“Cocco” Mazzariol, come volare basso con lo scudetto sulle maglie

OnRugby intervista il coach che guiderà i campioni d’Italia. E che parla di Eccellenza, coppe europee, Crociati…

ph. Ottavia Da Re

Pochi giorni e parte il campionato d’Eccellenza 2013/2014. Abbiamo intervistato Francesco “Cocco” Mazzariol, l’allenatore che raccoglie la non facile eredità di Umberto Casellato, l’uomo che ha portato il primo scudetto a Mogliano.
Una chiacchierata in cui si parla di responsabilità, speranze, attese, coppe europee, difficoltà economiche, Zebre e del suo addio a Parma, con tutto quello che ne è seguito.

 

Da qualche mese sei seduto sulla panchina campione d’Italia. La senti questa responsabilità?
Beh, sì. E’ una grande responsabilità per quello che hanno fatto qui negli ultimi anni e soprattutto nel’ultima stagione. Umberto Casellato e la società qui hanno fatto qualcosa di grandioso. Sento attorno a me una società e un ambiente vivo, con grandi valori, vecchio stampo mi verrebbe da dire. e mi piace moltissimo.

 

Vincere è difficile, ripetersi è difficilissimo. Che atmosfera hai trovato nel gruppo? I giocatori sono ancora affamati o la pancia è un po’ piena dopo lo scudetto?
Ci sono due possibilità: una è quella di cercare di ripetersi, per quanto complicato, l’altra invece ti porta a raschiare il fondo del barile. E credimi può capitare ovunque, a me è successo a Treviso…
Come dicevi tu quando vinci ripetersi diventa poi molto difficile: la testa non è magari sgombra come prima e anche per i ragazzi ricaricare le pile magari dopo solo un mese di stacco non è immediato. Io in queste settimane ho notato nella squadra una buona concentrazione e serenità. Le amichevoli ci hanno detto però che la squadra ha avuto un po’ di alti e bassi proprio nella tenuta mentale: bene con le Zebre, qualche passaggio a vuoto con altri. Non si è accesa nessuna spia, non c’è nessun campanello d’allarme perché siamo ancora in una fase molto iniziale della stagione, però dobbiamo stare attenti e lavorarci.

 

Una domanda da avversario del Mogliano: l’anno scorso la squadra veneta partì molto piano per poi andare in progressione. Secondo te perché è andata così, c’erano troppe attenzioni dopo la stagione precedente in cui si rivelarono come autentica sorpresa?
Bisogna ricordare che nei primi mesi furono colpiti da una lunghissima serie di infortunati. Quando ti mancano quasi dieci titolari per 8-10 gare non è facile per nessuno. Quello delle assenze è un alibi che non può non essere preso in considerazione. E poi sono partiti lenti, ma la seconda parte della stagione è stata fantastica. E secondo me nella prima fase hanno pesato anche gli impegni in Challenge Cup.

 

Ecco, le coppe europee. Mogliano è nel girone con Bath, Bordeaux e Newport, ma a far discutere è il destino incerto delle competizioni internazionali. Non si sa cosa diventerà la Challenge Cup e chi potrà parteciparvi, il rischio che l’Eccellenza sia completamente tagliata fuori è alto. A tuo parere sarebbe un danno per il movimento o ci toglierebbe da una situazione di evidente inferiorità tecnica?
Per me le coppe sono una occasione fantastica. I ko e gli infortuni sono rischi funzionali al gioco, ma queste sono gare che ti danno moltissimo in termini di crescita ed esperienza. Tutti noi abbiamo iniziato a giocare sperando un giorno di poter affrontare squadre prestigiose e avere la possibilità di potre calcare campi importanti come quello di Bath. Sarebbe una gran perdita dal punto di vista tecnico e commerciale.

 

Anche a fronte di ko pesantissimi?
Guarda, io di asfaltate ne ho prese anche con il Benetton Treviso e guarda dove è arrivata ora quella squadra: se la gioca a viso aperto con tutti e può battere chiunque. A nessuno piace perdere 60 a o e quel genere di risultato pesa molto nella testa di chi lo subisce, ma non per molto. Invece anche delle sconfitte così dure innescano dei meccanismi che hanno lunga durata, sono quasi un passaggio obbligato per chi arriva da movimenti in crescita.

 

Hai detto che uscire dalle coppe sarebbe una grande perdita per l’intero movimento italiano anche dal punto di vista commerciale. Però il panorama non è certo quello dei migliori. Mentre facciamo questa intervista l’Eccellenza 2013/2014 non ha ancora una copertura televisiva…
Sono meccanismi delicati, bisogna capire il momento difficile che stanno attraversando le aziende di tutta Italia. Però la televisione è necessaria, senza non si va da nessuna parte e se la FIR ha dei soldi da investire deve farlo.

 

Torniamo al rugby giocato: cosa ti aspetti dal tuo Mogliano quest’anno?
Una riconferma delle qualità tecniche e morali che questo gruppo ha messo in mostra un anno fa perché questa è una squadra che ha dimostrato di saper soffrire come poche altre. Noi non siamo i favoriti per la vittoria finale, anche se abbiamo lo scudetto cucito sulle maglie. Non dobbiamo rivincere a tutti i costi ma di sicuro ci proveremo e vogliamo competere fino all’ultimo.

 

Quali le favorite alla vittoria finale?
Viadana, Rovigo e Calvisano sono un gradino sopra gli altri e non fanno mistero delle loro mire. Poi ci siamo noi e il Petrarca Padova. La sorpresa? Le Fiamme Oro, hanno messo su una squadra interessante davvero.

 

Qualche mese fa si era parlato di un tuo impiego a tempo pieno in FIR. Cosa ti ha spinto verso Mogliano?
Il lavoro day by day. E’ quello a cui sono abituato, lavorare sette giorni su sette con un gruppo, il rapporto strettissimo con i ragazzi e la partita la domenica. Questo il lavoro nelle Accademie non me lo poteva garantire ma l’esperienza che ho fatto per qualche mese a inizio anno proprio nell’Accademia a Parma è stata davvero positiva.

 

Prendi il posto di Umberto Casellato che è andato alle Zebre. Cosa pensi della scelta di affidare la franchigia celtica a uno staff tutto italiano? Speri un giorno, prima o poi, di seguire lo stesso percorso?
Io non voglio correre ma è chiaro che se succedesse sarei felice. Sono una persona competitiva che si mette in gioco, mi piace la sfida, ma so che devo fare tanta esperienza prima, devo crescere molto. Iniziamo a fare bene con il Mogliano.
Umberto e Andrea Cavinato sono la scelta giusta, si sono strameritati la chiamata.

 

Ultima domanda, Parma e i Crociati. In alcune interviste, e anche a noi di OnRugby, Massimo Giovanelli, presidente del club emiliano, ha indicato te e altri due giocatori come la causa oggettiva della mancata iscrizione del club all’Eccellenza. Finora non hai mai risposto…
Per me Parma, purtroppo, è un capitolo chiuso. Io ho la coscienza non a posto, a postissimo. Non credo di dover dimostrare nulla e ho avanzato solo richieste legittime. Non ho mai risposto a Massimo perché non c’è bisogno di rispondere, quelle accuse semplicemente non hanno fondamento.

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