Rugby World Cup: Peter de Villiers, lo Zimbabwe e le altre

L’ex CT degli Springboks allenerà lo Zimbabwe, squadra ancora in corsa per la qualificazione ai mondiali nipponici

ph. Howard Burditt/Action Images

La notizia del giorno è che Peter de Villiers, già head coach del Sudafrica dal 2008 al 2011, è il nuovo commissario tecnico dello Zimbabwe, nazione africana di buona cultura rugbistica che è ancora in corsa per qualificarsi alla prossima coppa del mondo in Giappone.

Lo Zimbabwe è un paese che ha prodotto numerosi talenti ovali, tutti successivamente emigrati verso il professionismo in altri paesi e, nella stragrande maggioranza dei casa, la militanza in altre e più importanti nazionale del panorama ovale. Solo per fare alcuni nomi Tendai Mtawarira, David Pocock e Takudza Ngwenya sono tutti originari dello Zimbabwe, nonché il nostro Sebastian Negri.

Nel 1987 e nel 1991 lo Zimbabwe ha anche partecipato alle prime due edizioni della Rugby World Cup, essendo però successivamente scavalcato dalla Namibia, avversario storico e rivale per l’ingresso nella coppa del mondo anche per quanto riguarda le qualificazioni per il 2019.

Per l’edizione nipponica della prossima Rugby World Cup, infatti, mancano quattro posti ancora da aggiudicare: Europa 1, che sarà assegnato alla vincitrice dell’imminente Rugby Europe Championship, il Sei Nazioni B, a meno che non sia conquistato dalla Georgia, già qualificata, nel qual caso il posto sarebbe appannaggio della seconda classificata del medesimo torneo (la favorita è la Romania); l’ulteriore migliore classificato al Rugby Europe Championship  che, dopo un ulteriore playoff contro il Portogallo, sfiderà Samoa, terza e ultima classificata della Pacific Nations Cup 2017, in un doppio scontro diretto che vale l’accesso alla coppa del mondo, mentre la perdente affronterà il torneo di ripescaggio; un posto al mondiale è quindi garantito per il suddetto torneo di ripescaggio, che vedrà partecipare non solo la perdente del playoff Europa-Oceania, ma anche il Canada (perdente nello scontro con l’Uruguay per il posto America 2), il vincitore del playoff Asia-Oceania che si disputerà fra la squadra migliore dell’Asia Rugby Championship e Tahiti e il secondo classificato della Africa Gold Cup 2018; infine, il primo classificato di quest’ultima competizione accede direttamente alla Rugby World Cup come Africa 1.

Da questo caos di intrecci emerge che a competere per i quattro posti rimanenti alla Rugby World Cup ci sono 18 squadre: Samoa, Canada, Tahiti, Romania, Belgio, Germania, Spagna, Russia, Portogallo, Corea del Sud, Hong Kong, Malaysia, Marocco, Uganda, Namibia, Kenya, Tunisia e, appunto, Zimbabwe.

Queste ultime sei si disputeranno come detto la Africa Gold Cup 2018, torneo che vedrà il proprio inizio a giugno. Lo Zimbabwe dovrà quindi cercare di migliorare notevolmente i propri recenti risultati, visto che lo scorso anno ha vinto una sola delle cinque partite del torneo. La favorita per la conquista del posto alla coppa del mondo rimane la Namibia, seppur ricordando che la seconda classificata avrà l’importante chance di giocare il torneo di ripescaggio.

In Europa sembra quasi scontato l’accesso della Romania, vincitrice dello scorso Rugby Europe Championship, e anche Samoa dovrebbe avere vita facile nel playoff contro la squadra europea che uscirà dallo scontro con il Portogallo. Il Canada, infine, potrebbe presentarsi come la squadra favorita al torneo di ripescaggio.

Nel mondo della palla ovale, è difficile che gli equilibri cambino, e anche nel torneo maggiormente inclusivo di Ovalia, la Rugby World Cup, vige comunque uno status quo pressoché immobile dove alla fine, nonostante un sistema astruso e complesso che dà la possibilità a tutti di competere per la partecipazione, vedremo sempre gli stessi volti. Difficilmente uno di questi sarà quello di Peter de Villiers e del suo Zimbabwe, ma, come sempre, il risultato lo darà il campo.

 

 

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