglior finalizzatore di un torneo in cui i finisher abbondano a dismisura.

La velocità e l’accelerazione bruciante sono senz’altro le caratteristiche più evidenti della possente ala classe 1991 (194cm per 105kg), sempre puntuale nel portare sostegno al portatore di palla e capace di far rimediare notevoli brutte figure ad alcuni illustri concorrenti.

Nella prestazione monstre contro i Rebels (quattro mete personali),
Lam batte per due volte nell’uno contro uno Marika Koroibete, l’ala dei Wallabies. Un segnale non da poco.

Ad impressionare maggiormente nel suo straordinario impatto sul Super Rugby 2018, tuttavia, sono le sue competenze vicino all’area di meta e nel saper schiacciare in meta nonostante la grande pressione dei difensori, dimostrando una manualità nel trattare l’ovale decisamente fuori dal comune.

Le due mete contro gli Highlanders esemplificano al meglio la confidenza di Lam nel corpo a corpo. Nella prima occasione, aspetta il momento giusto per il sidestep e poi è bravo a trasferire il pallone da una mano all’altra per marcare, pur con tre difensori che lo travolgono letteralmente. Nella seconda, Naholo opera la scelta giusta nel placcaggio, ma la forza nelle gambe di Lam gli permette di restare in piedi quanto basta, eludendo poi il raddoppio di Aaron Smith allungandosi in meta con la mano opposta a quella naturale.

Anche per questo, Lam può essere considerato come la migliore ala del Super Rugby, proprio al pari di Naholo. Le tante attenzioni dell’ultimo periodo, tuttavia, non lo disturbano: “Cerco di non farci troppo caso – ha dichiarato a Stuff – Agli Hurricanes c’è grande competizione. Voglio dire, c’è Milner-Skudder (fuori per infortunio, ndr), abbiamo anche Jules (Savea)”. In attesa di capire quanto possa innalzare ancora il suo livello di gioco, però, al momento c’è soprattutto lui.

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