Paure, voglia di fare, assenze e mancanze: nella mente del Benetton

Una squadra in difficoltà che cerca una identità e nuovi equilibri. Che ha bisogno di una vittoria e – forse – di riempire un ufficio…

ph. Ottavia Da Re

Lo scorso 6 ottobre riportavamo alcune dichiarazioni rilasciate da Umberto Casellato a La Tribuna. Il tecnico biancoverde indicava due dei principali problemi che si trova ad affrontare in questo difficile momento il suo gruppo: “Una squadra non si costruisce in tre mesi, men che meno la forza mentale. (…) Va bene la voglia di giocare, ma bisogna aver rispetto della palla. Ne abbiamo perse troppe, regalando quasi tutte le mete. Non abbiamo leader, ad alti livelli devi essere forte mentalmente”. Testa, leader, forza mentale.
Difficile dare torto al coach del Benetton Treviso, che evidentemente non solo deve aver ben chiaro il problema ma che sa che in questo momento quello dell’approccio mentale alle partite è una vera palla al piede per la sua squadra. E così nella conferenza stampa del dopo-Connacht torna sull’argomento prendendolo però da un’altra posizione: “Abbiamo paura di vincere”, “Nessuno si aspetta performance da classifica”, “Ci serve la vittoria” (lo potete vedere e sentire nel video che trovate in coda all’articolo).

 

Una vera crisi di identità quella che sta vivendo il Benetton. Inevitabile visto che la squadra ha cambiato la metà della sua rosa con tanti giocatori importanti – in campo e fuori – che se ne sono andati e tanti nuovi che sono arrivati ma che non hanno ancora conquistato quel peso specifico che ti può dare solo il tempo. E nemmeno a tutti, che la leadership o ce l’hai o non ce l’hai, non te la inventi. Ci sono giocatori importantissimi che hanno magari grande peso anche nell’equilibrio del gruppo ma che non hanno nelle corde del loro carattere la capacità per di saper prendere in mano la squadra nei momenti più difficili. Davvero pesante in questo senso la partenza di Ghiraldini. Così come è pesante l’assenza di un dirigente che faccia da tramite vero tra la società e la squadra dopo l’addio di Vittorio Munari e l’impressione è che un dg con un passato da giocatore (e capacità manageriali, ça va sans dire) oggi sarebbe di enorme aiuto. Ma si è scelto di non sceglierlo.

 

E’ un periodo di assestamento non solo in campo, ma anche fuori. Casellato è un ottimo conoscitore di uomini e lo sa. Sa che è una questione di tempo e sa che quella vittoria tanto agognata – e che mette al contempo tanto timore – sarebbe una benzina eccezionale per i suoi. Magari domenica a Swansea contro gli Ospreys nella prima giornata della Champions Cup? Difficile, quasi impossibile verrebbe da dire. Ma perché nonn provarci? Sono i gallesi ad avere tutto da perdere.

http://youtu.be/FOVw_ZTnfIM

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